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lunedì 17 giugno 2019

L'angolo del prof: volta della Cappella Sistina

Quando inaugurai questo blog, la mia intenzione era duplice: accanto all'utilizzo personale (uso i post per le mie lezioni nelle classi, grazie alla presenza di computer collegati ad internet e proiettori) volevo restituire alla rete un po' di quanto essa mi offre: immagini, informazioni, consigli.
Volevo aggiungere qualcosa di mio al grande minestrone globale di Internet, qualcosa di utile a chi fa il mio stesso mestiere di insegnante.
Purtroppo, per vari motivi, no ho molto tempo per tenerlo aggiornato, specialmente per quanto riguarda quest'ultima funzione.
Spero di rimediare almeno un po' durante l'estate, ed inizio oggi, durante una breve pausa dagli esami, con questo materiale sulla volta della Cappella Sistina di Michelangelo, con il quale faccio svolgere degli esercizi ai miei alunni, dopo aver fatto loro guardare questo VIDEO.

Si tratta di uno schema che ho tratto dal libro do Alberto Angela "Viaggio nella Cappella Sistina" (Rizzoli), modificandolo in modo che i ragazzi ci possano lavorare sopra.


Ho cancellato tutti i numeri dei vari settori, tranne quelli corrispondenti alle Storie della Genesi, in modo che siano loro a scrivere la legenda dopo aver incollato lo schema al quaderno:

Legenda Storie della Genesi:
1) Separazione della luce dalle tenebre
2) Creazione del sole, della luna e delle piante
3) Separazione delle acque
4) Creazione di Adamo
5) Creazione di Eva
6) Peccato originale e Cacciata dal Paradiso Terrestre
7) Il sacrificio di Noè
8) Diluvio Universale
9) Ebbrezza di Noè




Oltre a questo, faccio colorare i vari settori (vedi esempio) e creare un'altra legenda; questo aiuta i ragazzi a memorizzare i termini specifici: lunetta, pennacchio, vela, e a ricordare le posizioni dei vari personaggi.

Esempio:

GIALLO: pennacchi, storie bibliche
VERDE: lunette, antenati di Cristo
ARANCIONE: vele, antenati di Cristo
ROSA: profeti e sibille
AZZURRO: storie della Genesi











Ma non è finita qui. Accanto allo schema faccio incollare alcune figure che rappresentano dettagli dell'opera. I ragazzi devono colorarle e scrivere accanto le rispettive didascalie. Alcune le ho trovate già fatte, altre le ho preparate io.
I dati generali (autore, data, collocazione, committente, misure, tecnica) e un bel titolo disegnato e colorato a piacere completano l'esercizio.
Sembra un gioco da ragazzi... ma non lo è poi tanto.
Assieme alla cura nella colorazione, io valuto la composizione della pagina, dato che i ragazzi sono liberi di incollare e scrivere didascalie e legende dove preferiscono.

Come cerco di fare con tutte le esercitazioni, lo scopo è di prendere quanti più piccioni possibile con una sola fava: in questo caso, oltre a memorizzare alcuni aspetti dell'opera, i ragazzi devono progettare e gestire gli spazi del loro quaderno, quasi come si trattasse della pagina di un libro o di una rivista.
immagine dal web

immagine dal web

immagine di Mara Bagatella

Immagine di Mara Bagatella

Immagine dal web

immagine di Mara Bagatella


sabato 8 aprile 2017

Michelangelo, Volta della Cappella Sistina

Questo video nasce da una mia necessità e anche da una mia difficoltà come insegnante.
Lo scorso anno, in un momento di esagerato ottimismo, decisi di affrontare l'argomento del Rinascimento a partire da un documentario di Alberto Angela, LA CAPPELLA SISTINA E I SUOI SEGRETI, stagione 2013/14.
Si tratta di un video lungo per dei ragazzi di seconda media, ma ero convinta che, spezzandolo in varie parti (quattro parti di mezz'ora circa) e fermandolo spesso per chiarire loro dei punti e rispondere alle loro domande, la cosa avrebbe funzionato.
Mi aspettavo più attenzione rispetto ad una normale lezione frontale, più entusiasmo, una maggiore memorizzazione dei contenuti visivi.
Il risultato fu invece sconfortante. Dopo un mese, la verifica andò malissimo, dovetti fargliela rifare. Il secondo tentativo andò solo leggermente meglio rispetto al primo. Questo non in una, ma in tre classi di seconda media, si parla quindi di circa 60 ragazzi.

Cos'era successo? 
Quando un sistema didattico sul quale puntavi e nel quale riponevi tanta fiducia fallisce, l'unica cosa sensata da fare è raccogliere i cocci del tuo orgoglio e analizzare quanto è successo, in modo da non ricadere nello stesso errore.
Negli ultimi mesi mi sono resa conto che le lezioni in video non aiutano affatto i ragazzi, anzi, li mettono in crisi. Saranno anche dei nativi digitali, abituati alle immagini in movimento, ma avete mai sbirciato i video su Youtube per cui vanno matti?
Sono molto semplici, brevi e banali, e loro li riguardano in continuazione. 
L'amore per la reiterazione è tipica della stagione dell'infanzia. I bambini amano riascoltare all'infinito le stesse fiabe o riguardare gli stessi cartoni animati anche quando sono in grado di ripetere ogni battuta a memoria. Non è strano. Io e i miei fratelli lo facevamo con le fiabe sui dischi a 45 giri, e ancora ridiamo insieme quando ricordiamo Biancaneve che era rotto e saltava al conteggio dei nani: "Uno, due, tre, quat-tre, quat-tre, quat-tre...."

Insomma, una trasmissione di Alberto Angela, pur se di eccellente qualità (adoro Alberto Angela, sia chiaro, e i suoi documentari sono magnifici, splendidi, perfetti) è troppo complessa per un ragazzino di 12 anni. 
Troppo lunga (anche se spezzettata in parti di mezz'ora), troppo ricca (immagini complesse e linguaggio complesso, nonostante la chiarezza con cui vengono esposti gli argomenti), troppo densa (nonostante il ritmo sia cadenzato e studiato da professionisti ai quali non sarei degna di lustrare le scarpe).
Aggiungiamo che: a questa età non sanno prendere appunti, che si distraggono per ogni minima stupidaggine, che hanno un vocabolario davvero limitatissimo e questo complica ulteriormente le cose.
Un mio allievo, dopo aver riguardato il documentario anche a casa con i genitori, mi confidò candidamente che era riuscito a capire molte più cose perché a scuola guardava quello che facevano i compagni, anziché il video...
Così, per affrontare il complesso argomento del Rinascimento, quest'anno ho creato un video ad hoc.
Dura 10 minuti e riguarda una sola opera di Michelangelo, la Volta della Cappella Sistina. 
Lo userò per "rompere il ghiaccio", mentre il resto delle lezioni saranno un mix tra lezioni tradizionali, schemi, mappe concettuali.
In questi anni, infatti, ho imparato una cosa sola: se voglio che la maggioranza della classe mi segua, devo porgere i contenuti nel maggior numero di maniere possibili, perché quello che accende l'interesse ad un mio alunno, può lasciare l'altro completamente indifferente.
Nativi digitali o no, il cervello di molti apprende meglio con i sistemi tradizionali, leggendo in classe, ripetendo a casa, copiando gli appunti alla lavagna. Altri no. 
Ma in fin dei conti è sempre stato così... non siamo tutti uguali, siamo uno, due, tre, quat-tre... quat-tre... quat-tre...



giovedì 14 aprile 2016

La didattica dell'arte in età infantile: un'esperienza

Scuola d'arte - corso per bambini
Chiampo 1997

Qualche giorno fa ho "riesumato" una cartellina polverosa, dove avevo conservato parte del materiale di un corso di disegno e manualità per bambini che avevo tenuto nel 1997, in collaborazione con il Comune e la Biblioteca del mio paese.

Riguardando le opere dei miei allievi, tutti tra i 6 e i 9 anni, sono rimasta sbalordita dalla qualità degli elaborati. Avevo anche curato una piccola esposizione di fine corso, con delle didascalie esplicative sul lavoro svolto. 

Non avevo nemmeno il computer a quel tempo, i cartelli li avevo scritti a mano.

In questi giorni sto lavorando al "curricolo verticale", che per i profani sarebbe il nuovo metodo di scrivere i programmi scolastici secondo le Indicazioni Nazionali.


Scuola d'arte - corso per bambini - Chiampo 1997
esposizione dei lavori


Scuola d'arte - corso per bambini
Chiampo 1997
La differenza fondamentale tra questo nuovo metodo e il vecchio è che l'accento viene messo sulla "continuità" che dovrebbe esserci tra un ordine di scuola e l'altro. In pratica, le abilità e le competenze di ogni materia, dovrebbero essere insegnate con gradualità, a partire dalla Scuola dell'Infanzia, proseguendo durante i cinque anni della Scuola Primaria, per poi portare a termine un percorso coerente alla fine della Secondaria di Primo Grado (le vecchie Scuole Medie, per intenderci).

Per questo motivo ho recuperato il materiale dalla vecchia cartellina, per riportare qui i testi delle didascalie che avevo scritto allora.
La didattica dell'arte in età infantile ha infatti delle peculiarità; si deve tenere presente che ad ogni età si guarda e si interpreta il mondo in modo diverso. Spero che questi brevi testi, corredati da immagini realizzate dai miei piccoli allievi di allora, possa essere di stimolo ad insegnanti e genitori.


I DISEGNI DEI BAMBINI

"Ritratto" - Simone (6 anni) Scuola d'arte - Chiampo 1997


Il bambino ha caratteristiche psicologiche tipiche della sua età e non deve essere considerato un adulto incompleto. Ogni bambino ha inoltre delle esigenze peculiari, date dalla singolarità del proprio carattere, che si manifestano in modo diretto e genuino e che, unite alle caratteristiche proprie dell’età, gli fanno vedere il mondo in una prospettiva diversa da quella della maggior parte degli adulti.
Per questo motivo, i disegni dei bambini devono essere “letti” con una chiave diversa dalle immagini elaborate dagli adulti.

È inutile, se non dannoso, imporre ai bambini un’educazione al realismo, ovvero obbligarli a imparare a rappresentare la realtà così come la vede un ipotetico adulto medio, con colori e forme che obbediscano a regole tradizionali; tale obbligo non fa che bloccare la fantasia e la creatività del bambino.

LO SPAZIO
Esercizio di completamento - Giulia, 9 anni -
Scuola d'arte - Chiampo 1997

L’appropriazione e l’organizzazione dello spazio da parte del bambino è una delle finalità principali dell’insegnamento dell’educazione all'immagine. Manipolando il materiale pittorico, infatti, il bambino si avvicina gradatamente alla conoscenza dei concetti di distanza, misura, ripartizione regolare dello spazio, rapporto figura/ sfondo, proporzioni.
Inoltre, dato che esiste una relazione piuttosto stretta tra controllo visivo e impulso motorio, il bambino, tramite il disegno, assume la coscienza del proprio corpo, delle proprie capacità e dei propri limiti, e impara quindi a conoscere meglio se stesso.

IL COLORE

"Albero" - Beatrice (9 anni)- Scuola d'arte - Chiampo 1997

In arte, l’uso del colore è strettamente legato all'emotività. Nei disegni dei bambini, questa caratteristica emerge con maggior forza: infatti i bambini scelgono il colore secondo criteri psicologici ed emotivi e non si preoccupano del fatto che esso corrisponda o meno alla realtà. Crescendo, il bambino comincia gradatamente a cogliere le relazioni tra colori e oggetti, fino a raggiungere, verso gli 11-12 anni, una fase “realistica”, in cui scopre il variare dei colori rispetto alla luce.
È bene non forzare il raggiungimento di questa meta, ricordando anche che in arte la validità della scelta cromatica si basa sulle implicazioni psicologiche del colore piuttosto che sull'effetto realistico.

"Il pittore" - Francesco (6 anni) Scuola d'arte - Chiampo 1997

IL RACCONTO


La creatività e la voglia di esprimersi del bambino devono essere continuamente stimolate da parte dell’insegnante.
Un valido mezzo per stimolare l’immaginazione è il racconto: una fiaba, una poesia, o anche semplicemente una spiegazione fatta in modo coinvolgente e interessante, possono ottenere l’effetto di indurre i bambini a nuove associazioni mentali.

Illustrazione della fiaba "Maria di legno" (Valentina, 9 anni)
Scuola d'arte - Chiampo 1997



lunedì 3 novembre 2014

Natura morta - esercitazioni - ombre


Negli anni ho cercato diverse soluzioni per far disegnare la natura morta a scuola, compreso portare in classe carrettate di oggetti e di lampade per la copia dal vero, ma non è mai stata una cosa semplice. 

Anni fa ho insegnato in una scuola che aveva in dotazione una specie di alto trespolo dove si potevano appoggiare dei grossi vasi, in modo che tutti i ragazzi, anche quelli degli ultimi banchi, riuscissero a vederli... ma anche così, i poveretti dell'ultima fila vedevano gli oggetti da troppo lontano, quelli della prima invece li vedevano troppo angolati dal basso.

Ho provato anche a mettere i banchi in cerchio, con gli oggetti da copiare nel mezzo, ma fare ciò comporta troppa confusione e fa perdere un sacco di tempo...  

Insomma, la copia dal vero alle scuole medie crea davvero dei problemi tecnici e logistici non indifferenti.





Per questo ho ripiegato sulla copia di fotografie, e da qualche anno, per prendere due piccioni con una fava, propongo ai ragazzi di copiare delle composizioni semplici, si, ma realizzate da grandi artisti: Van Gogh, Cezanne, Morandi, ad esempio. 
In questo modo cominciano a GUARDARE qualcosa di diverso dal solito, dato che la cosiddetta "educazione artistica" è soprattutto educazione visiva.


Tuttavia, lo scorso anno, mi è venuta voglia di insegnare anche qualche nozione sulle ombre, così le riproduzioni dei quadri non mi bastavano più; dato che gli esercizi dei libri di Arte e Immagine in genere non mi piacciono,  ho passato un intero pomeriggio a cercare su Internet delle immagini non troppo difficili da far copiare ai miei alunni, ma ho trovato poco o niente.

Siccome sono testarda, non mi sono data per vinta e ne ho realizzata qualcuna io, fotografando alcuni oggetti che avevo in casa. 

Alcune sono state fatte appositamente per uno studio sulle ombre, quindi sono rigorosamente in bianco e nero (e ottenute fotografando solo oggetti di colore bianco), altre sono più colorate.

Ho deciso di pubblicarle, e di metterle così a disposizione, nel caso che qualche collega si trovi ad avere le mie stesse esigenze e difficoltà.


Tutto questo lavoro fotografico in realtà non ho ancora potuto utilizzarlo a scuola, perchè la primavera scorsa, poco dopo averlo realizzato, mi sono ammalata, così gli esercizi sulla natura morta sono saltati. 
Spero però che mi torni utile durante questo anno scolastico, e di poter pubblicare presto anche qualche lavoro realizzato dai miei alunni.









lunedì 11 agosto 2014

Manuale del cacciatore di bufale (1)

Premessa

Non sono una giornalista, né una debunker, quindi vi chiederete come mai ho deciso di affrontare l’argomento delle bufale in Internet in un blog che parla di didattica dell’arte.

La risposta è molto semplice: perché sono un’insegnante e mi occupo di istruzione e cultura.
Due cose importantissime, alle quali ho dedicato la mia vita e che l’inarrestabile diffusione delle bufale sta mettendo a repentaglio.
Io amo Internet, e considero il Web una grande risorsa, ma, come tutti gli strumenti molto complessi, non può essere utilizzato alla leggera.
Fareste guidare una Ferrari a qualcuno che non ha la patente?

Ebbene, sappiate che ci sono bambini di 8/9 anni che hanno un profilo su Facebook.
Come intendiamo proteggerli? Come crediamo di poterli educare all’uso consapevole di qualche cosa che non conosciamo a fondo nemmeno noi adulti?
E, soprattutto: quanto tempo dovrà passare prima che la Scuola Pubblica, l’Ente preposto all’Istruzione, all’Educazione, alla diffusione della Cultura, si faccia finalmente carico di questo problema?
Io non lo so.
Ma non intendo aspettare.

Ogni giorno, là fuori, c’è gente che inventa le notizie più strampalate solo per esibizionismo, gente che fomenta odio con bufale a sfondo razzista e politico, gente che distrugge sistematicamente gli sforzi di ricercatori seri pubblicando articoli pseudoscientifici a cui la gente crede ciecamente, dato che non ha la capacità di distinguere e selezionare le notizie che arrivano dalla Rete.

E chi mai dovrebbe assumersi l’onere di educare le persone al ragionamento e allo spirito critico?  Chi dovrebbe fornire gli strumenti per comprendere la realtà e sapersi orientare tra la miriade di informazioni da cui ci troviamo quotidianamente bombardati?
Chi, se non la Scuola?

Fino a quando lasceremo che pochi debunkers, animati solo da buona volontà e spirito di volontariato facciano un lavoro che dovrebbe essere nostro?

Queste sono le domande che mi sono posta negli ultimi mesi, e alle quali sto cercando di dare risposta con questo lavoro, che mi auguro venga copiato, diffuso, utilizzato il più possibile, che diventi più virale di una catena di S. Antonio.

In realtà, io non sto inventando nulla, sto soltanto raccogliendo il materiale messo a disposizione da altri, rielaborandolo e riordinandolo, in modo che risulti facilmente comprensibile ai miei alunni. A lavoro ultimato, diventerà un vero e proprio libretto, che tutti potranno scaricare, stampare, diffondere.

Ringrazio Maicolengel di “Bufale un tanto al chilo” per la fattiva collaborazione, e Paolo Attivissimo per il materiale a cui sto attingendo e per essermi stato di ispirazione.

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MANUALE DEL CACCIATORE DI BUFALE

Parte Prima: 
COME RICONOSCERE UNA BUFALA ON LINE

La maggior parte delle bufale in Internet sono facili da riconoscere, basta far caso alla presenza di alcuni indizi che possono essere rilevati analizzando il TITOLO, il TESTO e l’IMMAGINE a commento del post.


1 -IL TITOLO

 
Spesso il titolo è “urlato”, cioè scritto con caratteri molto grandi, tutto in maiuscolo, e vi compaiono uno o più punti esclamativi. Questi espedienti grafici sono usati per attirare l’attenzione di chi legge, come se qualcuno stesse “gridando” la notizia; infatti, scrivere usando solo caratteri MAIUSCOLI nei commenti dei social network o nei forum on-line, equivale a “urlare” ed è considerato segno di maleducazione. Chi lo fa vuole esprimere in quel modo sentimenti di rabbia o esasperazione, e sta cercando di attirare l’attenzione.


Inoltre, utilizzare molti punti esclamativi al termine di una frase è superfluo e tipico degli scritti informali. Non è un vero e proprio errore, ma di solito si usa in lettere e messaggi tra amici, e non dovrebbe mai essere usato nei libri o negli articoli di giornali.


I titoli “allarmistici” sono un altro forte indizio di bufala: appelli a far girare la notizia “prima che venga cancellata da Internet”, oppure la parola “CENSURA”  e i suoi derivati all’interno del titolo; inviti dai toni perentori come “SVEGLIAAAA!!!”, “è UNO SCANDALO!!!”, “GUARDATE!!!”, oppure sostenere che si tratta di informazioni SEGRETE che qualcuno vi sta tenendo nascosto.


I titoli che non corrispondono ai contenuti dell’articolo sono un chiaro segnale che si tratta di una bufala: infatti se vi stanno mentendo già dal titolo, figuriamoci quel che seguirà...




2- IL TESTO
 
Contraddizioni o errori grammaticali grossolani appaiono spesso nelle bufale. Potete riconoscere facilmente testi tradotti malamente con sistemi automatici per la presenza di frasi sconclusionate, o per l’uso scorretto della punteggiatura.


A volte l’intero articolo manca di logica, ma per capirlo, occorre leggerlo fino in fondo. Se compaiono contraddizioni evidenti, allora si tratta di una bufala.


È importante verificare se sono presenti riferimenti a date, persone, nomi, aziende, indirizzi, leggi o documenti. Se non ci sono riferimenti precisi, è molto probabile che siate al cospetto di una bufala.
Bisogna sempre ricordarsi che esistono le “5 W del giornalismo”, che sono preziose in questi casi:


WHO («Chi»)
WHAT («Che cosa»)
WHEN («Quando»)
WHERE («Dove»)
WHY («Perché»)


Se uno o più di questi elementi, necessari alla stesura di un articolo, manca, siete sicuramente di fronte ad un grave caso di pseudo-giornalismo, e probabilmente anche di una bufala.
Se questi elementi sono presenti e volete scoprirne di più, potete mettervi “a caccia” utilizzando i motori di ricerca (il più conosciuto è Google). 

Come si fa?
Si immette nella casella di ricerca una frase tratta dal messaggio.
Meglio una frase intera, non una singola parola: ricordiamo sempre che un motore di ricerca non è un essere umano, ma un programma molto complesso, che funziona confrontando le parole che scriveremo con quello che già si trova nel suo archivio. 


Il grosso problema nell'uso dei motori è proprio quello di trovare le parole che identificano ciò che ci interessa in modo univoco, cioè una serie precisa e piuttosto insolita di parole che difficilmente compariranno in messaggi diversi da quello che sto cercando.
Se così facendo, la notizia non viene trovata nei siti autorevoli (riviste di settore online, CNN, BBC, Amnesty International, per esempio), è probabile che sia una bufala.


3- L'IMMAGINE
 
L’immagine che accompagna un post su Facebook o su un sito internet è importantissima, e non viene mai scelta a caso. 


Molto spesso, non è solo la prima cosa ad essere notata dagli utenti ma, purtroppo, anche l’unica.

Un’immagine shoccante e un titolo urlato sono tutto ciò di cui ha bisogno un abile creatore di bufale, dato che, nella maggior parte dei casi, gli utenti condividono il link senza nemmeno aprirlo.
La prima regola del buon cacciatore di bufale, quindi, è di non condividere mai una notizia senza prima aver letto e analizzato per intero il testo (vedi punto 2).


Le immagini che accompagnano le bufale sono ingannevoli e presentano delle caratteristiche ben precise: infatti sono scelte per attirare la nostra attenzione, proprio come accade nella pubblicità. 


Possono essere:
a) Immagini shoccanti: mirano a destare sentimenti forti e immediati come odio, sdegno, paura, rabbia, compassione. Bambini in letti di ospedali, o che presentano sul corpo ferite o lividi; anziani in miseria che frugano nei cassonetti in cerca di cibo; scene di violenza, oppure con espliciti riferimenti sessuali. 


Quasi sempre si tratta di immagini fuori contesto, cioè che non c’entrano nulla con la notizia in questione; vecchie foto che chiunque può trovare sul web, scaricare e poi usare per confezionare la propria bufala.
Possono essere utilizzati a questo scopo fotogrammi tratti da film o immagini scattate sui set cinematografici… tanto per risparmiare sugli effetti speciali.



Un paio di esempi: estate 2014, una scultura usata per gli effetti speciali del film “Pirati dei Caraibi” viene spacciata per il “cadavere di una sirena” trovato a Lampedusa.




La foto di Steven Spielberg sul set di Jurassic Park è stata diffusa su Facebook con una didascalia che affermava si trattasse dell’uccisione di un animale raro da parte del noto regista.

Incredibilmente, un gran numero di persone ha condiviso l’immagine con commenti di rabbia e insulti verso Spielberg e rammarico per il povero animale ucciso!


b) Immagini di scarsa qualità, molto sgranate, sfuocate, senza attenzione per la composizione o l’inquadratura… quasi mai le foto che “corredano” le bufale sono scattate da professionisti. Un buon modo per riconoscerle, quindi, è quello di curare il nostro gusto e imparare a distinguere le immagini belle da quelle brutte. 
Ricordate: se siamo abituati alla bellezza e alla qualità, tutto ciò che è brutto e malfatto “salta subito all’occhio”.

c) “Effetti speciali” scadenti sono un altro forte indizio della presenza di bufale: infatti, anche se ormai tutti abbiamo dei programmi di fotoritocco installati sul nostro PC, solo pochissime persone li sanno usare bene.
Un fotoritocco malfatto è facile da riconoscere se si ha un occhio allenato.


d) Collages di immagini che non c’entrano nulla l’una con l’altra, sono un modo per “collegare” tra loro eventi, luoghi, personaggi, anche quando il collegamento, in realtà, non esiste.


e) Anche i colori sono importanti: uno sfondo rosso o giallo (colori caldi) attira l’attenzione, uno sfondo nero può servire ad introdurre un contenuto “misterioso”, il verde è utilizzato per suggerire l’idea di “natura” e di salute” eccetera.


I colori hanno un effetto psicologico molto forte su tutti noi. I pittori lo sanno da secoli, i pubblicitari da qualche decennio.
Oggigiorno lo sanno anche i creatori di bufale, per questo è importante che anche noi ne siamo consapevoli.



(continua...)

mercoledì 6 agosto 2014

Un lavoro di gruppo: le Storie della Genesi di Wiligelmo

Quando si decidono i programmi annuali? 
Ufficialmente, bisogna consegnare i programmi alla segreteria della scuola entro novembre, ma io (e penso molti altri miei colleghi) li decido ben prima, già durante le vacanze estive, o nei primissimi giorni di settembre, quando ancora la scuola non è iniziata.
Tuttavia, non di rado mi è capitato di dover riadattare la programmazione durante il corso dell'anno scolastico, a volte anche di doverla letteralmente sconvolgere.

Piccoli adattamenti capitano di continuo, e sono normali. Ogni classe è diversa, gli allievi non apprendono tutti alla stessa velocità. Può succedere di dover ripetere degli argomenti, di soffermarsi su un'esercitazione più a lungo del previsto.

Sostituire completamente un'attività con un'altra, invece, è meno frequente.
Mi è successo lo scorso anno scolastico (2013/14) di dover imbastire in tutta fretta un laboratorio per approfondire un argomento relativo all'arte romanica.
A me sembrava semplice, invece le mie classi del secondo anno lo avevano appreso troppo superficialmente.
Me ne ero accorta dai risultati delle verifiche scritte. I punteggi erano troppo bassi. Le risposte alle domande aperte erano povere ed imprecise.
Non che ci fosse stato un gran numero di insufficienze, ma l'apprendimento di quel particolare argomento appariva di livello tanto superficiale che ero sicura sarebbe stato perso nel volgere di poche settimane, forse addirittura giorni.

Che potevo fare? Avevo due alternative: passare all'argomento successivo, sperando che si trattasse semplicemente di un trascurabile errore di percorso, oppure rifare tutto, cambiando strategia.
La prima strada poteva essere valida quanto la seconda: infatti l'insegnamento della storia dell'arte non è per forza di cose sequenziale. Comprendere l'arte romanica non è un requisito indispensabile per capire il Rinascimento.
Tuttavia, se gli alunni di 3 classi non si erano appassionati, e non avevano compreso bene quei contenuti, significava che qualcosa  nel metodo non aveva funzionato, e non volevo rischiare di ottenere gli stessi insoddisfacenti risultati anche con l'argomento successivo.


Ho quindi optato per la seconda soluzione, ed ho organizzato un lavoro di gruppo
I lavori di gruppo sono molto amati dagli allievi, e poco dai professori, perchè sono impegnativi e difficili da gestire.
Hanno però un innegabile vantaggio: se anche dovessero rivelarsi poco efficaci da un punto di vista didattico, lo sono sempre sotto il profilo educativo e umano.
Lavorando insieme, le persone imparano a conoscersi, collaborare, gestire i conflitti, e questo io lo ritengo un apprendimento fondamentale, soprattutto in un'età delicata come la preadolescenza.

Inoltre, se dal punto di vista quantitativo i risultati possono essere inferiori alle aspettative, sotto il profilo qualitativo non lo sono mai.
Difficilmente, un ragazzo dimenticherà una cosa appresa durante un lavoro di gruppo, perchè gli stimoli emotivi che riceve durante quell'attività rendono l'apprendimento più significativo.

Con questo lavoro di approfondimento su Wiligelmo e la scultura romanica, volevo ottenere principalmente due risultati: un coinvolgimento maggiore dei ragazzi e una maggiore autonomia nell'apprendimento, oltre ad una conoscenza maggiore del Libro della Genesi, sul quale si basano le sculture di Wiligelmo.



Infatti, ero rimasta molto colpita constatando che alcuni prerequisiti che io davo per scontati, non lo erano affatto. 
Quando io avevo 12 anni, era normale per me sapere chi fossero Adamo ed Eva, Caino e Abele. Ma per i dodicenni di oggi non lo è più.
E non crediate che il motivo sia il numero crescente di alunni appartenenti ad etnie e religioni diverse nelle classi. Ho constatato spesso che ragazzi di religione musulmana o induista conoscono i personaggi dell'Antico Testamento meglio di molti italiani di religione cattolica.



Il motivo lo lascio indagare ad altri, a me questa ignoranza in materia religiosa interessa per motivi pratici: quando devo affrontare argomenti relativi all'arte medievale è indispensabile che essi conoscano almeno i rudimenti della religione cristiana, così come, spiegando loro l'arte greca, mi devo sincerare che sappiano qualcosa riguardo Atena o Zeus (vi sorprenderà, ma sono più popolari del patriarca Noè, o almeno lo erano prima dell'uscita del film "Noah").

Le ricerche tradizionali sono quanto di più noioso io riesca a ricordare del mio passato di studentessa, ma organizzare una ricerca strutturandola come lavoro in team, è tutto un altro paio di maniche.



Organizzare un lavoro di gruppo non è così banale: occorre conoscere abbastanza i propri alunni da comporre gruppi equilibrati sia dal punto di vista delle capacità, sia dal punto di vista dell'affiatamento. 
Il secondo punto è quello più difficile. Mettere insieme persone che si detestano non è una buona idea, ma nemmeno abbinare chi è già amico per la pelle. 
L'obiettivo è quello di imparare a collaborare anche con persone non particolarmente amiche e di includere nel gruppo anche chi non è particolarmente popolare. Questo occorre dirlo chiaramente all'inizio dell'attività, e non sempre è facile farlo accettare ai ragazzi.
Se la composizione del gruppo la decido io, lascio a loro decidere i ruoli. Chiedo che eleggano un "responsabile" che rediga un resoconto accurato delle attività di ogni componente e che coordini i compagni, affidando ad ognuno dei compiti adatti alle diverse capacità.



All'inizio del lavoro io cerco di essere molto chiara su ciò che chiamo "standard di successo". Tradotto significa: ciò che ognuno deve fare se vuol prendere un buon voto. Chiarisco anche che, alla fine, la valutazione sarà personale, e non di gruppo. 

Durante il lavoro, lascio che prendano alcune decisioni autonomamente. Se intervengo, lo faccio sotto forma di proposta: "che ne dite se utilizziamo questo colore per lo sfondo?" oppure "con quale tipo di lettering vorreste realizzare i titoli?"
Non sempre sono così brava, però...  se vedo che stanno perdendo troppo tempo o che stanno perdendo di vista gli standard, mi innervosisco, e mi riprendo il ruolo classico della prof severa ed esigente... ho ancora molte cose da migliorare!

Al termine dell'attività è importantissimo dedicare del tempo alla presentazione del lavoro
Serve a far riflettere i ragazzi su ciò che hanno fatto, a mettere in luce i pregi e i difetti di ciò che è stato realizzato, chiedendo loro di motivare le scelte fatte. 
Si tratta di un momento fondamentale, sia per la valutazione, sia per l'autovalutazione.
Ho voluto svolgere questa attività in corridoio, all'esterno delle clessi, davanti ai cartelloni appesi. 

Il momento più bello è stato quello in cui ho chiesto con quale criterio ogni gruppo aveva scelto il proprio responsabile. Anche se con modalità differenti, tutti avevano saputo riconoscere, all'interno del proprio gruppo, la persona più affidabile, e l'avevano investita di quel ruolo, che era stato accettato con consapevolezza e, spesso, con una certa preoccupazione.
Chiaro segnale del fatto che l'obiettivo principale era stato raggiunto.

lunedì 14 luglio 2014

Verifiche: livelli di difficoltà

ATTENZIONE:
I seguenti livelli di difficoltà me li sono dovuti inventare. Non li ho desunti da libri di pedagogia, nè ho preso spunto da autori famosi, ma mi sono basata unicamente sulla mia esperienza personale e sui bisogni effettivi dei miei allievi.
Sentitevi quindi liberi di criticare, fare osservazioni e suggerire miglioramenti.
Questa tabella non è da intendersi come una gabbia rigida, ma piuttosto come un canovaccio da adattare alle proprie necessità.
Io stessa modifico in continuazione le verifiche e mescolo i diversi livelli in base alle caratteristiche dei miei alunni.

Livello 4    Normale  
 
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Livello 3    (Dislessia )

stessi argomenti rispetto alla classe. testi brevi, spezzati, esercizi di completamento testi e descrizioni di immagini date; maggior numero di immagini (anche a colori), schemi, eliminazione o limitazione delle domande aperte.   
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Livello 2    (Difficoltà di comprensione/ apprendimento con o senza dislessia - Difficoltà di alfabetizzazione)

Argomenti ridotti rispetto alla classe, testi brevissimi, descrizioni guidate, consegne semplificate, eliminazione delle domande aperte, esercizi di riconoscimento (immagini e schemi).   
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Livello 1    (Gravi difficoltà di comprensione/ apprendimento - Livello di alfabetizzazione 1)

Argomenti in parte diversificati rispetto alla classe. Esercitazioni grafiche o comunque pratiche. Consegne intuitive, esercizi di riconoscimento intuitivi.   
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Livello 0   (Gravi difficoltà di comprensione/ apprendimento, con difficoltà anche di manualità e uso degli strumenti. - Livello di alfabetizzazione 0 con presenza di difficoltà di apprendimento)

Argomenti diversificati rispetto alla classe. Esercitazioni grafiche o comunque pratiche. Consegne intuitive, esercizi di riconoscimento intuitivi riguardanti la quotidianità o argomenti di interesse personale o esperienze vissute. 
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Livello 0 alf.  (alfabetizzazione)
   
Livello di alfabetizzazione 0 con livelli normali di apprendimento.
Argomenti diversificati rispetto alla classe. Esercitazioni grafiche e di completamento. Consegne intuitive, esercizi di riconoscimento riguardanti terminologia semplice (sulla quotidianità o esperienze vissute).