domenica 12 marzo 2017

Art Nouveau - Gustave Klimt

Art Nouveau in Francia, Jugendstil in Germania, Modern Style in Inghilterra, Sezessionstil in Austria, Modernismo in Spagna, Liberty in Italia: sono solo alcuni dei termini che indicano lo stile internazionale che si sviluppò tra il 1890 e il 1914, un periodo che venne chiamato «Belle Époque».
Questi nomi suggeriscono i concetti di novità, giovinezza, modernità, stacco dal passato, libertà. Altri nomi furono "stile tentacolare", "stile tenia", "stile Belle Époque".
Il primo paese in cui si sviluppò fu l'Inghilterra (metà dell'Ottocento), quello in cui durò più a lungo la Spagna (anni '30 del Novecento, fino alla morte di Gaudì).

Alle origini di questo stile, che potremmo definire anche “moda”, è il fitto dibattito che si sviluppò in Inghilterra nella seconda metà dell’Ottocento sulla produzione industriale, sul prodotto in serie e sull’estraneità dell’uomo dal proprio lavoro.
La produzione in serie, infatti, aveva consentito un’ampia diffusione di nuovi prodotti, ma aveva, al tempo stesso, determinato un abbassamento della loro qualità.

Il primo a dedicarsi alla rivalutazione e allo sviluppo delle arti minori* fu l’inglese William Morris, che, dedicandosi alla progettazione di oggetti di uso comune, nella seconda metà dell’Ottocento “inventò” il design.
L’esigenza era quella di ridare dignità sia all’attività artigianale sia all’oggetto prodotto in serie.
Bellezza e Utilità non dovevano essere separate.

William Morris, disegno per tessuto, 1884


Gli artisti pensavano che grazie alla produzione in serie, oggetti belli e utili dovessero diventare alla portata di tutti, non solo dei più ricchi.

Emile Gallé, lampada “Corolla”, vetro soffiato e bronzo
 (1900 c.)
Era però necessario abbandonare i vecchi modelli degli oggetti di artigianato e trovarne di nuovi.
La nuova fonte di ispirazione del nuovo stile divennero il mondo animale e quello vegetale.

I modelli tratti dal mondo naturale diventano una delle principali caratteristiche del nuovo stile che comprende le più diverse produzioni: carte da parati, tessuti per arredamento, gioielli, abiti femminili, servizi da tavola, lampade, arredi, soprammobili, grafica, manifesti pubblicitari, vetrate, etc.



L’Art Nouveau nasce come stile ornamentale con delle caratteristiche comuni in tutte le nazioni in cui si diffonde: oltre ai temi naturalistici, con una tendenza all’astrazione e alla stilizzazione, il più evidente è l’uso della linea sinuosa, tentacolare, che attribuisce alle forme un senso di movimento.
Gli oggetti sono concepiti come esseri viventi, in crescita.



Antoni Gaudì, interno di casa Battlò (1904/07)
LINK: Wikipedia, casa Battlò

L’architettura di interni ed esterni hanno pari importanza nella progettazione dell’Art Nouveau: la decorazione d’ambienti va di pari passo con le grandi costruzioni. Gli architetti affermarono il principio dell’unità tra le Arti “Maggiori” (pittura, scultura, architettura) e Arti “Minori” (artigianato).

Oltre che agli elementi naturali, l’Art Nouveau si ispirò all’arte gotica e a quella giapponese.

L’arte giapponese aveva alcune caratteristiche importanti per gli esponenti dell’Art Nouveau: l’asimmetria e l’importanza attribuita alla linea.









Utagawa Hiroshige (1797 - 1858),
Ponte del parco di Kameido della serie
«Cento famose vedute di Edo»

Lo stile Art Nouveau si diffonde praticamente in tutta Europa, dall’Inghilterra alla Russia e persino negli Stati Uniti, esprimendo le aspirazioni della società borghese della Belle Époque, caratterizzata da benessere e fiducia nel progresso, ma al tempo stesso manifestando l’atmosfera decadente e inquieta dell’Europa di fine secolo.

Il fallimento dell’Art Nouveau

Allo scoppio della I Guerra Mondiale si considera conclusa la stagione dell’Art Nouveau, anche se nei diversi paesi essa si esaurisce con modi e tempi diversi.
L’idea di diffondere la Bellezza a tutti senza distinzioni sociali si era rivelata utopica (irrealizzabile), data la difficoltà di esecuzione dei prodotti più qualificati.
Al vasto pubblico era stata riservata una produzione ripetitiva e involgarita che avrebbe generato il rifiuto delle forme del Liberty per lungo tempo.

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*arti minori, o arti applicate, sono dette l'oreficeria, l'ebanisteria, la tessitura ecc., ovvero tutte le attività artigianali.



GUSTAVE KLIMT

Gustave Klimt, Albero della vita (fregio per Palazzo Stoclet) 1905/09

Gustave Klimt fu il grande interprete della Secessione viennese, il movimento artistico fondato nel 1897 che voleva abbandonare la pittura ufficiale, legata al passato, per creare un’arte nuova.

Giuditta I, 1903
Fu un artista molto colto, capace di utilizzare, nelle sue opere, motivi decorativi di epoche e culture diverse: dalla pittura vascolare greca alle stampe giapponesi, dai reperti egizi alla scultura africana.

Inoltre, Klimt sperimentò varie tecniche, tra le quali il mosaico. Nel 1903, decise di visitare Ravenna, dove potè ammirare i meravigliosi mosaici bizantini dai quali prese ispirazione. Spesso, infatti, le figure di Klimt sono simboliche e caratterizzate dall’uso del colore oro.

Fondamentali, nella sua opera sono le figure femminili, poiché per l’artista viennese esse sono il simbolo di un universo misterioso, di una forza segreta e di un’energia primordiale.
Nessuno più di Klimt ha saputo rendere in pittura l’eleganza delle donne viennesi di inizio secolo.

La figura femminile ben si adatta alle forme sinuose dell’Art Nouveau, infatti è una delle più usate, sia nelle arti decorative sia in pittura e scultura.


Essa si carica di significati simbolici, spesso negativi: è la “donna fatale”, perversa e tentatrice, che può portare alla perdizione e alla morte.


VITA E OPERE

Gustav Klimt nacque il 14 luglio 1862 a Vienna: il padre Ernst Klimt, nativo della Boemia, era un orafo, mentre la madre, Anna, era una donna colta ed esperta di musica lirica.

Nella famiglia Klimt l'arte era molto importante: due fratelli minori di Gustav, Ernst e Georg, furono anch'essi pittori.
Nel 1876, il quattordicenne Gustav venne ammesso a frequentare la scuola d'arte e mestieri, dove studiò arte applicata, imparando a padroneggiare diverse tecniche artistiche, nel rispetto dei canoni accademici e della storia dell'arte del passato.

In poco tempo, grazie alla sua bravura, ottenne molte commissioni per ritratti e decorazioni di palazzi che gli garantirono successo e tranquillità economica.
Nel 1888 Klimt ricevette un riconoscimento ufficiale dall'imperatore Francesco Giuseppe, e le università di Monaco e Vienna lo nominarono membro onorario.

Ma nel 1892, a pochi mesi dalla morte del padre, anche il fratello Ernst, che lavorava con lui, morì improvvisamente: a questi lutti, che lasciarono un segno profondo anche nella sua produzione artistica, seguirono ben sei anni d'inattività.

Nello stesso periodo avvenne l'incontro con Emilie Flöge che, pur essendo a conoscenza delle relazioni che il pittore intratteneva con altre donne, gli sarà compagna fino alla morte.


Il Secessionismo viennese

Sempre più in contrasto con i rigidi canoni accademici, nel 1897 Klimt fondò insieme ad altri artisti la Wiener Sezession (secessione viennese), attuando anche il progetto di un periodico-manifesto del gruppo, Ver Sacrum (Primavera sacra), che verrà pubblicato fino al 1903.
Athena, 1898


Gli artisti della Secessione aspiravano, oltre a portare l'arte al di fuori dei confini della tradizione accademica, anche a una rinascita delle arti e dei mestieri.
Il simbolo del Secessionismo era Pallade Atena, dea greca della saggezza, che Klimt raffigurerà nel 1898 in uno dei suoi capolavori.
Nel 1894 l'università di Vienna commissionò all'artista la decorazione del soffitto dell'aula magna sul tema del trionfo della Luce sulle Tenebre, da sviluppare su tre facoltà: Filosofia, Medicina e Giurisprudenza.

I lavori furono rimandati per anni e, quando i pannelli vennero presentati, vennero rifiutati e aspramente criticati dai committenti, che avevano immaginato una sobria (moderata, semplice) rappresentazione del progresso della cultura; in realtà, Klimt aveva affrontato tematiche tabù (proibite) come la malattia, la vecchiaia e la povertà, in tutto il loro orrore.

Il periodo aureo

Nel 1903 Klimt si recò due volte a Ravenna, dove conobbe lo sfarzo dei mosaici bizantini: l'oro musivo (dei mosaici), gli suggerì un nuovo modo di trasfigurare la realtà.

Fu così che nacquero alcuni dei capolavori klimtiani più celebri: Giuditta I (1901), il Ritratto di Adele Bloch-Bauer I (1907) e Il bacio (1907-08) sono tutte opere dove Klimt si presenta convertito all'oro di Bisanzio.


LINK: trailer del film "Woman in gold", 2015

È l’uso dell'oro che contraddistingue le tele del cosiddetto «periodo aureo» o «dorato» di Klimt.

Altre caratteristiche delle opere del periodo aureo sono la spiccata bidimensionalità, che dà maggiore risalto alle  linee, l'impiego di simboli (come l’occhio di Horo, di derivazione egizia, presente sull’abito di Adele) e la prevalenza di figure femminili, ricolme di un armonioso erotismo.

Al periodo aureo appartengono numerose opere dell'artista viennese:  degne di nota sono Le Tre Età della Donna (1905), la Danae (1907-1908) e L'Albero della Vita (1905-1909).
Il periodo aureo si chiuse nel 1909 con l'esecuzione di Giuditta II, seconda raffigurazione dell'eroina ebrea che liberò la propria città dalla dominazione assira.
L'opera, caratterizzata da cromie (colorazioni) più scure e forti, darà infatti avvio al cosiddetto «periodo maturo» dell'artista.

Il periodo maturo e la morte

Dopo la stesura di Giuditta II, nel 1909, Klimt ebbe un periodo di crisi esistenziale e artistica.
Il mito della Belle Époque era ormai giunto al tramonto, così come i fasti dell'Impero austro-ungarico, che collasserà definitivamente con lo scoppio della prima guerra mondiale.

Klimt iniziò a mettere in discussione la propria arte, soprattutto quando venne a contatto con la produzione di artisti come Van Gogh, Matisse, Toulouse-Lautrec.

Dal punto di vista stilistico, il «periodo maturo»  è caratterizzato dall’influenza di questi artisti e dall'abbandono del fulgore dell'oro e delle eleganti linee art nouveau.
Determinante fu anche l'incontro con la pittura espressionista, che a Vienna trovò due grandi interpreti: Egon Schiele e Oskar Kokoschka, già suoi allievi.
Notevole fu anche l’influsso esercitato dall'Impressionismo, che emerge nei diversi paesaggi che Klimt dipinse in questo periodo, che ricordano molto lo stile di Claude Monet.

Ritratto di signora, 1916/17


Lo scopo di Klimt in questo periodo era quello di ricercare una modalità espressiva più spontanea: per questo scelse di adottare una tavolozza più colorata, rinunciando all'uso dell'oro e minimizzando le linee.
Nonostante i profondi mutamenti di questi anni, l'artista viennese fu espositore alla Biennale di Venezia nel 1910, vincendo pure nel 1911 il primo premio dell'Esposizione Internazionale di Arte di Roma con Le Tre Età della Donna.

L'attività di Klimt si interruppe l'11 gennaio 1918 quando, di ritorno da un viaggio in Romania, fu colto da un ictus che lo condusse alla morte il 6 febbraio dello stesso anno.

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