Visualizzazione post con etichetta manifesti. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta manifesti. Mostra tutti i post

giovedì 26 febbraio 2015

MANIFESTI STORICI DI PROPAGANDA


Cos’è la PROPAGANDA?

La propaganda è un insieme di azioni che hanno la finalità di influire sull’opinione pubblica, in modo da favorire gli intenti di chi la mette in atto. 
Essa utilizza le stesse modalità della pubblicità commerciale, atte a convincere provocando emozioni intense, che possono essere negative (paura, disprezzo, repulsione) o positive (orgoglio, patriottismo, desiderio di essere benvoluti). 
La propaganda riesce a provocare tali sentimenti grazie agli slogan, ripetuti costantemente dalla radio, televisione, stampa, manifesti, ma utilizza anche forme di diffusione, quali la letteratura, il teatro, il cinema, le arti figurative. 
Le immagini sono molto importanti nella propaganda, perché esse vengono comprese in maniera più immediata rispetto ai testi, e vengono memorizzate più facilmente.

L’uso della propaganda si affermò particolarmente a partire dalla I° Guerra Mondiale ed ebbe immenso sviluppo nei decenni successivi, specie in quei Paesi, come la Germania, l’Italia o l’URSS, dove si instaurarono regimi autoritari a base demagogica. 
Manifesto di propaganda – Stati Uniti,  II° GM (1943)
La II° Guerra Mondiale diede luogo a un enorme sviluppo della propaganda (definita anche guerra psicologica), impiegata all’estero con lo scopo di minare in tutti i modi la resistenza dei nemici, e all’interno degli Stati belligeranti per sostenere l’immane sforzo morale, sociale, economico, cui erano sottoposti dalla guerra totalitaria. 

La propaganda utilizza tecniche comunicative che richiedono competenze professionali e l’accesso a mezzi di comunicazione di vario tipo, in particolare ai mass media.
Esse implicano un certo grado di manipolazione della realtà, che viene mostrata solo in parte, selezionando i contenuti che interessano a chi la utilizza.
I destinatari di questi messaggi vengono tenuti accuratamente all’oscuro delle informazioni non conformi ai contenuti propagandati. A tale scopo, nei Paesi governati da regimi totalitari, la propaganda è organizzata a livello statale, ed è istituito un apposito Ministero che se ne occupa.

I° Guerra Mondiale - Campagna di reclutamento inglese

Daddy, what did YOU do in the Great War?



Questo è uno dei più famosi manifesti diffusi durante i primi mesi della Grande Guerra dal comitato inglese di reclutamento. Il consiglio dei ministri, contrario alla leva obbligatoria, dovette puntare sull’arruolamento di volontari. Il fervore patriottico e la forza della propaganda condussero, solo nel primo mese del conflitto, al reclutamento di 500.000 volontari. Nel corso del successivo anno e mezzo, se ne aggiunsero altri 100.000, la maggior parte dei quali destinati a morire nel fango delle trincee.

La scena si svolge nel salotto di una casa inglese dei primi del Novecento.
Gli elementi che esplicitamente ricordano la guerra sono i soldatini con cui sta giocando il bambino, ma dopo aver letto lo slogan che dice: “Papà, cosa hai fatto tu nella Grande Guerra?”, si può capire che il libro aperto sulle gambe della bambina è un libro di storia che parla della I° Guerra Mondiale. 
La frase dello slogan è pronunciata dalla bambina che sta leggendo il libro in braccio al padre. Gli elementi usati per convincere l’uomo ad arruolarsi sono, prima di tutto, il rimorso e la vergogna che proverà per non aver partecipato e quindi per non potere raccontare ai figli ciò che ha fatto durante la guerra. 

Alfred Leete, "Britons, Lord Kitchener wants You", 1914



Questo manifesto deriva da un disegno di Alfred Leete, pubblicato nel 1914 sul settimanale inglese “London Opinion” e successivamente adottato dal Comitato Parlamentare di Reclutamento come manifesto di propaganda.

Per catturare l’attenzione è stata usata una prospettiva esasperata. 
Il braccio fortemente scorciato e il dito puntato danno l’impressione che il personaggio raffigurato si rivolga personalmente a chi guarda il manifesto, con un notevole impatto psicologico.
Lo slogan è abilmente costruito in maniera simile a un rebus, in cui il soggetto della frase è un’immagine anziché una parola.  

L’uomo rappresentato è infatti Horatio Kitchener (Lord Kitchener) il ministro della guerra inglese, quindi la frase andrebbe letta in questo modo: “Britons, Lord Kitchener wants you. Join your country’s army! God save the king” (Britannici, Lord Kitchener vuole voi. Unitevi all’esercito del vostro Paese. Dio salvi il re).


L’efficacia di questo manifesto fu tale da essere ripreso nel 1917 da James Montgomery Flagg, autore del celebre manifesto di chiamata alle armi dell'esercito americano raffigurante lo Zio Sam. Questo manifesto fu ristampato nuovamente durante la II Guerra Mondiale, diventando uno dei manifesti più diffusi nella storia della pubblicità.


PROPAGANDA DI REGIME
FASCISMO

Il Fascismo fu il primo regime totalitario ad utilizzare la propaganda come mezzo per creare consenso nella popolazione e mantenere il potere. 
Mussolini era stato giornalista e comprendeva bene l’importanza della stampa per orientare il pensiero della gente. La propaganda fascista venne diffusa inoltre manipolando la radio e il cinema, due mezzi di comunicazione di massa che all’epoca erano molto moderni e che precedentemente non erano mai stati usati a tale scopo.

Una delle caratteristiche dei regimi totalitari è il «culto del capo».
Le idee, i comandi, la volontà del dittatore Benito Mussolini non dovevano essere mai messe in discussione: per questo motivo la sua immagine venne elaborata dalla propaganda in modo da farne un simbolo di virilità, forza, durezza.

In questa immagine, il colore rosso dello sfondo (simbolo di forza) fa risaltare il volto del Duce, di un grigio metallico.
Le sopracciglia aggrottate e il mento sollevato gli danno un’aria di arrogante superiorità.

LE DONNE E IL FASCISMO

Durante il Fascismo, alle donne venne riservato in primo luogo il ruolo di riproduttrici: il regime propagandava le famiglie numerose, vietò i contraccettivi, le pratiche abortive e l’educazione sessuale. 
Il fascismo affermò una visione della donna come individuo subordinato all'uomo e destinato a servirlo, in qualità di moglie e di madre, ma anche sul posto di lavoro e in ogni ambito della società. 

Questo fine venne perseguito costantemente, oltre che attraverso la propaganda, limitando e svilendo l'istruzione femminile.
Questo ruolo di subordinazione rimase ben marcato, anche quando, durante la II° Guerra Mondiale, i fascisti furono costretti ad arruolare perfino le donne nel Servizio Ausiliario Femminile (SAF).

L’atteggiamento della figura femminile in questa immagine, china in avanti, quasi in preghiera di fronte alla bandiera e ai simboli fascisti, è ben diverso da quello fiero e sfrontato delle figure maschili rappresentate nello stesso periodo.

Durante il Fascismo l’educazione, l’indottrinamento dei bambini e la scuola divennero il mezzo privilegiato della propaganda, nonché un serbatoio di reclutamento.





NAZISMO

1941 – il piano quadriennale di Hitler

Questo manifesto di propaganda nazista del 1941 è una 
celebrazione e un ricordo del piano quadriennale varato da Hitler nel 1936 e affidato al ministro Hermann Goering. 

Il nuovo e ambizioso programma proposto da Hitler prevedeva un piano economico basato sul potenziamento dell’industria bellica e sul raggiungimento dell’autosufficienza in tutti gli altri settori.
Da un punto di vista grafico, l’immagine si basa su uno schema formato da linee diagonali che si intersecano, creando un effetto di dinamismo, ma anche, allo stesso tempo, di equilibrio visivo.


Le diagonali più evidenti sono quelle formate dagli aerei in volo e dai cannoni puntati, che danno una forte impressione di movimento in avanti: un’impressione che si sposa benissimo con l’intento del manifesto, che è quella di infondere in chi lo guarda un senso di esaltazione, di fiducia nel progresso e nella forza della propria nazione.

In senso opposto abbiamo le diagonali formate dai colori dello sfondo, (che non a caso sono gli stessi della bandiera tedesca) rafforzate dalle nuvole e dal fumo che esce dalle ciminiere delle fabbriche. 



Queste altre diagonali creano con le precedenti un equilibrio compositivo che dà all’immagine un senso generale di stabilità. Il testo che compare nel manifesto “Der Vierahresplan” è allo stesso tempo titolo e slogan.  
I caratteri usati sono quelli gotici e, assieme ai colori dell’immagine, suggeriscono un forte sentimento di nazionalismo e appartenenza alla Nazione tedesca.



«Bambini, cosa sapete del Fürer?»

La copertina di questo libro, obbligatorio nelle scuole elementari tedesche durante il Nazismo, mostra Hitler in atteggiamento affettuoso e sorridente accanto a dei bambini.
Anche per il Nazismo era importante indottrinare la popolazione fin dalla più tenera età.







«La carezza stalinista 
illumina il futuro dei nostri bambini» 
Manifesto di propaganda stalinista.

STALINISMO

Alla morte di Lenin, nel 1924, subentrò Stalin alla guida dell’Unione Sovietica.
Molto più del suo predecessore, egli comprese l’importanza della propaganda come mezzo per mantenere il potere e la utilizzò in maniera massiccia. 
La propaganda di regime fu mobilitata per celebrare i successi del regime e nasconderne i drammi. 
La collettivizzazione delle campagne attraverso i kolchoz, aziende agricole collettive, fu accompagnata da una martellante campagna propagandistica: un’invasione di manifesti che raffiguravano contadini gioiosi e festanti, che esortavano a entrare nei kolchoz.
A partire dal 1934, a pittori e a scrittori (definiti da Stalin «ingegneri di anime») fu imposto un canone estetico ben preciso, che ricevette il nome di realismo socialista. Romanzi, manifesti e quadri dovevano esprimere ottimismo e presentare l’URSS come il «Paese più felice del mondo»

PROPAGANDA ANTISEMITA (NAZISMO)
Ebrei e comunisti venivano indicati dai nazisti come la causa di tutti i mali della Germania.
I semi di questa propaganda razzista avrebbero più tardi generato la tragedia dell’Olocausto.

L'ebreo errante 
Questo manifesto è stato realizzato per pubblicizzare «L’ebreo errante» (in tedesco Der ewige Jude), un film di propaganda antisemitico della Germania nazista realizzato nel 1940, presentato come un documentario. 

Il titolo rimanda alla figura della mitologia cristiana medievale dell'ebreo errante, che rappresenta metaforicamente la diaspora del popolo ebraico. La scritta è resa con caratteri che imitano l’alfabeto ebraico. 

I colori prevalenti sul manifesto sono il giallo e il nero, un abbinamento dal valore fortemente simbolico, ancora oggi usato nella segnaletica che indica pericolo: il giallo e il nero sono infatti due colori che in natura si trovano su animali velenosi come le vespe e le api.

Il personaggio del manifesto, rappresentato come un vecchio dall’aspetto sgradevole, reca con sé due simboli eloquenti: delle monete in una mano (gli ebrei venivano rappresentati come un popolo avido di denaro) e sotto il braccio quella che veniva presentata come la sua vera terra d’origine: la Russia comunista, marchiata con il simbolo della falce e martello.

Copertina del libro per bambini DER GIFTPILZ, «Il fungo velenoso», pubblicato nel 1935 a Norimberga, in Germania.


Il fungo velenoso è forse l’esempio più significativo di pubblicazione per l’infanzia a scopo propagandistico. 
La sua carrellata di accuse agli ebrei è una vera e propria antologia dei pregiudizi e dei luoghi comuni più diffusi: dall’avidità alla sordida cupidigia, fino alla storica colpa di deicidio.

Per diffonderli, il libro usa ampiamente il potere evocativo delle immagini, molto più dirette rispetto alla parola scritta, specialmente nei confronti di destinatari bambini. 
___________

Per i miei alunni: postate un commento rispondendo ad una o più tra le seguenti domande:

- Quale tra le diverse immagini presenti nell'articolo vi ha colpito di più, e perché?

- Quali potrebbero essere i possibili collegamenti tra questo argomento e i temi proposti per l'esame di fine anno?

- Dopo aver letto l'articolo, vi è rimasta qualche curiosità? Ci sono dei passaggi poco chiari o che non avete capito?

- Pensate che la propaganda, come è presentata in questo articolo, sia usata anche oggi? Se si, in quali contesti, e con quali mezzi?

lunedì 5 gennaio 2015

Henri de Tolouse-Lautrec

LA VITA
Doppio ritratto di Henri de Tolouse-Lautrec, fotografato da Maurice Guibert.
Fotomontaggio, 1890 ca.


H. de Tolouse-Lautrec,
Moulin Rouge, “La Golue”,
manifesto litografico (affiche),
1891

Henri de Tolouse-Lautrec (1864 -1901), nacque in una delle famiglie più antiche e nobili di Francia, ma le sue origini aristocratiche gli procurarono più problemi che vantaggi. I suoi genitori, molto diversi per carattere (la madre era una donna tranquilla e devota, il padre un eccentrico amante delle forti emozioni) erano cugini di primo grado e trasmisero al figlio una fragilità ossea congenita.

Durante l’adolescenza, due lievi cadute gli causarono fratture ad entrambe le gambe, le cui ossa cessarono di crescere, mentre il resto del corpo si sviluppava normalmente, dandogli così l’aspetto di un nano.

L’aspetto sproporzionato e la salute precaria segnarono la sua vita: impossibilitato a dedicarsi all’equitazione e alla caccia, come suo padre avrebbe desiderato, e costretto all’immobilità per lunghi periodi, Henri coltivò invece la sua passione per il disegno ed in seguito decise di farne la sua professione, nonostante la forte disapprovazione dei genitori.
Nel 1886 si trasferì nel malfamato quartiere di Montmartre, a Parigi, e vi aprì uno studio da pittore, provocando così dei forti contrasti con la sua famiglia.
Iniziò a condurre una vita sregolata, frequentando i locali notturni e trascorrendo il tempo disegnando e bevendo.
In poco tempo si fece conoscere per la sua abilità e, quando, nel 1891, creò il famoso manifesto per il Moulin Rouge, divenne il più famoso disegnatore di affiches di Parigi.

Tra il 1890 e il 1900 produsse molti disegni e litografie per album da collezione, cartoncini per menù, programmi teatrali e illustrazioni per libri, oltre a manifesti (una trentina) per cabaret, rappresentazioni teatrali, circhi. Furono anni di lavoro intensissimo, in cui strinse amicizia con numerosi artisti e intellettuali dell’epoca, ma la sua salute continuava a declinare in maniera irreversibile.

Alla fine degli anni ‘90 la madre e i suoi amici tentarono inutilmente di distoglierlo dall’alcol e di curarlo.
Morì a soli 37 anni, per le conseguenze dell’alcolismo.



LA TECNICA

Le opere di Tolouse-Lautrec danno un’impressione di grande immediatezza, ma in realtà sono frutto di una lunga ed accurata preparazione. Egli portava sempre con sé un piccolo album da disegno sul quale schizzava velocemente tutto ciò che attirava la sua attenzione.
Da queste iniziali impressioni sviluppava poi i suoi quadri più importanti, cercando di riprodurre l’iniziale spontaneità. A tale scopo, nei dipinti ad olio diluiva il colore con la trementina, per permettere al pennello di scorrere fluidamente, e utilizzava come supporto il cartoncino al posto della tela, in modo che il colore asciugasse rapidamente, come se stesse disegnando, e non dipingendo.
Anche i manifesti pubblicitari venivano scrupolosamente preparati.
La tecnica della litografia, con la quale essi sono realizzati, era allora un’invenzione recente, essendo nata alla fine del XVIII secolo, e quella a colori era stata introdotta solamente nel 1890, quindi Tolouse-Lautrec fu uno dei primi artisti ad utilizzarla, sperimentandone l’uso anche nel campo dell’illustrazione di libri e riviste.

La litografia si prestava in modo particolare allo stile di Lautrec, che aveva la straordinaria abilità di cogliere l’essenza del soggetto in pochi tratti.
Egli comprese istintivamente le regole del manifesto pubblicitario moderno e fu il primo a metterle in pratica: creò delle immagini facilmente riconoscibili anche da lontano, con figure essenziali, stilizzate, e ampie campiture di colori accesi, capaci di attirare l’attenzione anche dei passanti più frettolosi.


Le inquadrature, modernissime, sono ispirate alla tecnica della fotografia, che in quegli anni muoveva i primi passi, e che influenzò moltissimi artisti dell’epoca, in particolare gli Impressionisti.
Ne è un esempio il manifesto per il “Divan Japonais” del 1893, nel quale Tolouse-Lautrec  fa l’ardita scelta di “tagliare” fuori dall’inquadratura la testa della famosa soubrette Yvette Guilbert, che si esibiva nel locale pubblicizzato.


H. de Tolouse-Lautrec, Divan Japonais, litografia,
80.8x60.8 cm, 1893

La cantante è comunque riconoscibile dai lunghi guanti neri che era solita indossare durante le sue esibizioni, mentre la donna in primo piano, che assiste allo spettacolo, è anch’essa una artista famosissima dell’epoca, la ballerina Jane Avril, che Lautrec in questo caso utilizza come “testimonial”, anticipando, anche in questo, un metodo utilizzato dalla pubblicità moderna.

Le linee, nette e marcate, che isolano le figure, e le ampie campiture di colore, prive di chiaroscuro, sono invece elementi ripresi dall’arte giapponese, che a fine Ottocento si stava diffondendo in Europa e della quale Lautrec era un fervente ammiratore.


I SOGGETTI

H. de Tolouse-Lautrec,
studio per il manifesto di Aristide Bruant,
guache su cartone, 145×95 cm, 1892

H. de Tolouse-Lautrec,
Yvette Guilbert saluta il pubblico,
olio su cartone,
48x28 cm, 1894
Sia nei dipinti ad olio, sia nei suoi famosi manifesti, l’attenzione di Tolouse-Lautrec  si fissa soprattutto sui personaggi, in particolare sui loro volti ed espressioni. L’ambiente circostante è ridotto al minimo essenziale, se non addirittura assente. In questo si differenzia dai pittori Impressionisti, che pure frequentava ed ammirava, i quali facevano del paesaggio il loro principale interesse.

Grazie ai numerosi personaggi da lui ritratti, Henri de Tolouse-Lautrec riveste oggi un importante ruolo anche nella storia del costume, poiché le sue opere ci forniscono preziose indicazioni sulla vita e la società parigina di quel momento storico noto con il nome di “Belle Epoque”.

Molti sono stati gli artisti che hanno immortalato la Parigi di fine Ottocento, con le sue luci, i suoi locali e la vita spensierata, ma a differenza di altri, Tolouse-Lautrec non ne ha mostrato solo i lati positivi, ma anche le contraddizioni, la solitudine e l’abbandono.
I visi ritratti da Lautrec non sono abbelliti, ma resi con un realismo sferzante, ai limiti della caricatura, e mostrano le inquietudini di una generazione che procedeva inconsapevole verso il baratro della I° Guerra Mondiale.


ANALISI DELL'OPERA
Jane Avril al Jardin de Paris, 1893

Autore: Henri de Tolouse-Lautrec,
Titolo: “Jane Avril al Jardin de Paris”,
Tecnica: Affiche realizzata con tecnica litografica a colori,
Dimensioni: 130x95 cm,
Data: 1893,
Collocazione: Albi, Museo Tolouse-Lautrec

Uno dei manifesti più famosi di Lautrec rappresenta la danzatrice preferita dell’artista, Jane Avril, mentre si esibisce nella sua particolare versione del “cancan” al Jardin de Paris, il locale dove lavorò dopo aver lasciato il Moulin Rouge.
Lautrec sintetizza con poche linee e pochi colori la figura della ballerina, posta nell’angolo in alto a sinistra del manifesto, mentre l’angolo opposto è occupato dalla forma stilizzata del manico di un contrabbasso e dal musicista che lo sta suonando, di cui si vedono la mano e una parte del viso.
Allungando questa forma scura, Lautrec la trasforma in un’originalissima cornice, che avvolge e mette in risalto la protagonista, Jane Avril. La posizione obliqua del contrabbasso, ripresa dalle linee del pavimento, accentua il senso del movimento delle gambe nere e degli svolazzi dell’abito della danzatrice.

È interessante notare, sempre per quanto riguarda il contrabbasso e il musicista che lo suona, l’utilizzo della tecnica “crachis”, cioè “a spruzzo”, inventata dallo stesso Lautrec. Egli otteneva un effetto screziato nei suoi manifesti spruzzando l’inchiostro da stampa sulla pietra litografica con uno spazzolino da denti.


-------------
LA LITOGRAFIA

(dal greco lìthos, "pietra" e gràphein, "scrivere").
Si tratta di un procedimento di stampa che si basa sul principio dell’incompatibilità dell’acqua con il grasso. L’artista traccia il disegno con materiale grasso (inchiostro o matita) su una matrice di pietra calcarea. Va ricordato che, sulla pietra, le immagini devono essere disegnate in modo speculare.
Finito il disegno si spennella la pietra con un liquido a base di acido nitrico, gomma arabica acidificata e acqua. Questo liquido, chiamato “preparazione” serve a creare una reazione chimica: l'acido nitrico trasforma tutte le parti della pietra non protette dall'inchiostro litografico, da carbonato di calcio in nitrato di calcio, sostanza idrofila (che assorbe l’acqua).
La stampa avviene dopo 24 ore dalla preparazione, la matrice disegnata viene bagnata con acqua e poi inchiostrata con un rullo di caucciù.
L’inchiostro aderisce dove c’è il disegno e viene respinto dalla pietra bagnata.

Si appoggia il foglio di carta da stampare sulla matrice, si aggiungono altri fogli ed un cartone grassato e alla fine il tutto viene compresso mediante il torchio litografico.
Ad operazione ultimata, il foglio viene tolto e fatto asciugare.

Per le stampe a colori si preparano tante matrici quanti sono i colori richiesti dal disegno e si ripete l’operazione con ogni matrice.

 

BIBLIOGRAFIA

Enrica Crispino, Tolouse –Lautrec, Art e Dossier n° 306, Giunti

AA. VV. I Grandi Pittori vol. 6, Istituto Geografico de Agostini


Giulia Rossetti, Emozionarti vol. B, Paravia


per le spiegazioni sulla tecnica della litografia e per reperire alcune delle immagini ho consultato i siti di Wikipedia e WikiArt

venerdì 1 agosto 2014

Disegnare un manifesto pubblicitario in stile "Art Nouveau"

Come ho già scritto, l'insegnamento della Storia dell'Arte risulta più efficace se abbinato ad un'attività pratica.
Per quanto riguarda l'Art Nouveau, l'attività che ho ideato è quella di realizzare un "manifesto" che tenti di rispecchiarne lo stile.
Gli elementi primcipali del manifesto pubblicitario "Art Nouveau" sono tre: la figura femminile, che all'epoca (e ancora oggi) era quella maggiormente utilizzata per reclamizzare ogni tipo di prodotto; la cornice decorativa, con motivi tratti dal mondo della natura, e la marca del prodotto pubblicizzato, scritta con caratteri elaborati e fantasiosi, che si armonizzavano perfettamente con il resto dell'immagine.
Insomma, gli alunni si devono confrontare con uno stile particolarmente ricercato ed elaborato, (vedi il post relativo all'analisi di un manifesto di A. Mucha) per nulla facile da riprodurre: per questo vengo loro in aiuto, fornendogli del materiale che gli faciliti il compito, e delle istruzioni chiare e dettagliate.

Eccole:

1) Scegliere una figura femminile tra quelle date.

 Facendo una ricerca su Internet, ho selezionato una dozzina di immagini in bianco e nero - sono più facili da fotocopiare - scegliendole tra le dive anni '50/'60. Quest'ultima è stata una scelta del tutto personale, in realtà si può fare l'esercizio utilizzando qualsiasi fotografia.
 
2) Ricalcare i tratti fondamentali utilizzando un foglio di carta da lucido.



Suggerisco di non sottovalutare la difficoltà di questo passaggio: le prime volte che ho assegnato questo compito, rimanevo stupita del fatto che i miei alunni avessero così grandi difficoltà in un compito apparentemente semplice come il ricalco. In realtà, ricalcare una fotografia è un compito molto arduo. Ricalcare un disegno è già più facile, ma nemmeno tanto. Ci vogliono attenzione, concentrazione, precisione, tutte abilità che andrebbero stimolate fin dalla scuola materna ed esercitate alla scuola primaria... dove ho l'impressione che esercizi come il ricalco siano da tempo abbandonati.

3) Aggiungere a piacere dei particolari in stile “Art Nouveau”, allungando i capelli, modificando gli abiti e i gioielli. Le linee del disegno devono essere curve e morbide, “tentacolari”.


In questa fase è utile mettere a disposizione degli alunni del materiale visivo, poster, cartoline, libri ecc. da cui trarre ispirazione.


4) Scegliere una cornice decorativa, che può essere ricalcata tale e quale, oppure modificata a piacere, purché mantenga lo stile “Art Nouveau”.

A tal scopo ho messo a disposizione dei ragazzi un buon numero di immagini come quella a fianco; su Internet ce ne sono moltissime, ma bisogna sceglierle in modo oculato: meglio che siano in bianco e nero per riprodurle più facilmente con la fotocopiatrice, con una buona risoluzione, perchè occorre ingrandirle, e non troppo elaborate.
 


5) Sovrapporre le due figure ricalcandole nello stesso foglio, in modo da formare un’unica figura. Lasciare in alto o in basso del disegno lo spazio necessario all’inserimento di una scritta.

A questo punto si ricalca su un normale foglio di carta da disegno (io faccio utilizzare sempre carta da disegno ruvida) e occorre farlo appoggiati alle finestre. I ragazzi si divertono a disegnare in piedi, specialmente quando tutte le finestre del laboratorio sono occupate e io sono costretta a mandare qualcuno a ricalcare in corridoio!

 6) Ripassare le linee con la Tratto pen nera e i contorni più esterni  con un pennarello nero per creare uno spessore maggiore. Aggiungere una scritta (il proprio nome o il cognome) realizzata con un lettering in stile “Art Nouveau”.


Anche per quanto riguarda il lettering, di solito metto a disposizione degli esempi di alfabeti "art nouveau" scaricati da Internet o fotocopiati da libri. In genere, prima di affrontare questo esercizio, ho già affrontato con i ragazzi l'argomento "lettering" e ho fatto fare loro le relative esercitazioni.
 

7) Terminare colorando con i pastelli (colori a matita). Scegliere colori tenui, specialmente per colorare il viso.
 A questo punto il lavoro è finito. Tempo di realizzazione: dalle 4 alle 6 ore (ovvero: due o tre settimane). Si, è un lavoro lungo, ma dà soddisfazione, sia a chi è portato per il disegno, sia a chi ha delle difficoltà, perchè con un po' di attenzione e pazienza, grazie al ricalco, anche i meno portati possono ottenere buoni risultati... purchè ci mettano impegno, ovviamente!

Buon lavoro!

mercoledì 23 luglio 2014

MANIFESTI DI PROPAGANDA (1914 - Campagna di reclutamento inglese I Guerra Mondiale)

...
Questa esercitazione di lettura dell’immagine è stata da me realizzata come lezione per ragazzi di III media (Scuola Secondaria di I grado) prendendo spunto da alcune immagini tratte dall’Enciclopedia “I grandi pittori” dell’Istituto Geografico De Agostini (1998). 
Nel corso degli anni è stata più volte modificata e ampliata. 
La sua pubblicazione su Internet mi ha permesso l’aggiunta di link ad alcuni siti per ulteriori approfondimenti.
Essa ha l’obiettivo di far capire agli alunni i meccanismi psicologici utilizzati dalla propaganda per convincere le persone a comportarsi in un determinato modo o a prendere determinate decisioni.
È un esempio di come due discipline come Arte e Immagine e Storia siano strettamente collegate.


1914 - Campagna di reclutamento inglese I Guerra Mondiale

Alfred Leete, "Britons, Lord Kitchener wants You", 1914
  
Questo è uno dei più famosi manifesti diffusi durante i primi mesi della Grande Guerra dal comitato inglese di reclutamento. Il consiglio dei ministri, contrario alla leva obbligatoria, dovette puntare sull’arruolamento di volontari. Il fervore patriottico e la forza della propaganda condussero, solo nel primo mese del conflitto, al reclutamento di 500.000 volontari. Nel corso del successivo anno e mezzo, se ne aggiunsero altri 100.000, la maggior parte dei quali destinati a morire nel fango delle trincee.


Il manifesto deriva da un disegno di Alfred Leete, pubblicato nel 1914 sul settimanale inglese “London Opinion” e successivamente adottato dal Comitato Parlamentare di Reclutamento come manifesto di propaganda . 
In questo manifesto è usata una prospettiva esasperata per catturare l’attenzione. Il braccio fortemente scorciato e il dito puntato danno l’impressione che il personaggio raffigurato si rivolga personalmente a chi lo guarda, con un notevole impatto psicologico.


Lo slogan è abilmente costruito in maniera simile a un rebus, in cui il soggetto della frase è un’immagine anziché una parola.  L’uomo rappresentato è infatti Horatio Kitchener (Lord Kitchener) il ministro della guerra inglese, quindi la frase andrebbe letta in questo modo: “Britons, Lord Kitchener wants you. Join your country’s army! God save the king” (Britannici, Lord Kitchener vuole voi. Unitevi all’esercito del vostro Paese. Dio salvi il re). 



James Montgomery Flagg, "Uncle Sam wants you", 1917
L’efficacia di questo manifesto fu tale da essere ripreso nel 1917 da James Montgomery Flagg, autore del celebre manifesto di chiamata alle armi dell'esercito americano raffigurante lo Zio Sam. Questo manifesto fu ristampato nuovamente durante la II Guerra Mondiale, diventando uno dei manifesti più diffusi nella storia della pubblicità.












.....................................................................................................


Savile Lumley


Il secondo manifesto proposto è il celebre "Daddy, what did YOU do in the Great War?" dell'illustratore inglese Savile Lumley (1876-1960).
Per commentarlo, vi propongo le descrizioni guidate fatte da alcune mie alunne di terza, nell'anno scolastico  2003/04. 
Sono molto efficaci ed immediate, ed alcune esprimono anche delle riflessioni personali piuttosto acute se si pensa che sono state scritte da persone di 13 anni
.....................................






1) Questo manifesto di propaganda ritrae un’allegra famigliola che passa una giornata festiva tutti insieme nel salotto di casa. Gli elementi che ricordano la guerra sono due: il libro illustrato sulla guerra e i soldatini in miniatura e il cannone giocattolo con cui il bambino sta giocando. Lo slogan, che è scritto in basso, dice: “Daddy, what did YOU do in the Great War?” e significa: “Papà, che cosa hai fatto tu nella Grande Guerra?”. Delle tre persone è la bambina con il libro che parla e dice questo. Secondo me, l’elemento usato per convincere le persone ad arruolarsi è lo slogan detto dalla bambina, perché nella figura il padre non sa cosa rispondere perché lui non c’è stato, in guerra. E la gente, per non avere questo “peso” o “rimorso” sulla coscienza, preferì andarci.
Lara, classe III, a. s. 2003-04
....................................
2) La scena si svolge nel salotto di una casa inglese dei primi del Novecento. Gli elementi che esplicitamente ricordano la guerra sono i soldatini con cui sta giocando il bambino, ma dopo aver letto lo slogan che dice: “Papà, cosa hai fatto tu nella Grande Guerra?”, si può capire che il libro aperto sulle gambe della bambina è un libro di storia che parla della I° Guerra Mondiale. La frase dello slogan è pronunciata dalla bambina che sta leggendo il libro in braccio al padre. Gli elementi usati per convincere l’uomo ad arruolarsi sono, prima di tutto, il rimorso e la vergogna che proverà per non aver partecipato e quindi per non potere raccontare ai figli ciò che ha fatto durante la guerra. Questo è lo scopo del manifesto: convincere i giovani ad arruolarsi come volontari nell’esercito.
Lucia, classe III, anno scol. 2003-04
....................................
3) La scena si svolge in un salotto.
Gli elementi che ricordano la guerra sono i soldatini con cui sta giocando il bambino (ed il libro che sta leggendo la
bambina in braccio al papà).
Lo slogan dice: - Papà, cosa hai fatto TU nella I Guerra Mondiale?-
La frase la pronuncia la bambina in braccio del papà.
Gli elementi usati per convincere la persona ad arruolarsi sono: un forte senso di rimorso per non aver partecipato
alla guerra, e poi, cosa dirà il padre a sua figlia quando gli chiederà cosa ha fatto in guerra se lui non c’è andato?
Chiara, classe III, anno scol. 2003-04....................................
4) La scena si svolge nel salotto di una casa inglese. I soldatini e il cannone con cui sta giocando il bambino e il libro che sta leggendo la bimba, ricordano la guerra. Lo slogan dice: - Papà, TU cosa hai fatto nella Grande Guerra?- La frase è pronunciata dalla bimba seduta sulle ginocchia del papà. Gli elementi usati per convincere la persona ad arruolarsi sono: la pessima figura che si farà di fronte ai propri figli quando ti chiederanno cosa hai fatto per il bene della patria, e il rimorso per non essersi battuti per la propria nazione.
Sofia, classe III, anno scol. 2003-04....................................
5) La scena si svolge in una casa inglese, il bambino ricorda la I Guerra Mondiale perché sta giocando con dei soldatini e un piccolo cannoncino; la bambina sta probabilmente leggendo un libro sulla Guerra e interroga suo padre e gli domanda: “Papà, cosa hai fatto TU nella Grande Guerra?”. L’uomo è pensoso perché probabilmente non ha fatto nulla e non si è arruolato. Secondo me la scena dà un notevole impatto psicologico perché i giovani, pensando all’umiliazione di non aver fatto nulla di fronte alle domande dei propri figli, si convinceranno a partecipare alla guerra e poter, un giorno, parlare ai propri figli delle grandi imprese che avevano compiuto.
Anna, classe III, anno scol. 2003-04....................................

giovedì 17 luglio 2014

Lettura dell'immagine: il manifesto Art Nouveau (Alphonse Mucha - Job)

...



Autore: Alphonse Mucha 
Titolo: manifesto pubblicitario per le cartine di sigarette Job 
Anno: 1897
Tecnica: litografia
 
Soggetto: l’immagine è un manifesto pubblicitario.


Notizie sull’autore:

A. Mucha, manifesto per l'attrice Sarah Bernhardt
 Alphonse Mucha, pittore cecoslovacco, nacque a Ivancice, Moravia, nel 1860. Dopo un’educazione pittorica compiuta a Vienna e a Monaco, si trasferì a Parigi nel momento in cui veniva formandosi il linguaggio decorativo dell’Art Nouveau, alla cui definizione contribuì con uno stile inconfondibile e assai seducente: l’elemento principale è la figura femminile, sempre al centro delle sue composizioni. 
Per la ricchezza delle decorazioni prende spunto dalla posizione delle figure, dallo sciogliersi dei capelli, dal fumo di una sigaretta o dal panneggio degli abiti, che contribuiscono a creare una fitta serie di curve e di intrecci. 
La figura centrale è sempre evidenziata da una linea più pesante che ne definisce i contorni e tende ad annullare il senso dello spazio e del volume. Particolarmente curati, nei manifesti di Mucha, sono i fregi ornamentali e la progettazione del lettering, cioè dei caratteri tipografici per le scritte.
Cartellonista ufficiale di Sarah Bernhardt, per la quale preparò anche scenografie e disegnò gioielli, diventò, sullo scorcio del secolo, il più famoso creatore di manifesti di tutta Europa. 

Morì a Praga nel 1939.

COSA raffigura l’immagine?

 L’immagine principale nel manifesto è la figura femminile, posta in primo piano. La donna ha capelli lunghi e curvilinei fra i quali si può scorgere una spilla formata da una serie di fiammiferi. In mano tiene una sigaretta che descrive nella parte superiore del manifesto delle ampie curve di fumo. In secondo piano, dietro la testa della donna, vi è la scritta “Job”, il nome della marca produttrice delle cartine di sigarette per la quale è stato commissionato il manifesto. Questa scritta è ornata da disegni simili a tessere di mosaico. Nello stesso modo è stata realizzata la cornice dell’intera immagine. Sullo sfondo compare un disegno decorativo che non è altro che il logo “Job” stilizzato. Nell’angolo inferiore destro è presente la firma dell’artista.

COME è stata raffigurata l’immagine?

 Il manifesto è stato riprodotto attraverso l’uso della litografia. La donna è stata disegnata sui toni del marrone (i capelli) e del beige (pelle e vestito). Il fumo e lo sfondo hanno tonalità sul viola, mentre i simboli e il marchio sono sul verde, colore che risalta notevolmente sul manifesto. 
La composizione è asimmetrica: la parte destra del manifesto, occupata dalla donna, è la più “pesante” per area occupata; questo però è compensato dai toni di colorazione chiari che la compongono; nella cornice e sullo sfondo appare una sequenza ritmica, data dai motivi ornamentali che vi si trovano.
Le linee sinuose e curvilinee, descritte dai capelli, vengono riprese anche dalle linee descritte dal fumo. Esse sono in contrasto con i motivi geometrici della cornice e ricordano le forme della natura, un elemento ricorrente nell’Art Nouveau.
Lo spazio è reso attraverso la sovrapposizione degli elementi (si noti il fumo della sigaretta che “arretra” dietro la testa della modella e dietro la scritta “Job”). 

I colori piatti e senza forti chiaroscuri annullano però il senso del volume.

LA LITOGRAFIA

 è un procedimento di stampa che si basa sul principio dell’incompatibilità dell’acqua con il grasso. L’artista traccia il disegno con materiale grasso (inchiostro o matita) su una matrice di pietra calcarea. La pietra viene bagnata con acqua, quindi viene inchiostrata con un rullo intriso di inchiostro grasso che aderisce solo alle parti disegnate. Per la stampa si pone un foglio di carta sulla matrice e si passa il tutto attraverso una pressa. Per le stampe a colori si preparano tante matrici quanti sono i colori richiesti dal disegno.

PERCHÉ l’immagine è stata raffigurata così? Qual è la sua funzione?

 La funzione di questa immagine è di pubblicizzare le cartine di sigarette Job. Questa funzione è espressa attraverso lo stile dell’Art Nouveau, sfruttando la figura femminile e le linee ondulate riprese dalla natura. 
Lo scopo del manifesto è di invitare le persone a comprare le cartine Job, per questo nell’immagine vengono unite la bellezza espressa dalla donna con il fumo della sigaretta. 
Si vuole far intuire all’acquirente che “Job” è sinonimo di eleganza.

CONFRONTO:
Esercizio: confronta  il manifesto analizzato con quest'altro, sempre realizzato da Mucha per lo stesso prodotto. Sottolinea somiglianze e differenze.