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domenica 12 marzo 2017

Art Nouveau - Gustave Klimt

Art Nouveau in Francia, Jugendstil in Germania, Modern Style in Inghilterra, Sezessionstil in Austria, Modernismo in Spagna, Liberty in Italia: sono solo alcuni dei termini che indicano lo stile internazionale che si sviluppò tra il 1890 e il 1914, un periodo che venne chiamato «Belle Époque».
Questi nomi suggeriscono i concetti di novità, giovinezza, modernità, stacco dal passato, libertà. Altri nomi furono "stile tentacolare", "stile tenia", "stile Belle Époque".
Il primo paese in cui si sviluppò fu l'Inghilterra (metà dell'Ottocento), quello in cui durò più a lungo la Spagna (anni '30 del Novecento, fino alla morte di Gaudì).

Alle origini di questo stile, che potremmo definire anche “moda”, è il fitto dibattito che si sviluppò in Inghilterra nella seconda metà dell’Ottocento sulla produzione industriale, sul prodotto in serie e sull’estraneità dell’uomo dal proprio lavoro.
La produzione in serie, infatti, aveva consentito un’ampia diffusione di nuovi prodotti, ma aveva, al tempo stesso, determinato un abbassamento della loro qualità.

Il primo a dedicarsi alla rivalutazione e allo sviluppo delle arti minori* fu l’inglese William Morris, che, dedicandosi alla progettazione di oggetti di uso comune, nella seconda metà dell’Ottocento “inventò” il design.
L’esigenza era quella di ridare dignità sia all’attività artigianale sia all’oggetto prodotto in serie.
Bellezza e Utilità non dovevano essere separate.

William Morris, disegno per tessuto, 1884


Gli artisti pensavano che grazie alla produzione in serie, oggetti belli e utili dovessero diventare alla portata di tutti, non solo dei più ricchi.

Emile Gallé, lampada “Corolla”, vetro soffiato e bronzo
 (1900 c.)
Era però necessario abbandonare i vecchi modelli degli oggetti di artigianato e trovarne di nuovi.
La nuova fonte di ispirazione del nuovo stile divennero il mondo animale e quello vegetale.

I modelli tratti dal mondo naturale diventano una delle principali caratteristiche del nuovo stile che comprende le più diverse produzioni: carte da parati, tessuti per arredamento, gioielli, abiti femminili, servizi da tavola, lampade, arredi, soprammobili, grafica, manifesti pubblicitari, vetrate, etc.



L’Art Nouveau nasce come stile ornamentale con delle caratteristiche comuni in tutte le nazioni in cui si diffonde: oltre ai temi naturalistici, con una tendenza all’astrazione e alla stilizzazione, il più evidente è l’uso della linea sinuosa, tentacolare, che attribuisce alle forme un senso di movimento.
Gli oggetti sono concepiti come esseri viventi, in crescita.



Antoni Gaudì, interno di casa Battlò (1904/07)
LINK: Wikipedia, casa Battlò

L’architettura di interni ed esterni hanno pari importanza nella progettazione dell’Art Nouveau: la decorazione d’ambienti va di pari passo con le grandi costruzioni. Gli architetti affermarono il principio dell’unità tra le Arti “Maggiori” (pittura, scultura, architettura) e Arti “Minori” (artigianato).

Oltre che agli elementi naturali, l’Art Nouveau si ispirò all’arte gotica e a quella giapponese.

L’arte giapponese aveva alcune caratteristiche importanti per gli esponenti dell’Art Nouveau: l’asimmetria e l’importanza attribuita alla linea.









Utagawa Hiroshige (1797 - 1858),
Ponte del parco di Kameido della serie
«Cento famose vedute di Edo»

Lo stile Art Nouveau si diffonde praticamente in tutta Europa, dall’Inghilterra alla Russia e persino negli Stati Uniti, esprimendo le aspirazioni della società borghese della Belle Époque, caratterizzata da benessere e fiducia nel progresso, ma al tempo stesso manifestando l’atmosfera decadente e inquieta dell’Europa di fine secolo.

Il fallimento dell’Art Nouveau

Allo scoppio della I Guerra Mondiale si considera conclusa la stagione dell’Art Nouveau, anche se nei diversi paesi essa si esaurisce con modi e tempi diversi.
L’idea di diffondere la Bellezza a tutti senza distinzioni sociali si era rivelata utopica (irrealizzabile), data la difficoltà di esecuzione dei prodotti più qualificati.
Al vasto pubblico era stata riservata una produzione ripetitiva e involgarita che avrebbe generato il rifiuto delle forme del Liberty per lungo tempo.

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*arti minori, o arti applicate, sono dette l'oreficeria, l'ebanisteria, la tessitura ecc., ovvero tutte le attività artigianali.



GUSTAVE KLIMT

Gustave Klimt, Albero della vita (fregio per Palazzo Stoclet) 1905/09

Gustave Klimt fu il grande interprete della Secessione viennese, il movimento artistico fondato nel 1897 che voleva abbandonare la pittura ufficiale, legata al passato, per creare un’arte nuova.

Giuditta I, 1903
Fu un artista molto colto, capace di utilizzare, nelle sue opere, motivi decorativi di epoche e culture diverse: dalla pittura vascolare greca alle stampe giapponesi, dai reperti egizi alla scultura africana.

Inoltre, Klimt sperimentò varie tecniche, tra le quali il mosaico. Nel 1903, decise di visitare Ravenna, dove potè ammirare i meravigliosi mosaici bizantini dai quali prese ispirazione. Spesso, infatti, le figure di Klimt sono simboliche e caratterizzate dall’uso del colore oro.

Fondamentali, nella sua opera sono le figure femminili, poiché per l’artista viennese esse sono il simbolo di un universo misterioso, di una forza segreta e di un’energia primordiale.
Nessuno più di Klimt ha saputo rendere in pittura l’eleganza delle donne viennesi di inizio secolo.

La figura femminile ben si adatta alle forme sinuose dell’Art Nouveau, infatti è una delle più usate, sia nelle arti decorative sia in pittura e scultura.


Essa si carica di significati simbolici, spesso negativi: è la “donna fatale”, perversa e tentatrice, che può portare alla perdizione e alla morte.


VITA E OPERE

Gustav Klimt nacque il 14 luglio 1862 a Vienna: il padre Ernst Klimt, nativo della Boemia, era un orafo, mentre la madre, Anna, era una donna colta ed esperta di musica lirica.

Nella famiglia Klimt l'arte era molto importante: due fratelli minori di Gustav, Ernst e Georg, furono anch'essi pittori.
Nel 1876, il quattordicenne Gustav venne ammesso a frequentare la scuola d'arte e mestieri, dove studiò arte applicata, imparando a padroneggiare diverse tecniche artistiche, nel rispetto dei canoni accademici e della storia dell'arte del passato.

In poco tempo, grazie alla sua bravura, ottenne molte commissioni per ritratti e decorazioni di palazzi che gli garantirono successo e tranquillità economica.
Nel 1888 Klimt ricevette un riconoscimento ufficiale dall'imperatore Francesco Giuseppe, e le università di Monaco e Vienna lo nominarono membro onorario.

Ma nel 1892, a pochi mesi dalla morte del padre, anche il fratello Ernst, che lavorava con lui, morì improvvisamente: a questi lutti, che lasciarono un segno profondo anche nella sua produzione artistica, seguirono ben sei anni d'inattività.

Nello stesso periodo avvenne l'incontro con Emilie Flöge che, pur essendo a conoscenza delle relazioni che il pittore intratteneva con altre donne, gli sarà compagna fino alla morte.


Il Secessionismo viennese

Sempre più in contrasto con i rigidi canoni accademici, nel 1897 Klimt fondò insieme ad altri artisti la Wiener Sezession (secessione viennese), attuando anche il progetto di un periodico-manifesto del gruppo, Ver Sacrum (Primavera sacra), che verrà pubblicato fino al 1903.
Athena, 1898


Gli artisti della Secessione aspiravano, oltre a portare l'arte al di fuori dei confini della tradizione accademica, anche a una rinascita delle arti e dei mestieri.
Il simbolo del Secessionismo era Pallade Atena, dea greca della saggezza, che Klimt raffigurerà nel 1898 in uno dei suoi capolavori.
Nel 1894 l'università di Vienna commissionò all'artista la decorazione del soffitto dell'aula magna sul tema del trionfo della Luce sulle Tenebre, da sviluppare su tre facoltà: Filosofia, Medicina e Giurisprudenza.

I lavori furono rimandati per anni e, quando i pannelli vennero presentati, vennero rifiutati e aspramente criticati dai committenti, che avevano immaginato una sobria (moderata, semplice) rappresentazione del progresso della cultura; in realtà, Klimt aveva affrontato tematiche tabù (proibite) come la malattia, la vecchiaia e la povertà, in tutto il loro orrore.

Il periodo aureo

Nel 1903 Klimt si recò due volte a Ravenna, dove conobbe lo sfarzo dei mosaici bizantini: l'oro musivo (dei mosaici), gli suggerì un nuovo modo di trasfigurare la realtà.

Fu così che nacquero alcuni dei capolavori klimtiani più celebri: Giuditta I (1901), il Ritratto di Adele Bloch-Bauer I (1907) e Il bacio (1907-08) sono tutte opere dove Klimt si presenta convertito all'oro di Bisanzio.


LINK: trailer del film "Woman in gold", 2015

È l’uso dell'oro che contraddistingue le tele del cosiddetto «periodo aureo» o «dorato» di Klimt.

Altre caratteristiche delle opere del periodo aureo sono la spiccata bidimensionalità, che dà maggiore risalto alle  linee, l'impiego di simboli (come l’occhio di Horo, di derivazione egizia, presente sull’abito di Adele) e la prevalenza di figure femminili, ricolme di un armonioso erotismo.

Gustave Klimt: Albero della Vita, Le tre età dalla donna, Danae (particolari)

Al periodo aureo appartengono numerose opere dell'artista viennese:  degne di nota sono Le Tre Età della Donna (1905), la Danae (1907-1908) e L'Albero della Vita (1905-1909).
Il periodo aureo si chiuse nel 1909 con l'esecuzione di Giuditta II, seconda raffigurazione dell'eroina ebrea che liberò la propria città dalla dominazione assira.
L'opera, caratterizzata da cromie (colorazioni) più scure e forti, darà infatti avvio al cosiddetto «periodo maturo» dell'artista.

Il periodo maturo e la morte

Dopo la stesura di Giuditta II, nel 1909, Klimt ebbe un periodo di crisi esistenziale e artistica.
Il mito della Belle Époque era ormai giunto al tramonto, così come i fasti dell'Impero austro-ungarico, che collasserà definitivamente con lo scoppio della prima guerra mondiale.

Klimt iniziò a mettere in discussione la propria arte, soprattutto quando venne a contatto con la produzione di artisti come Van Gogh, Matisse, Toulouse-Lautrec.

Dal punto di vista stilistico, il «periodo maturo»  è caratterizzato dall’influenza di questi artisti e dall'abbandono del fulgore dell'oro e delle eleganti linee art nouveau.
Determinante fu anche l'incontro con la pittura espressionista, che a Vienna trovò due grandi interpreti: Egon Schiele e Oskar Kokoschka, già suoi allievi.
Notevole fu anche l’influsso esercitato dall'Impressionismo, che emerge nei diversi paesaggi che Klimt dipinse in questo periodo, che ricordano molto lo stile di Claude Monet.

Ritratto di signora, 1916/17


Lo scopo di Klimt in questo periodo era quello di ricercare una modalità espressiva più spontanea: per questo scelse di adottare una tavolozza più colorata, rinunciando all'uso dell'oro e minimizzando le linee.
Nonostante i profondi mutamenti di questi anni, l'artista viennese fu espositore alla Biennale di Venezia nel 1910, vincendo pure nel 1911 il primo premio dell'Esposizione Internazionale di Arte di Roma con Le Tre Età della Donna.

L'attività di Klimt si interruppe l'11 gennaio 1918 quando, di ritorno da un viaggio in Romania, fu colto da un ictus che lo condusse alla morte il 6 febbraio dello stesso anno.

lunedì 5 gennaio 2015

Henri de Tolouse-Lautrec

LA VITA
Doppio ritratto di Henri de Tolouse-Lautrec, fotografato da Maurice Guibert.
Fotomontaggio, 1890 ca.


H. de Tolouse-Lautrec,
Moulin Rouge, “La Golue”,
manifesto litografico (affiche),
1891

Henri de Tolouse-Lautrec (1864 -1901), nacque in una delle famiglie più antiche e nobili di Francia, ma le sue origini aristocratiche gli procurarono più problemi che vantaggi. I suoi genitori, molto diversi per carattere (la madre era una donna tranquilla e devota, il padre un eccentrico amante delle forti emozioni) erano cugini di primo grado e trasmisero al figlio una fragilità ossea congenita.

Durante l’adolescenza, due lievi cadute gli causarono fratture ad entrambe le gambe, le cui ossa cessarono di crescere, mentre il resto del corpo si sviluppava normalmente, dandogli così l’aspetto di un nano.

L’aspetto sproporzionato e la salute precaria segnarono la sua vita: impossibilitato a dedicarsi all’equitazione e alla caccia, come suo padre avrebbe desiderato, e costretto all’immobilità per lunghi periodi, Henri coltivò invece la sua passione per il disegno ed in seguito decise di farne la sua professione, nonostante la forte disapprovazione dei genitori.
Nel 1886 si trasferì nel malfamato quartiere di Montmartre, a Parigi, e vi aprì uno studio da pittore, provocando così dei forti contrasti con la sua famiglia.
Iniziò a condurre una vita sregolata, frequentando i locali notturni e trascorrendo il tempo disegnando e bevendo.
In poco tempo si fece conoscere per la sua abilità e, quando, nel 1891, creò il famoso manifesto per il Moulin Rouge, divenne il più famoso disegnatore di affiches di Parigi.

Tra il 1890 e il 1900 produsse molti disegni e litografie per album da collezione, cartoncini per menù, programmi teatrali e illustrazioni per libri, oltre a manifesti (una trentina) per cabaret, rappresentazioni teatrali, circhi. Furono anni di lavoro intensissimo, in cui strinse amicizia con numerosi artisti e intellettuali dell’epoca, ma la sua salute continuava a declinare in maniera irreversibile.

Alla fine degli anni ‘90 la madre e i suoi amici tentarono inutilmente di distoglierlo dall’alcol e di curarlo.
Morì a soli 37 anni, per le conseguenze dell’alcolismo.



LA TECNICA

Le opere di Tolouse-Lautrec danno un’impressione di grande immediatezza, ma in realtà sono frutto di una lunga ed accurata preparazione. Egli portava sempre con sé un piccolo album da disegno sul quale schizzava velocemente tutto ciò che attirava la sua attenzione.
Da queste iniziali impressioni sviluppava poi i suoi quadri più importanti, cercando di riprodurre l’iniziale spontaneità. A tale scopo, nei dipinti ad olio diluiva il colore con la trementina, per permettere al pennello di scorrere fluidamente, e utilizzava come supporto il cartoncino al posto della tela, in modo che il colore asciugasse rapidamente, come se stesse disegnando, e non dipingendo.
Anche i manifesti pubblicitari venivano scrupolosamente preparati.
La tecnica della litografia, con la quale essi sono realizzati, era allora un’invenzione recente, essendo nata alla fine del XVIII secolo, e quella a colori era stata introdotta solamente nel 1890, quindi Tolouse-Lautrec fu uno dei primi artisti ad utilizzarla, sperimentandone l’uso anche nel campo dell’illustrazione di libri e riviste.

La litografia si prestava in modo particolare allo stile di Lautrec, che aveva la straordinaria abilità di cogliere l’essenza del soggetto in pochi tratti.
Egli comprese istintivamente le regole del manifesto pubblicitario moderno e fu il primo a metterle in pratica: creò delle immagini facilmente riconoscibili anche da lontano, con figure essenziali, stilizzate, e ampie campiture di colori accesi, capaci di attirare l’attenzione anche dei passanti più frettolosi.


Le inquadrature, modernissime, sono ispirate alla tecnica della fotografia, che in quegli anni muoveva i primi passi, e che influenzò moltissimi artisti dell’epoca, in particolare gli Impressionisti.
Ne è un esempio il manifesto per il “Divan Japonais” del 1893, nel quale Tolouse-Lautrec  fa l’ardita scelta di “tagliare” fuori dall’inquadratura la testa della famosa soubrette Yvette Guilbert, che si esibiva nel locale pubblicizzato.


H. de Tolouse-Lautrec, Divan Japonais, litografia,
80.8x60.8 cm, 1893

La cantante è comunque riconoscibile dai lunghi guanti neri che era solita indossare durante le sue esibizioni, mentre la donna in primo piano, che assiste allo spettacolo, è anch’essa una artista famosissima dell’epoca, la ballerina Jane Avril, che Lautrec in questo caso utilizza come “testimonial”, anticipando, anche in questo, un metodo utilizzato dalla pubblicità moderna.

Le linee, nette e marcate, che isolano le figure, e le ampie campiture di colore, prive di chiaroscuro, sono invece elementi ripresi dall’arte giapponese, che a fine Ottocento si stava diffondendo in Europa e della quale Lautrec era un fervente ammiratore.


I SOGGETTI

H. de Tolouse-Lautrec,
studio per il manifesto di Aristide Bruant,
guache su cartone, 145×95 cm, 1892

H. de Tolouse-Lautrec,
Yvette Guilbert saluta il pubblico,
olio su cartone,
48x28 cm, 1894
Sia nei dipinti ad olio, sia nei suoi famosi manifesti, l’attenzione di Tolouse-Lautrec  si fissa soprattutto sui personaggi, in particolare sui loro volti ed espressioni. L’ambiente circostante è ridotto al minimo essenziale, se non addirittura assente. In questo si differenzia dai pittori Impressionisti, che pure frequentava ed ammirava, i quali facevano del paesaggio il loro principale interesse.

Grazie ai numerosi personaggi da lui ritratti, Henri de Tolouse-Lautrec riveste oggi un importante ruolo anche nella storia del costume, poiché le sue opere ci forniscono preziose indicazioni sulla vita e la società parigina di quel momento storico noto con il nome di “Belle Epoque”.

Molti sono stati gli artisti che hanno immortalato la Parigi di fine Ottocento, con le sue luci, i suoi locali e la vita spensierata, ma a differenza di altri, Tolouse-Lautrec non ne ha mostrato solo i lati positivi, ma anche le contraddizioni, la solitudine e l’abbandono.
I visi ritratti da Lautrec non sono abbelliti, ma resi con un realismo sferzante, ai limiti della caricatura, e mostrano le inquietudini di una generazione che procedeva inconsapevole verso il baratro della I° Guerra Mondiale.


ANALISI DELL'OPERA
Jane Avril al Jardin de Paris, 1893

Autore: Henri de Tolouse-Lautrec,
Titolo: “Jane Avril al Jardin de Paris”,
Tecnica: Affiche realizzata con tecnica litografica a colori,
Dimensioni: 130x95 cm,
Data: 1893,
Collocazione: Albi, Museo Tolouse-Lautrec

Uno dei manifesti più famosi di Lautrec rappresenta la danzatrice preferita dell’artista, Jane Avril, mentre si esibisce nella sua particolare versione del “cancan” al Jardin de Paris, il locale dove lavorò dopo aver lasciato il Moulin Rouge.
Lautrec sintetizza con poche linee e pochi colori la figura della ballerina, posta nell’angolo in alto a sinistra del manifesto, mentre l’angolo opposto è occupato dalla forma stilizzata del manico di un contrabbasso e dal musicista che lo sta suonando, di cui si vedono la mano e una parte del viso.
Allungando questa forma scura, Lautrec la trasforma in un’originalissima cornice, che avvolge e mette in risalto la protagonista, Jane Avril. La posizione obliqua del contrabbasso, ripresa dalle linee del pavimento, accentua il senso del movimento delle gambe nere e degli svolazzi dell’abito della danzatrice.

È interessante notare, sempre per quanto riguarda il contrabbasso e il musicista che lo suona, l’utilizzo della tecnica “crachis”, cioè “a spruzzo”, inventata dallo stesso Lautrec. Egli otteneva un effetto screziato nei suoi manifesti spruzzando l’inchiostro da stampa sulla pietra litografica con uno spazzolino da denti.


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LA LITOGRAFIA

(dal greco lìthos, "pietra" e gràphein, "scrivere").
Si tratta di un procedimento di stampa che si basa sul principio dell’incompatibilità dell’acqua con il grasso. L’artista traccia il disegno con materiale grasso (inchiostro o matita) su una matrice di pietra calcarea. Va ricordato che, sulla pietra, le immagini devono essere disegnate in modo speculare.
Finito il disegno si spennella la pietra con un liquido a base di acido nitrico, gomma arabica acidificata e acqua. Questo liquido, chiamato “preparazione” serve a creare una reazione chimica: l'acido nitrico trasforma tutte le parti della pietra non protette dall'inchiostro litografico, da carbonato di calcio in nitrato di calcio, sostanza idrofila (che assorbe l’acqua).
La stampa avviene dopo 24 ore dalla preparazione, la matrice disegnata viene bagnata con acqua e poi inchiostrata con un rullo di caucciù.
L’inchiostro aderisce dove c’è il disegno e viene respinto dalla pietra bagnata.

Si appoggia il foglio di carta da stampare sulla matrice, si aggiungono altri fogli ed un cartone grassato e alla fine il tutto viene compresso mediante il torchio litografico.
Ad operazione ultimata, il foglio viene tolto e fatto asciugare.

Per le stampe a colori si preparano tante matrici quanti sono i colori richiesti dal disegno e si ripete l’operazione con ogni matrice.

 

BIBLIOGRAFIA

Enrica Crispino, Tolouse –Lautrec, Art e Dossier n° 306, Giunti

AA. VV. I Grandi Pittori vol. 6, Istituto Geografico de Agostini


Giulia Rossetti, Emozionarti vol. B, Paravia


per le spiegazioni sulla tecnica della litografia e per reperire alcune delle immagini ho consultato i siti di Wikipedia e WikiArt

venerdì 1 agosto 2014

Disegnare un manifesto pubblicitario in stile "Art Nouveau"

Come ho già scritto, l'insegnamento della Storia dell'Arte risulta più efficace se abbinato ad un'attività pratica.
Per quanto riguarda l'Art Nouveau, l'attività che ho ideato è quella di realizzare un "manifesto" che tenti di rispecchiarne lo stile.
Gli elementi primcipali del manifesto pubblicitario "Art Nouveau" sono tre: la figura femminile, che all'epoca (e ancora oggi) era quella maggiormente utilizzata per reclamizzare ogni tipo di prodotto; la cornice decorativa, con motivi tratti dal mondo della natura, e la marca del prodotto pubblicizzato, scritta con caratteri elaborati e fantasiosi, che si armonizzavano perfettamente con il resto dell'immagine.
Insomma, gli alunni si devono confrontare con uno stile particolarmente ricercato ed elaborato, (vedi il post relativo all'analisi di un manifesto di A. Mucha) per nulla facile da riprodurre: per questo vengo loro in aiuto, fornendogli del materiale che gli faciliti il compito, e delle istruzioni chiare e dettagliate.

Eccole:

1) Scegliere una figura femminile tra quelle date.

 Facendo una ricerca su Internet, ho selezionato una dozzina di immagini in bianco e nero - sono più facili da fotocopiare - scegliendole tra le dive anni '50/'60. Quest'ultima è stata una scelta del tutto personale, in realtà si può fare l'esercizio utilizzando qualsiasi fotografia.
 
2) Ricalcare i tratti fondamentali utilizzando un foglio di carta da lucido.



Suggerisco di non sottovalutare la difficoltà di questo passaggio: le prime volte che ho assegnato questo compito, rimanevo stupita del fatto che i miei alunni avessero così grandi difficoltà in un compito apparentemente semplice come il ricalco. In realtà, ricalcare una fotografia è un compito molto arduo. Ricalcare un disegno è già più facile, ma nemmeno tanto. Ci vogliono attenzione, concentrazione, precisione, tutte abilità che andrebbero stimolate fin dalla scuola materna ed esercitate alla scuola primaria... dove ho l'impressione che esercizi come il ricalco siano da tempo abbandonati.

3) Aggiungere a piacere dei particolari in stile “Art Nouveau”, allungando i capelli, modificando gli abiti e i gioielli. Le linee del disegno devono essere curve e morbide, “tentacolari”.


In questa fase è utile mettere a disposizione degli alunni del materiale visivo, poster, cartoline, libri ecc. da cui trarre ispirazione.


4) Scegliere una cornice decorativa, che può essere ricalcata tale e quale, oppure modificata a piacere, purché mantenga lo stile “Art Nouveau”.

A tal scopo ho messo a disposizione dei ragazzi un buon numero di immagini come quella a fianco; su Internet ce ne sono moltissime, ma bisogna sceglierle in modo oculato: meglio che siano in bianco e nero per riprodurle più facilmente con la fotocopiatrice, con una buona risoluzione, perchè occorre ingrandirle, e non troppo elaborate.
 


5) Sovrapporre le due figure ricalcandole nello stesso foglio, in modo da formare un’unica figura. Lasciare in alto o in basso del disegno lo spazio necessario all’inserimento di una scritta.

A questo punto si ricalca su un normale foglio di carta da disegno (io faccio utilizzare sempre carta da disegno ruvida) e occorre farlo appoggiati alle finestre. I ragazzi si divertono a disegnare in piedi, specialmente quando tutte le finestre del laboratorio sono occupate e io sono costretta a mandare qualcuno a ricalcare in corridoio!

 6) Ripassare le linee con la Tratto pen nera e i contorni più esterni  con un pennarello nero per creare uno spessore maggiore. Aggiungere una scritta (il proprio nome o il cognome) realizzata con un lettering in stile “Art Nouveau”.


Anche per quanto riguarda il lettering, di solito metto a disposizione degli esempi di alfabeti "art nouveau" scaricati da Internet o fotocopiati da libri. In genere, prima di affrontare questo esercizio, ho già affrontato con i ragazzi l'argomento "lettering" e ho fatto fare loro le relative esercitazioni.
 

7) Terminare colorando con i pastelli (colori a matita). Scegliere colori tenui, specialmente per colorare il viso.
 A questo punto il lavoro è finito. Tempo di realizzazione: dalle 4 alle 6 ore (ovvero: due o tre settimane). Si, è un lavoro lungo, ma dà soddisfazione, sia a chi è portato per il disegno, sia a chi ha delle difficoltà, perchè con un po' di attenzione e pazienza, grazie al ricalco, anche i meno portati possono ottenere buoni risultati... purchè ci mettano impegno, ovviamente!

Buon lavoro!

giovedì 17 luglio 2014

Lettura dell'immagine: il manifesto Art Nouveau (Alphonse Mucha - Job)

...



Autore: Alphonse Mucha 
Titolo: manifesto pubblicitario per le cartine di sigarette Job 
Anno: 1897
Tecnica: litografia
 
Soggetto: l’immagine è un manifesto pubblicitario.


Notizie sull’autore:

A. Mucha, manifesto per l'attrice Sarah Bernhardt
 Alphonse Mucha, pittore cecoslovacco, nacque a Ivancice, Moravia, nel 1860. Dopo un’educazione pittorica compiuta a Vienna e a Monaco, si trasferì a Parigi nel momento in cui veniva formandosi il linguaggio decorativo dell’Art Nouveau, alla cui definizione contribuì con uno stile inconfondibile e assai seducente: l’elemento principale è la figura femminile, sempre al centro delle sue composizioni. 
Per la ricchezza delle decorazioni prende spunto dalla posizione delle figure, dallo sciogliersi dei capelli, dal fumo di una sigaretta o dal panneggio degli abiti, che contribuiscono a creare una fitta serie di curve e di intrecci. 
La figura centrale è sempre evidenziata da una linea più pesante che ne definisce i contorni e tende ad annullare il senso dello spazio e del volume. Particolarmente curati, nei manifesti di Mucha, sono i fregi ornamentali e la progettazione del lettering, cioè dei caratteri tipografici per le scritte.
Cartellonista ufficiale di Sarah Bernhardt, per la quale preparò anche scenografie e disegnò gioielli, diventò, sullo scorcio del secolo, il più famoso creatore di manifesti di tutta Europa. 

Morì a Praga nel 1939.

COSA raffigura l’immagine?

 L’immagine principale nel manifesto è la figura femminile, posta in primo piano. La donna ha capelli lunghi e curvilinei fra i quali si può scorgere una spilla formata da una serie di fiammiferi. In mano tiene una sigaretta che descrive nella parte superiore del manifesto delle ampie curve di fumo. In secondo piano, dietro la testa della donna, vi è la scritta “Job”, il nome della marca produttrice delle cartine di sigarette per la quale è stato commissionato il manifesto. Questa scritta è ornata da disegni simili a tessere di mosaico. Nello stesso modo è stata realizzata la cornice dell’intera immagine. Sullo sfondo compare un disegno decorativo che non è altro che il logo “Job” stilizzato. Nell’angolo inferiore destro è presente la firma dell’artista.

COME è stata raffigurata l’immagine?

 Il manifesto è stato riprodotto attraverso l’uso della litografia. La donna è stata disegnata sui toni del marrone (i capelli) e del beige (pelle e vestito). Il fumo e lo sfondo hanno tonalità sul viola, mentre i simboli e il marchio sono sul verde, colore che risalta notevolmente sul manifesto. 
La composizione è asimmetrica: la parte destra del manifesto, occupata dalla donna, è la più “pesante” per area occupata; questo però è compensato dai toni di colorazione chiari che la compongono; nella cornice e sullo sfondo appare una sequenza ritmica, data dai motivi ornamentali che vi si trovano.
Le linee sinuose e curvilinee, descritte dai capelli, vengono riprese anche dalle linee descritte dal fumo. Esse sono in contrasto con i motivi geometrici della cornice e ricordano le forme della natura, un elemento ricorrente nell’Art Nouveau.
Lo spazio è reso attraverso la sovrapposizione degli elementi (si noti il fumo della sigaretta che “arretra” dietro la testa della modella e dietro la scritta “Job”). 

I colori piatti e senza forti chiaroscuri annullano però il senso del volume.

LA LITOGRAFIA

 è un procedimento di stampa che si basa sul principio dell’incompatibilità dell’acqua con il grasso. L’artista traccia il disegno con materiale grasso (inchiostro o matita) su una matrice di pietra calcarea. La pietra viene bagnata con acqua, quindi viene inchiostrata con un rullo intriso di inchiostro grasso che aderisce solo alle parti disegnate. Per la stampa si pone un foglio di carta sulla matrice e si passa il tutto attraverso una pressa. Per le stampe a colori si preparano tante matrici quanti sono i colori richiesti dal disegno.

PERCHÉ l’immagine è stata raffigurata così? Qual è la sua funzione?

 La funzione di questa immagine è di pubblicizzare le cartine di sigarette Job. Questa funzione è espressa attraverso lo stile dell’Art Nouveau, sfruttando la figura femminile e le linee ondulate riprese dalla natura. 
Lo scopo del manifesto è di invitare le persone a comprare le cartine Job, per questo nell’immagine vengono unite la bellezza espressa dalla donna con il fumo della sigaretta. 
Si vuole far intuire all’acquirente che “Job” è sinonimo di eleganza.

CONFRONTO:
Esercizio: confronta  il manifesto analizzato con quest'altro, sempre realizzato da Mucha per lo stesso prodotto. Sottolinea somiglianze e differenze.