Ho sempre amato il mondo del lettering. Credo che disegnare a mano le lettere dell'alfabeto sia un esercizio meraviglioso per migliorare la manualità e per capire le regole dell'armonia tra le proporzioni.
Così, ho inventato questo esercizio per i ragazzi di terza media: può sembrare difficile, all'inizio, ma non lo è poi tanto, perché gli alfabeti da copiare sono stampati (e ricopiati) su carta a quadretti, quindi con precisi punti di riferimento, e sono suddivisi per tipologie e livelli di difficoltà; ad ogni alunno assegno una serie di caratteri adeguata alle sue capacità (quest'anno ho individuato 5 diversi tipi di caratteri per 5 livelli di difficoltà).
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mercoledì 25 novembre 2020
lunedì 23 novembre 2020
SCHEMI dei personaggi in GUERNICA di Pablo Picasso
Avevo Già tentato di mettere a disposizione questi schemi utilizzando Google Drive, ma l'operazione evidentemente non è riuscita, perché vedo che tutti li vanno ancora a pescare nel mio vecchio blog personale, "La casa sulle zampe di gallina".
Riprovo quindi nella modalità più "abituale". So che vi sono stati utili e che ancora lo sono. Se ne avete modo, ricordate che sono miei e inserite i crediti opportuni nei lavori per i quali li adoperate.
La buona educazione sta bene anche a casa del Diavolo, si diceva.
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lunedì 17 giugno 2019
L'angolo del prof: volta della Cappella Sistina
Quando inaugurai questo blog, la mia intenzione era duplice: accanto all'utilizzo personale (uso i post per le mie lezioni nelle classi, grazie alla presenza di computer collegati ad internet e proiettori) volevo restituire alla rete un po' di quanto essa mi offre: immagini, informazioni, consigli.
Volevo aggiungere qualcosa di mio al grande minestrone globale di Internet, qualcosa di utile a chi fa il mio stesso mestiere di insegnante.
Purtroppo, per vari motivi, no ho molto tempo per tenerlo aggiornato, specialmente per quanto riguarda quest'ultima funzione.
Spero di rimediare almeno un po' durante l'estate, ed inizio oggi, durante una breve pausa dagli esami, con questo materiale sulla volta della Cappella Sistina di Michelangelo, con il quale faccio svolgere degli esercizi ai miei alunni, dopo aver fatto loro guardare questo VIDEO.
Si tratta di uno schema che ho tratto dal libro do Alberto Angela "Viaggio nella Cappella Sistina" (Rizzoli), modificandolo in modo che i ragazzi ci possano lavorare sopra.

Ho cancellato tutti i numeri dei vari settori, tranne quelli corrispondenti alle Storie della Genesi, in modo che siano loro a scrivere la legenda dopo aver incollato lo schema al quaderno:
Legenda Storie della Genesi:
1) Separazione della luce dalle tenebre
2) Creazione del sole, della luna e delle piante
3) Separazione delle acque
4) Creazione di Adamo
5) Creazione di Eva
6) Peccato originale e Cacciata dal Paradiso Terrestre
7) Il sacrificio di Noè
8) Diluvio Universale
9) Ebbrezza di Noè
Oltre a questo, faccio colorare i vari settori (vedi esempio) e creare un'altra legenda; questo aiuta i ragazzi a memorizzare i termini specifici: lunetta, pennacchio, vela, e a ricordare le posizioni dei vari personaggi.
Esempio:
GIALLO: pennacchi, storie bibliche
VERDE: lunette, antenati di Cristo
ARANCIONE: vele, antenati di Cristo
ROSA: profeti e sibille
AZZURRO: storie della Genesi
Ma non è finita qui. Accanto allo schema faccio incollare alcune figure che rappresentano dettagli dell'opera. I ragazzi devono colorarle e scrivere accanto le rispettive didascalie. Alcune le ho trovate già fatte, altre le ho preparate io.
I dati generali (autore, data, collocazione, committente, misure, tecnica) e un bel titolo disegnato e colorato a piacere completano l'esercizio.
Sembra un gioco da ragazzi... ma non lo è poi tanto.
Assieme alla cura nella colorazione, io valuto la composizione della pagina, dato che i ragazzi sono liberi di incollare e scrivere didascalie e legende dove preferiscono.
Come cerco di fare con tutte le esercitazioni, lo scopo è di prendere quanti più piccioni possibile con una sola fava: in questo caso, oltre a memorizzare alcuni aspetti dell'opera, i ragazzi devono progettare e gestire gli spazi del loro quaderno, quasi come si trattasse della pagina di un libro o di una rivista.
Volevo aggiungere qualcosa di mio al grande minestrone globale di Internet, qualcosa di utile a chi fa il mio stesso mestiere di insegnante.
Purtroppo, per vari motivi, no ho molto tempo per tenerlo aggiornato, specialmente per quanto riguarda quest'ultima funzione.
Spero di rimediare almeno un po' durante l'estate, ed inizio oggi, durante una breve pausa dagli esami, con questo materiale sulla volta della Cappella Sistina di Michelangelo, con il quale faccio svolgere degli esercizi ai miei alunni, dopo aver fatto loro guardare questo VIDEO.
Si tratta di uno schema che ho tratto dal libro do Alberto Angela "Viaggio nella Cappella Sistina" (Rizzoli), modificandolo in modo che i ragazzi ci possano lavorare sopra.

Ho cancellato tutti i numeri dei vari settori, tranne quelli corrispondenti alle Storie della Genesi, in modo che siano loro a scrivere la legenda dopo aver incollato lo schema al quaderno:
Legenda Storie della Genesi:
1) Separazione della luce dalle tenebre
2) Creazione del sole, della luna e delle piante
3) Separazione delle acque
4) Creazione di Adamo
5) Creazione di Eva
6) Peccato originale e Cacciata dal Paradiso Terrestre
7) Il sacrificio di Noè
8) Diluvio Universale
9) Ebbrezza di Noè
Oltre a questo, faccio colorare i vari settori (vedi esempio) e creare un'altra legenda; questo aiuta i ragazzi a memorizzare i termini specifici: lunetta, pennacchio, vela, e a ricordare le posizioni dei vari personaggi.
Esempio:
GIALLO: pennacchi, storie bibliche
VERDE: lunette, antenati di Cristo
ARANCIONE: vele, antenati di Cristo
ROSA: profeti e sibille
AZZURRO: storie della Genesi
Ma non è finita qui. Accanto allo schema faccio incollare alcune figure che rappresentano dettagli dell'opera. I ragazzi devono colorarle e scrivere accanto le rispettive didascalie. Alcune le ho trovate già fatte, altre le ho preparate io.
I dati generali (autore, data, collocazione, committente, misure, tecnica) e un bel titolo disegnato e colorato a piacere completano l'esercizio.
Sembra un gioco da ragazzi... ma non lo è poi tanto.
Assieme alla cura nella colorazione, io valuto la composizione della pagina, dato che i ragazzi sono liberi di incollare e scrivere didascalie e legende dove preferiscono.
Come cerco di fare con tutte le esercitazioni, lo scopo è di prendere quanti più piccioni possibile con una sola fava: in questo caso, oltre a memorizzare alcuni aspetti dell'opera, i ragazzi devono progettare e gestire gli spazi del loro quaderno, quasi come si trattasse della pagina di un libro o di una rivista.
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| immagine dal web |
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| immagine dal web |
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| immagine di Mara Bagatella |
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| Immagine di Mara Bagatella |
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| Immagine dal web |
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| immagine di Mara Bagatella |
mercoledì 17 febbraio 2016
Laboratori a scuola: la pittura a tempera
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| laboratorio gennaio 2016 |
La tempera è forse la più antica tecnica pittorica: la usavano già gli uomini preistorici, che mescolavano terre di vario colore con sostanze vegetali e animali per realizzare l’impasto che poi stendevano sulle rocce.
Nel Medioevo, fino al Quattrocento, si usavano colori composti di polveri chiamate pigmenti che venivano legate con tuorlo d’uovo, latte, lattice di fico. Il colore così ottenuto veniva steso a pennellate finissime su tavole di legno preparate con un sottile strato di gesso.
Oggi i colori a tempera sono confezionati in tubetti, si diluiscono con acqua e si possono mescolare tra loro dando origine ad una varietà illimitata di tinte. I supporti su cui dipingere possono essere tantissimi: il cartone, il cartoncino e la carta in genere, il compensato, la tela, ecc.
Si lavano facilmente dai tessuti (con buona pace di chi, a casa, si occupa del bucato…) e i tempi di asciugatura sono molto rapidi: tutte queste caratteristiche ne fanno il mezzo ideale per un laboratorio di pittura per ragazzi.
La pittura è un mezzo molto efficace per imparare a coordinare tra loro pensiero, azione ed emozione, tre aree tra le quali non dovrebbero esistere distinzioni nette: la dimensione creativa, infatti, è posseduta da tutti gli individui, è educabile e la si perfeziona attraverso una precisa attività didattica.
Il linguaggio pittorico è allo stesso tempo espressione e regola, possibilità di sbrigliare la fantasia e l’immaginazione e metodo per imparare ad organizzare e gestire il tempo a propria disposizione, a prendersi cura del proprio materiale.
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| laboratorio di pittura gennaio 2016 |
Obiettivo di un laboratorio di pittura è quindi di fornire ai ragazzi quelle competenze espressive, sia teoriche che pratiche, che consentiranno loro di prendere coscienza delle proprie attitudini e capacità di comunicare utilizzando i linguaggi visivi e artistici.
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| classi prime - composizioni modulari, pittura a tempera |
Durante il secondo anno si affrontano le tematiche riguardanti il colore, e la pittura a tempera dà modo ai ragazzi di sperimentare le mescolanze tra colori primari per ottenere i secondari e i terziari, nonché di scoprire la differenza tra colori caldi e freddi e di imparare ad ottenere diverse tonalità aggiungendo bianco o nero al colore puro.
Durante la classe terza, infine, si arriva a studiare le opere di un pittore come Vincent Van Gogh provando a copiare i suoi quadri. Un modo per “entrare” nell’opera e comprendere un artista in modo molto più diretto rispetto allo studio della sua biografia.
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| copia da Van Gogh, classi terze, a.s. 2015/16 |
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| copia da Van Gogh, classi terze, a.s. 2015/16 |
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| copia da Van Gogh, classi terze, a.s. 2015/16 |
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| copia da Van Gogh, classi terze, a.s. 2015/16 |
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giovedì 12 marzo 2015
Composizione modulare e pittura a tempera
Con due ore alla settimana per classe, gli insegnanti di Arte e immagine devono fare i salti mortali per portare avanti il programma. Personalmente do la stessa importanza alle attività di laboratorio e alle lezioni di teoria, e cerco di sfruttare al massimo il poco tempo a mia disposizione mettendo insieme diverse tematiche.
In fin dei conti, anche nella vita di ogni giorno è così: le competenze non si usano una alla volta, quasi sempre è necessario utilizzarne diverse contemporaneamente per svolgere un compito.Al primo anno delle medie, gli alunni non hanno alcuna esperienza di pittura.
Alle scuole elementari, non capisco perché, gli insegnanti fanno fare sempre meno attività pratiche e io mi ritrovo ad avere la maggioranza degli allievi che ad 11 anni non hanno mai preso un pennello in mano in vita loro.Hanno bisogno di partire dalle basi e di sentirsi rassicurati da consegne precise e attività strutturate. Per questo, ormai da anni, faccio fare loro un'attività che mette insieme la composizione modulare geometrica con la colorazione a tempera.
Inizialmente facciamo delle attività sul quaderno, fornisco ai ragazzi delle schede da copiare e poi li incoraggio ad inventare un modulo geometrico e ad inventare con esso una composizione. Quando hanno compreso il meccanismo, insegno loro a riportare il progetto sul foglio da disegno e colorarlo a tempera.
In questa seconda fase ci spostiamo in laboratorio, spiego come si impugnano i pennelli, come si mescolano i colori, lascio loro sperimentare le quantità di colore da utilizzare, la consistenza che deve avere per essere steso nel modo giusto, l'abbinamento dei colori.

Imparano così a stendere campiture uniformi, a controllare il pennello, a stare entro i contorni.
Qualcuno si "lancia" nella sperimentazione delle sfumature.
Alla fine si pulisce bene sia il materiale personale, sia l'aula. Tenere in ordine ambienti e materiali, avere cura e rispetto per i beni comuni è forse la competenza più importante da imparare.
lunedì 3 novembre 2014
Natura morta - esercitazioni - ombre
Negli anni ho cercato diverse soluzioni per far disegnare la natura morta a scuola, compreso portare in classe carrettate di oggetti e di lampade per la copia dal vero, ma non è mai stata una cosa semplice.
Anni fa ho insegnato in una scuola che aveva in dotazione una specie di alto trespolo dove si potevano appoggiare dei grossi vasi, in modo che tutti i ragazzi, anche quelli degli ultimi banchi, riuscissero a vederli... ma anche così, i poveretti dell'ultima fila vedevano gli oggetti da troppo lontano, quelli della prima invece li vedevano troppo angolati dal basso.
Ho provato anche a mettere i banchi in cerchio, con gli oggetti da copiare nel mezzo, ma fare ciò comporta troppa confusione e fa perdere un sacco di tempo...
Insomma, la copia dal vero alle scuole medie crea davvero dei problemi tecnici e logistici non indifferenti.
Per questo ho ripiegato sulla copia di fotografie, e da qualche anno, per prendere due piccioni con una fava, propongo ai ragazzi di copiare delle composizioni semplici, si, ma realizzate da grandi artisti: Van Gogh, Cezanne, Morandi, ad esempio.
In questo modo cominciano a GUARDARE qualcosa di diverso dal solito, dato che la cosiddetta "educazione artistica" è soprattutto educazione visiva.
Tuttavia, lo scorso anno, mi è venuta voglia di insegnare anche qualche nozione sulle ombre, così le riproduzioni dei quadri non mi bastavano più; dato che gli esercizi dei libri di Arte e Immagine in genere non mi piacciono, ho passato un intero pomeriggio a cercare su Internet delle immagini non troppo difficili da far copiare ai miei alunni, ma ho trovato poco o niente.
Siccome sono testarda, non mi sono data per vinta e ne ho realizzata qualcuna io, fotografando alcuni oggetti che avevo in casa.
Alcune sono state fatte appositamente per uno studio sulle ombre, quindi sono rigorosamente in bianco e nero (e ottenute fotografando solo oggetti di colore bianco), altre sono più colorate.
Ho deciso di pubblicarle, e di metterle così a disposizione, nel caso che qualche collega si trovi ad avere le mie stesse esigenze e difficoltà.
Tutto questo lavoro fotografico in realtà non ho ancora potuto utilizzarlo a scuola, perchè la primavera scorsa, poco dopo averlo realizzato, mi sono ammalata, così gli esercizi sulla natura morta sono saltati.
Spero però che mi torni utile durante questo anno scolastico, e di poter pubblicare presto anche qualche lavoro realizzato dai miei alunni.
mercoledì 6 agosto 2014
Un lavoro di gruppo: le Storie della Genesi di Wiligelmo
Quando si decidono i programmi annuali?
Ufficialmente, bisogna consegnare i programmi alla segreteria della scuola entro novembre, ma io (e penso molti altri miei colleghi) li decido ben prima, già durante le vacanze estive, o nei primissimi giorni di settembre, quando ancora la scuola non è iniziata.
Tuttavia, non di rado mi è capitato di dover riadattare la programmazione durante il corso dell'anno scolastico, a volte anche di doverla letteralmente sconvolgere.
Piccoli adattamenti capitano di continuo, e sono normali. Ogni classe è diversa, gli allievi non apprendono tutti alla stessa velocità. Può succedere di dover ripetere degli argomenti, di soffermarsi su un'esercitazione più a lungo del previsto.
Sostituire completamente un'attività con un'altra, invece, è meno frequente.
Mi è successo lo scorso anno scolastico (2013/14) di dover imbastire in tutta fretta un laboratorio per approfondire un argomento relativo all'arte romanica.
A me sembrava semplice, invece le mie classi del secondo anno lo avevano appreso troppo superficialmente.
Me ne ero accorta dai risultati delle verifiche scritte. I punteggi erano troppo bassi. Le risposte alle domande aperte erano povere ed imprecise.
Non che ci fosse stato un gran numero di insufficienze, ma l'apprendimento di quel particolare argomento appariva di livello tanto superficiale che ero sicura sarebbe stato perso nel volgere di poche settimane, forse addirittura giorni.
Che potevo fare? Avevo due alternative: passare all'argomento successivo, sperando che si trattasse semplicemente di un trascurabile errore di percorso, oppure rifare tutto, cambiando strategia.
La prima strada poteva essere valida quanto la seconda: infatti l'insegnamento della storia dell'arte non è per forza di cose sequenziale. Comprendere l'arte romanica non è un requisito indispensabile per capire il Rinascimento.
Tuttavia, se gli alunni di 3 classi non si erano appassionati, e non avevano compreso bene quei contenuti, significava che qualcosa nel metodo non aveva funzionato, e non volevo rischiare di ottenere gli stessi insoddisfacenti risultati anche con l'argomento successivo.
Ho quindi optato per la seconda soluzione, ed ho organizzato un lavoro di gruppo.
I lavori di gruppo sono molto amati dagli allievi, e poco dai professori, perchè sono impegnativi e difficili da gestire.
Hanno però un innegabile vantaggio: se anche dovessero rivelarsi poco efficaci da un punto di vista didattico, lo sono sempre sotto il profilo educativo e umano.
Lavorando insieme, le persone imparano a conoscersi, collaborare, gestire i conflitti, e questo io lo ritengo un apprendimento fondamentale, soprattutto in un'età delicata come la preadolescenza.
Inoltre, se dal punto di vista quantitativo i risultati possono essere inferiori alle aspettative, sotto il profilo qualitativo non lo sono mai.
Difficilmente, un ragazzo dimenticherà una cosa appresa durante un lavoro di gruppo, perchè gli stimoli emotivi che riceve durante quell'attività rendono l'apprendimento più significativo.
Con questo lavoro di approfondimento su Wiligelmo e la scultura romanica, volevo ottenere principalmente due risultati: un coinvolgimento maggiore dei ragazzi e una maggiore autonomia nell'apprendimento, oltre ad una conoscenza maggiore del Libro della Genesi, sul quale si basano le sculture di Wiligelmo.
Infatti, ero rimasta molto colpita constatando che alcuni prerequisiti che io davo per scontati, non lo erano affatto.
Quando io avevo 12 anni, era normale per me sapere chi fossero Adamo ed Eva, Caino e Abele. Ma per i dodicenni di oggi non lo è più.
E non crediate che il motivo sia il numero crescente di alunni appartenenti ad etnie e religioni diverse nelle classi. Ho constatato spesso che ragazzi di religione musulmana o induista conoscono i personaggi dell'Antico Testamento meglio di molti italiani di religione cattolica.
Il motivo lo lascio indagare ad altri, a me questa ignoranza in materia religiosa interessa per motivi pratici: quando devo affrontare argomenti relativi all'arte medievale è indispensabile che essi conoscano almeno i rudimenti della religione cristiana, così come, spiegando loro l'arte greca, mi devo sincerare che sappiano qualcosa riguardo Atena o Zeus (vi sorprenderà, ma sono più popolari del patriarca Noè, o almeno lo erano prima dell'uscita del film "Noah").
Le ricerche tradizionali sono quanto di più noioso io riesca a ricordare del mio passato di studentessa, ma organizzare una ricerca strutturandola come lavoro in team, è tutto un altro paio di maniche.
Organizzare un lavoro di gruppo non è così banale: occorre conoscere abbastanza i propri alunni da comporre gruppi equilibrati sia dal punto di vista delle capacità, sia dal punto di vista dell'affiatamento.
Il secondo punto è quello più difficile. Mettere insieme persone che si detestano non è una buona idea, ma nemmeno abbinare chi è già amico per la pelle.
L'obiettivo è quello di imparare a collaborare anche con persone non particolarmente amiche e di includere nel gruppo anche chi non è particolarmente popolare. Questo occorre dirlo chiaramente all'inizio dell'attività, e non sempre è facile farlo accettare ai ragazzi.
Se la composizione del gruppo la decido io, lascio a loro decidere i ruoli. Chiedo che eleggano un "responsabile" che rediga un resoconto accurato delle attività di ogni componente e che coordini i compagni, affidando ad ognuno dei compiti adatti alle diverse capacità.
All'inizio del lavoro io cerco di essere molto chiara su ciò che chiamo "standard di successo". Tradotto significa: ciò che ognuno deve fare se vuol prendere un buon voto. Chiarisco anche che, alla fine, la valutazione sarà personale, e non di gruppo.
Durante il lavoro, lascio che prendano alcune decisioni autonomamente. Se intervengo, lo faccio sotto forma di proposta: "che ne dite se utilizziamo questo colore per lo sfondo?" oppure "con quale tipo di lettering vorreste realizzare i titoli?"
Non sempre sono così brava, però... se vedo che stanno perdendo troppo tempo o che stanno perdendo di vista gli standard, mi innervosisco, e mi riprendo il ruolo classico della prof severa ed esigente... ho ancora molte cose da migliorare!
Al termine dell'attività è importantissimo dedicare del tempo alla presentazione del lavoro.
Serve a far riflettere i ragazzi su ciò che hanno fatto, a mettere in luce i pregi e i difetti di ciò che è stato realizzato, chiedendo loro di motivare le scelte fatte.
Si tratta di un momento fondamentale, sia per la valutazione, sia per l'autovalutazione.
Ho voluto svolgere questa attività in corridoio, all'esterno delle clessi, davanti ai cartelloni appesi.
Il momento più bello è stato quello in cui ho chiesto con quale criterio ogni gruppo aveva scelto il proprio responsabile. Anche se con modalità differenti, tutti avevano saputo riconoscere, all'interno del proprio gruppo, la persona più affidabile, e l'avevano investita di quel ruolo, che era stato accettato con consapevolezza e, spesso, con una certa preoccupazione.
Chiaro segnale del fatto che l'obiettivo principale era stato raggiunto.
Ufficialmente, bisogna consegnare i programmi alla segreteria della scuola entro novembre, ma io (e penso molti altri miei colleghi) li decido ben prima, già durante le vacanze estive, o nei primissimi giorni di settembre, quando ancora la scuola non è iniziata.
Tuttavia, non di rado mi è capitato di dover riadattare la programmazione durante il corso dell'anno scolastico, a volte anche di doverla letteralmente sconvolgere.
Piccoli adattamenti capitano di continuo, e sono normali. Ogni classe è diversa, gli allievi non apprendono tutti alla stessa velocità. Può succedere di dover ripetere degli argomenti, di soffermarsi su un'esercitazione più a lungo del previsto.
Sostituire completamente un'attività con un'altra, invece, è meno frequente.
Mi è successo lo scorso anno scolastico (2013/14) di dover imbastire in tutta fretta un laboratorio per approfondire un argomento relativo all'arte romanica.
A me sembrava semplice, invece le mie classi del secondo anno lo avevano appreso troppo superficialmente.
Me ne ero accorta dai risultati delle verifiche scritte. I punteggi erano troppo bassi. Le risposte alle domande aperte erano povere ed imprecise.
Non che ci fosse stato un gran numero di insufficienze, ma l'apprendimento di quel particolare argomento appariva di livello tanto superficiale che ero sicura sarebbe stato perso nel volgere di poche settimane, forse addirittura giorni.
Che potevo fare? Avevo due alternative: passare all'argomento successivo, sperando che si trattasse semplicemente di un trascurabile errore di percorso, oppure rifare tutto, cambiando strategia.
La prima strada poteva essere valida quanto la seconda: infatti l'insegnamento della storia dell'arte non è per forza di cose sequenziale. Comprendere l'arte romanica non è un requisito indispensabile per capire il Rinascimento.
Tuttavia, se gli alunni di 3 classi non si erano appassionati, e non avevano compreso bene quei contenuti, significava che qualcosa nel metodo non aveva funzionato, e non volevo rischiare di ottenere gli stessi insoddisfacenti risultati anche con l'argomento successivo.
Ho quindi optato per la seconda soluzione, ed ho organizzato un lavoro di gruppo.
I lavori di gruppo sono molto amati dagli allievi, e poco dai professori, perchè sono impegnativi e difficili da gestire.
Hanno però un innegabile vantaggio: se anche dovessero rivelarsi poco efficaci da un punto di vista didattico, lo sono sempre sotto il profilo educativo e umano.
Lavorando insieme, le persone imparano a conoscersi, collaborare, gestire i conflitti, e questo io lo ritengo un apprendimento fondamentale, soprattutto in un'età delicata come la preadolescenza.
Inoltre, se dal punto di vista quantitativo i risultati possono essere inferiori alle aspettative, sotto il profilo qualitativo non lo sono mai.
Difficilmente, un ragazzo dimenticherà una cosa appresa durante un lavoro di gruppo, perchè gli stimoli emotivi che riceve durante quell'attività rendono l'apprendimento più significativo.
Con questo lavoro di approfondimento su Wiligelmo e la scultura romanica, volevo ottenere principalmente due risultati: un coinvolgimento maggiore dei ragazzi e una maggiore autonomia nell'apprendimento, oltre ad una conoscenza maggiore del Libro della Genesi, sul quale si basano le sculture di Wiligelmo.
Infatti, ero rimasta molto colpita constatando che alcuni prerequisiti che io davo per scontati, non lo erano affatto.
Quando io avevo 12 anni, era normale per me sapere chi fossero Adamo ed Eva, Caino e Abele. Ma per i dodicenni di oggi non lo è più.
E non crediate che il motivo sia il numero crescente di alunni appartenenti ad etnie e religioni diverse nelle classi. Ho constatato spesso che ragazzi di religione musulmana o induista conoscono i personaggi dell'Antico Testamento meglio di molti italiani di religione cattolica.
Il motivo lo lascio indagare ad altri, a me questa ignoranza in materia religiosa interessa per motivi pratici: quando devo affrontare argomenti relativi all'arte medievale è indispensabile che essi conoscano almeno i rudimenti della religione cristiana, così come, spiegando loro l'arte greca, mi devo sincerare che sappiano qualcosa riguardo Atena o Zeus (vi sorprenderà, ma sono più popolari del patriarca Noè, o almeno lo erano prima dell'uscita del film "Noah").
Le ricerche tradizionali sono quanto di più noioso io riesca a ricordare del mio passato di studentessa, ma organizzare una ricerca strutturandola come lavoro in team, è tutto un altro paio di maniche.
Organizzare un lavoro di gruppo non è così banale: occorre conoscere abbastanza i propri alunni da comporre gruppi equilibrati sia dal punto di vista delle capacità, sia dal punto di vista dell'affiatamento.
Il secondo punto è quello più difficile. Mettere insieme persone che si detestano non è una buona idea, ma nemmeno abbinare chi è già amico per la pelle.
L'obiettivo è quello di imparare a collaborare anche con persone non particolarmente amiche e di includere nel gruppo anche chi non è particolarmente popolare. Questo occorre dirlo chiaramente all'inizio dell'attività, e non sempre è facile farlo accettare ai ragazzi.
Se la composizione del gruppo la decido io, lascio a loro decidere i ruoli. Chiedo che eleggano un "responsabile" che rediga un resoconto accurato delle attività di ogni componente e che coordini i compagni, affidando ad ognuno dei compiti adatti alle diverse capacità.
All'inizio del lavoro io cerco di essere molto chiara su ciò che chiamo "standard di successo". Tradotto significa: ciò che ognuno deve fare se vuol prendere un buon voto. Chiarisco anche che, alla fine, la valutazione sarà personale, e non di gruppo.
Durante il lavoro, lascio che prendano alcune decisioni autonomamente. Se intervengo, lo faccio sotto forma di proposta: "che ne dite se utilizziamo questo colore per lo sfondo?" oppure "con quale tipo di lettering vorreste realizzare i titoli?"
Non sempre sono così brava, però... se vedo che stanno perdendo troppo tempo o che stanno perdendo di vista gli standard, mi innervosisco, e mi riprendo il ruolo classico della prof severa ed esigente... ho ancora molte cose da migliorare!
Al termine dell'attività è importantissimo dedicare del tempo alla presentazione del lavoro.
Serve a far riflettere i ragazzi su ciò che hanno fatto, a mettere in luce i pregi e i difetti di ciò che è stato realizzato, chiedendo loro di motivare le scelte fatte.
Si tratta di un momento fondamentale, sia per la valutazione, sia per l'autovalutazione.
Ho voluto svolgere questa attività in corridoio, all'esterno delle clessi, davanti ai cartelloni appesi.
Il momento più bello è stato quello in cui ho chiesto con quale criterio ogni gruppo aveva scelto il proprio responsabile. Anche se con modalità differenti, tutti avevano saputo riconoscere, all'interno del proprio gruppo, la persona più affidabile, e l'avevano investita di quel ruolo, che era stato accettato con consapevolezza e, spesso, con una certa preoccupazione.
Chiaro segnale del fatto che l'obiettivo principale era stato raggiunto.
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