In questo secondo post dedicato al disco cromatico di Itten, vi presento i due video tutorial dedicati alla sua colorazione con i colori a tempera. Questo esercizio è utilissimo per insegnare ai ragazzi come ottenere i colori secondari e terziari attraverso la mescolanza dei colori primari.
Buona visione e buon lavoro!
Per i tutorial sulla costruzione geometrica del disco cromatico, cliccare QUI.
Il disco cromatico di Itten fa parte dell'argomento "IL COLORE" che io affronto con le classi seconde. Per guidare a distanza i ragazzi nella costruzione geometrica e nella colorazione a tempera di questo schema che ci permette di ricordare quali sono i colori primari, secondari e terziari e le coppie di colori tra loro complementari, ho creato dei video tutorial.
I primi due sono relativi al disegno della figura, gli altri alla sua colorazione a partire dai soli colori primari.
Sono i miei primi video tutorial e si nota tutta la mia inesperienza e l'imbarazzo iniziale di apparire per la prima volta in un video! Portate pazienza!
Che siate insegnanti oppure alunni, spero che vi siano utili!
La scultura romanica Nelle chiese romaniche i capitelli delle colonne e il portale d’accesso sono spesso riccamente decorati con sculture raffiguranti scene religiose o animali simbolici. Le sculture preparavano il fedele a quanto avrebbe ascoltato in chiesa: per questo le figure dovevano essere semplici e facilmente comprensibili ad un pubblico in gran parte analfabeta.
Sulla facciata del duomo di Modena, ad esempio, spiccano le sculture di Wiligelmo, che narrano le storie della Genesi, il primo libro della Bibbia.
Wiligelmo, particolare del secondo pannello: Dio rimprovera Adamo ed Eva
Le “Storie della Genesi” di Wiligelmo sono quattro pannelli contenenti dei bassorilievi, situati sulla facciata del Duomo di Modena.
schema del pannello 1
Essi raffigurano delle scene in sequenza: il primo pannello raffigura la creazione dell'uomo, della donna e il peccato originale. Inoltre, all'inizio del primo pannello è presente una specie di "introduzione" alla storia: Dio, all'interno della "mandorla" (un simbolo di forma ogivale) e sostenuto da due angeli, tiene in mano il libro della Genesi, per indicare che il suo contenuto è sacro. Il secondo raffigura la cacciata dal Paradiso Terrestre: Dio rimprovera Adamo ed Eva, che esprimono la loro vergogna e disperazione portandosi la mano al volto. Adamo ed Eva vengono cacciati da un angelo con la spada sguainata. L’ultima scena mostra i Progenitori costretti al faticoso lavoro nei campi.
schema del pannello 2
Nel terzo bassorilievo sono rappresentati il sacrificio di Caino e Abele, l’uccisione di Abele e il rimprovero divino. Caino offre i doni all'ara del Signore, che guarda solo Abele. Caino uccide Abele con una tremenda bastonata. Caino viene rimproverato da Dio che solleva su di lui la mano nel gesto di condanna e maledizione.
schema del pannello 3
Nel quarto ed ultimo pannello sono rappresentati: l’uccisione di Caino, l'arca del diluvio con Noè e la moglie affacciati, uscita di Noè e dei figli dall'arca. La vicenda del cieco Lamech che uccide Caino con una freccia alla gola, scambiandolo per un animale non è narrata nella Bibbia, ma appartiene alle storie della tradizione ebraica.
schema del pannello 4
Stile I personaggi sono rappresentati con uno stile a prima vista rozzo ed infantile: le proporzioni ad esempio non sono rispettate, mancano i dettagli, i visi si assomigliano tutti. In realtà questo rende le figure più espressive: la testa e le mani sono grandi rispetto al resto del corpo perché attraverso la gestualità e le espressioni del viso si possa cogliere immediatamente il significato della scena.
Mi scuso per il ritardo con il quale pubblico questo post, lo attendevano da molto tempo i miei alunni delle classi seconde! Ecco qui per voi, ragazzi, le mappe mentali sull'arte romanica, ma mi raccomando, quando creerete le vostre, PERSONALIZZATELE! Ricordatevi che per essere efficace, una mappa mentale deve riflettere il vostro pensiero, non quello dell'insegnante!
Questo video nasce da una mia necessità e anche da una mia difficoltà come insegnante. Lo scorso anno, in un momento di esagerato ottimismo, decisi di affrontare l'argomento del Rinascimento a partire da un documentario di Alberto Angela, LA CAPPELLA SISTINA E I SUOI SEGRETI, stagione 2013/14. Si tratta di un video lungo per dei ragazzi di seconda media, ma ero convinta che, spezzandolo in varie parti (quattro parti di mezz'ora circa) e fermandolo spesso per chiarire loro dei punti e rispondere alle loro domande, la cosa avrebbe funzionato. Mi aspettavo più attenzione rispetto ad una normale lezione frontale, più entusiasmo, una maggiore memorizzazione dei contenuti visivi. Il risultato fu invece sconfortante. Dopo un mese, la verifica andò malissimo, dovetti fargliela rifare. Il secondo tentativo andò solo leggermente meglio rispetto al primo. Questo non in una, ma in tre classi di seconda media, si parla quindi di circa 60 ragazzi. Cos'era successo? Quando un sistema didattico sul quale puntavi e nel quale riponevi tanta fiducia fallisce, l'unica cosa sensata da fare è raccogliere i cocci del tuo orgoglio e analizzare quanto è successo, in modo da non ricadere nello stesso errore. Negli ultimi mesi mi sono resa conto che le lezioni in video non aiutano affatto i ragazzi, anzi, li mettono in crisi. Saranno anche dei nativi digitali, abituati alle immagini in movimento, ma avete mai sbirciato i video su Youtube per cui vanno matti? Sono molto semplici, brevi e banali, e loro li riguardano in continuazione. L'amore per la reiterazione è tipica della stagione dell'infanzia. I bambini amano riascoltare all'infinito le stesse fiabe o riguardare gli stessi cartoni animati anche quando sono in grado di ripetere ogni battuta a memoria. Non è strano. Io e i miei fratelli lo facevamo con le fiabe sui dischi a 45 giri, e ancora ridiamo insieme quando ricordiamo Biancaneve che era rotto e saltava al conteggio dei nani: "Uno, due, tre, quat-tre, quat-tre, quat-tre...." Insomma, una trasmissione di Alberto Angela, pur se di eccellente qualità (adoro Alberto Angela, sia chiaro, e i suoi documentari sono magnifici, splendidi, perfetti) è troppo complessa per un ragazzino di 12 anni. Troppo lunga (anche se spezzettata in parti di mezz'ora), troppo ricca (immagini complesse e linguaggio complesso, nonostante la chiarezza con cui vengono esposti gli argomenti), troppo densa (nonostante il ritmo sia cadenzato e studiato da professionisti ai quali non sarei degna di lustrare le scarpe). Aggiungiamo che: a questa età non sanno prendere appunti, che si distraggono per ogni minima stupidaggine, che hanno un vocabolario davvero limitatissimo e questo complica ulteriormente le cose. Un mio allievo, dopo aver riguardato il documentario anche a casa con i genitori, mi confidò candidamente che era riuscito a capire molte più cose perché a scuola guardava quello che facevano i compagni, anziché il video... Così, per affrontare il complesso argomento del Rinascimento, quest'anno ho creato un video ad hoc. Dura 10 minuti e riguarda una sola opera di Michelangelo, la Volta della Cappella Sistina. Lo userò per "rompere il ghiaccio", mentre il resto delle lezioni saranno un mix tra lezioni tradizionali, schemi, mappe concettuali. In questi anni, infatti, ho imparato una cosa sola: se voglio che la maggioranza della classe mi segua, devo porgere i contenuti nel maggior numero di maniere possibili, perché quello che accende l'interesse ad un mio alunno, può lasciare l'altro completamente indifferente. Nativi digitali o no, il cervello di molti apprende meglio con i sistemi tradizionali, leggendo in classe, ripetendo a casa, copiando gli appunti alla lavagna. Altri no. Ma in fin dei conti è sempre stato così... non siamo tutti uguali, siamo uno, due, tre, quat-tre... quat-tre... quat-tre...
La cattedrale di Chartres conserva alcune tra le vetrate medioevali più belle (sono 170, anzi, secondo Wikipedia, 176, per circa 2600 metri quadrati di finestre).
Notre Dame de la Belle Verrière, XII sec. Chartres
La scorsa estate sono riuscita ad andarci e a vederle di persona. Purtroppo la giornata era grigia, quindi le vetrate non apparivano in tutto il loro splendore, tuttavia sono riuscita ad ottenere un paio di foto decenti.
Una di queste rappresenta la cosiddetta "Nostra Signora della Bella Vetrata", che è sicuramente la vetrata più famosa della cattedrale: rappresenta la Madonna con in braccio il Bambino, sfolgorante in un bellissimo abito azzurro. Tale colore è particolare della produzione di vetrate del luogo, ed è chiamato "blu di Chartres".
Purtroppo altre foto non sono venute altrettanto bene, è difficile fotografare le vetrate gotiche, perchè le condizioni di luce sono molto particolari, e in più, esse sono poste molto in alto, quindi le immagini appaiono deformate dalla prospettiva.
S. Martino divide con il povero il suo mantello - Chartres
Per questo motivo, le altre foto che vi propongo non sono mie, ma raccolte da Internet. Spero di non violare il copyright di nessuno pubblicandole qui, e se così fosse, prego gli eventuali autori di avvertirmi, in modo che io le cancelli dal blog.
Chartres, vetrata con la scena della Creazione di Eva
Una cosa particolare che mi è rimasta impressa di Chartres, è che, a differenza delle altre chiese gotiche che ho visitato, è molto scura. Bisogna però ricordare che questa cattedrale è tra le poche (forse l'unica) grandi cattedrali francesi a non aver subito danneggiamenti durante la II Guerra Mondiale, e che vanta le vetrate più antiche del mondo ancora posizionate nel sito originale.
Chartres - vetrata con la scena dell'Ultima Cena
Per questo, molte di esse (tutte quelle non ancora restaurate, e sono tante!) sono scure, e lasciano passare poca luce. Le impalcature dei restauratori sono sempre presenti, e i lavori avanzano con lentezza: del resto è un lavoro lungo ripulire 2600 metri quadrati di finestre!
Negli anni ho cercato diverse soluzioni per far disegnare la natura morta a scuola, compreso portare in classe carrettate di oggetti e di lampade per la copia dal vero, ma non è mai stata una cosa semplice.
Anni fa ho insegnato in una scuola che aveva in dotazione una specie di alto trespolo dove si potevano appoggiare dei grossi vasi, in modo che tutti i ragazzi, anche quelli degli ultimi banchi, riuscissero a vederli... ma anche così, i poveretti dell'ultima fila vedevano gli oggetti da troppo lontano, quelli della prima invece li vedevano troppo angolati dal basso.
Ho provato anche a mettere i banchi in cerchio, con gli oggetti da copiare nel mezzo, ma fare ciò comporta troppa confusione e fa perdere un sacco di tempo...
Insomma, la copia dal vero alle scuole medie crea davvero dei problemi tecnici e logistici non indifferenti.
Per questo ho ripiegato sulla copia di fotografie, e da qualche anno, per prendere due piccioni con una fava, propongo ai ragazzi di copiare delle composizioni semplici, si, ma realizzate da grandi artisti: Van Gogh, Cezanne, Morandi, ad esempio. In questo modo cominciano a GUARDARE qualcosa di diverso dal solito, dato che la cosiddetta "educazione artistica" è soprattutto educazione visiva.
Tuttavia, lo scorso anno, mi è venuta voglia di insegnare anche qualche nozione sulle ombre, così le riproduzioni dei quadri non mi bastavano più; dato che gli esercizi dei libri di Arte e Immagine in genere non mi piacciono, ho passato un intero pomeriggio a cercare su
Internet delle immagini non troppo difficili da far copiare ai miei
alunni, ma ho trovato poco o
niente.
Siccome sono testarda, non mi sono data per vinta e ne ho realizzata qualcuna io, fotografando alcuni oggetti che avevo in casa.
Alcune sono state fatte appositamente per uno studio sulle ombre, quindi sono rigorosamente in bianco e nero (e ottenute fotografando solo oggetti di colore bianco), altre sono più colorate.
Ho deciso di pubblicarle, e di metterle così a disposizione, nel caso che qualche collega si trovi ad avere le mie stesse esigenze e difficoltà.
Tutto questo lavoro fotografico in realtà non ho ancora potuto utilizzarlo a scuola, perchè la primavera scorsa, poco dopo averlo realizzato, mi sono ammalata, così gli esercizi sulla natura morta sono saltati. Spero però che mi torni utile durante questo anno scolastico, e di poter pubblicare presto anche qualche lavoro realizzato dai miei alunni.
Quando si decidono i programmi annuali? Ufficialmente, bisogna consegnare i programmi alla segreteria della scuola entro novembre, ma io (e penso molti altri miei colleghi) li decido ben prima, già durante le vacanze estive, o nei primissimi giorni di settembre, quando ancora la scuola non è iniziata. Tuttavia, non di rado mi è capitato di dover riadattare la programmazione durante il corso dell'anno scolastico, a volte anche di doverla letteralmente sconvolgere.
Piccoli adattamenti capitano di continuo, e sono normali. Ogni classe è diversa, gli allievi non apprendono tutti alla stessa velocità. Può succedere di dover ripetere degli argomenti, di soffermarsi su un'esercitazione più a lungo del previsto.
Sostituire completamente un'attività con un'altra, invece, è meno frequente. Mi è successo lo scorso anno scolastico (2013/14) di dover imbastire in tutta fretta un laboratorio per approfondire un argomento relativo all'arte romanica. A me sembrava semplice, invece le mie classi del secondo anno lo avevano appreso troppo superficialmente. Me ne ero accorta dai risultati delle verifiche scritte. I punteggi erano troppo bassi. Le risposte alle domande aperte erano povere ed imprecise. Non che ci fosse stato un gran numero di insufficienze, ma l'apprendimento di quel particolare argomento appariva di livello tanto superficiale che ero sicura sarebbe stato perso nel volgere di poche settimane, forse addirittura giorni.
Che potevo fare? Avevo due alternative: passare all'argomento successivo, sperando che si trattasse semplicemente di un trascurabile errore di percorso, oppure rifare tutto, cambiando strategia. La prima strada poteva essere valida quanto la seconda: infatti l'insegnamento della storia dell'arte non è per forza di cose sequenziale. Comprendere l'arte romanica non è un requisito indispensabile per capire il Rinascimento. Tuttavia, se gli alunni di 3 classi non si erano appassionati, e non avevano compreso bene quei contenuti, significava che qualcosa nel metodo non aveva funzionato, e non volevo rischiare di ottenere gli stessi insoddisfacenti risultati anche con l'argomento successivo.
Ho quindi optato per la seconda soluzione, ed ho organizzato un lavoro di gruppo. I lavori di gruppo sono molto amati dagli allievi, e poco dai professori, perchè sono impegnativi e difficili da gestire. Hanno però un innegabile vantaggio: se anche dovessero rivelarsi poco efficaci da un punto di vista didattico, lo sono sempre sotto il profilo educativo e umano. Lavorando insieme, le persone imparano a conoscersi, collaborare, gestire i conflitti, e questo io lo ritengo un apprendimento fondamentale, soprattutto in un'età delicata come la preadolescenza.
Inoltre, se dal punto di vista quantitativo i risultati possono essere inferiori alle aspettative, sotto il profilo qualitativo non lo sono mai. Difficilmente, un ragazzo dimenticherà una cosa appresa durante un lavoro di gruppo, perchè gli stimoli emotivi che riceve durante quell'attività rendono l'apprendimento più significativo. Con questo lavoro di approfondimento su Wiligelmo e la scultura romanica, volevo ottenere principalmente due risultati: un coinvolgimento maggiore dei ragazzi e una maggiore autonomia nell'apprendimento, oltre ad una conoscenza maggiore del Libro della Genesi, sul quale si basano le sculture di Wiligelmo.
Infatti, ero rimasta molto colpita constatando che alcuni prerequisiti che io davo per scontati, non lo erano affatto. Quando io avevo 12 anni, era normale per me sapere chi fossero Adamo ed Eva, Caino e Abele. Ma per i dodicenni di oggi non lo è più. E non crediate che il motivo sia il numero crescente di alunni appartenenti ad etnie e religioni diverse nelle classi. Ho constatato spesso che ragazzi di religione musulmana o induista conoscono i personaggi dell'Antico Testamento meglio di molti italiani di religione cattolica.
Il motivo lo lascio indagare ad altri, a me questa ignoranza in materia religiosa interessa per motivi pratici: quando devo affrontare argomenti relativi all'arte medievale è indispensabile che essi conoscano almeno i rudimenti della religione cristiana, così come, spiegando loro l'arte greca, mi devo sincerare che sappiano qualcosa riguardo Atena o Zeus (vi sorprenderà, ma sono più popolari del patriarca Noè, o almeno lo erano prima dell'uscita del film "Noah").
Le ricerche tradizionali sono quanto di più noioso io riesca a ricordare del mio passato di studentessa, ma organizzare una ricerca strutturandola come lavoro in team, è tutto un altro paio di maniche.
Organizzare un lavoro di gruppo non è così banale: occorre conoscere abbastanza i propri alunni da comporre gruppi equilibrati sia dal punto di vista delle capacità, sia dal punto di vista dell'affiatamento. Il secondo punto è quello più difficile. Mettere insieme persone che si detestano non è una buona idea, ma nemmeno abbinare chi è già amico per la pelle. L'obiettivo è quello di imparare a collaborare anche con persone non particolarmente amiche e di includere nel gruppo anche chi non è particolarmente popolare. Questo occorre dirlo chiaramente all'inizio dell'attività, e non sempre è facile farlo accettare ai ragazzi. Se la composizione del gruppo la decido io, lascio a loro decidere i ruoli. Chiedo che eleggano un "responsabile" che rediga un resoconto accurato delle attività di ogni componente e che coordini i compagni, affidando ad ognuno dei compiti adatti alle diverse capacità.
All'inizio del lavoro io cerco di essere molto chiara su ciò che chiamo "standard di successo". Tradotto significa: ciò che ognuno deve fare se vuol prendere un buon voto. Chiarisco anche che, alla fine, la valutazione sarà personale, e non di gruppo.
Durante il lavoro, lascio che prendano alcune decisioni autonomamente. Se intervengo, lo faccio sotto forma di proposta: "che ne dite se utilizziamo questo colore per lo sfondo?" oppure "con quale tipo di lettering vorreste realizzare i titoli?" Non sempre sono così brava, però... se vedo che stanno perdendo troppo tempo o che stanno perdendo di vista gli standard, mi innervosisco, e mi riprendo il ruolo classico della prof severa ed esigente... ho ancora molte cose da migliorare!
Al termine dell'attività è importantissimo dedicare del tempo alla presentazione del lavoro. Serve a far riflettere i ragazzi su ciò che hanno fatto, a mettere in luce i pregi e i difetti di ciò che è stato realizzato, chiedendo loro di motivare le scelte fatte. Si tratta di un momento fondamentale, sia per la valutazione, sia per l'autovalutazione. Ho voluto svolgere questa attività in corridoio, all'esterno delle clessi, davanti ai cartelloni appesi.
Il momento più bello è stato quello in cui ho chiesto con quale criterio ogni gruppo aveva scelto il proprio responsabile. Anche se con modalità differenti, tutti avevano saputo riconoscere, all'interno del proprio gruppo, la persona più affidabile, e l'avevano investita di quel ruolo, che era stato accettato con consapevolezza e, spesso, con una certa preoccupazione. Chiaro segnale del fatto che l'obiettivo principale era stato raggiunto.
Wiligelmo, Storie della Genesi, (primo pannello), 1099 circa, facciata del Duomo, Modena
Insegnare la storia dell'arte alle scuole
medie non è tanto facile: gli alunni dagli 11 ai 14 anni attraversano
una fase di passaggio in cui l'apprendimento, da pratico (come è
impostato alle scuole elementari) si fa più teorico. Si tratta di un passaggio delicato, e i tempi di maturazione non sono uguali per tutti. Per questo
motivo io prediligo le "lezioni pratiche" di storia dell'arte, in cui
abbino degli elaborati, dei disegni, o delle esercitazioni comunque di tipo manuale, agli argomenti teorici. In questo
modo le nozioni rimangono meglio ancorate alla memoria degli alunni.
Per
spiegare la scultura medioevale in seconda media (ok, ok, adesso si
chiama Scuola Secondaria di Primo Grado, ma mi sta così antipatico
questo nome lungo e pretenzioso! e poi mi capite tutti meglio se la
chiamo Scuola Media, anche i non addetti ai lavori, giusto?) ho scelto "Le Storie della Genesi" di Wiligelmo,
e ho sintetizzato e semplificato al massimo le spiegazioni che ho trovato su Wikipedia (cliccando sul link potete appunto leggere la pagina dedicata a questo argomento) e su alcuni libri di testo.
In
più, le ho abbinate ai grafici che mi sono disegnata da sola, perchè spesso
le foto che si trovano sui libri sono scure, piccole, e di non chiara
lettura.
WILIGELMO - STORIE DELLA GENESI
Nelle chiese romaniche i
capitelli delle colonne e il portale d’accesso sono spesso riccamente
decorati con sculture raffiguranti scene religiose o animali simbolici. Le
sculture preparavano il fedele a quanto avrebbe ascoltato in chiesa:
per questo le figure dovevano essere semplici e facilmente comprensibili
ad un pubblico in gran parte analfabeta. Sulla
facciata del duomo di Modena, ad esempio, spiccano le sculture di
Wiligelmo, che narrano le storie della Genesi, il primo libro della
Bibbia. Le
“Storie della Genesi” di Wiligelmo sono quattro pannelli contenenti dei
bassorilievi, situati sulla facciata del Duomo di Modena. Essi
raffigurano delle scene in sequenza: il primo pannello raffigura la
creazione dell'uomo, della donna e il peccato originale.
schema del pannello 1
Il
secondo raffigura la cacciata dal Paradiso Terrestre: Dio rimprovera
Adamo ed Eva, che esprimono la loro vergogna e disperazione portandosi
la mano al volto. Adamo ed Eva vengono cacciati da un angelo con la
spada sguainata. L’ultima scena mostra i Progenitori costretti al faticoso lavoro nei campi.
Wiligelmo, Storie della Genesi, (secondo pannello), 1099 circa, facciata del Duomo, Modena
schema del pannello 2
Nel terzo bassorilievo sono rappresentati il sacrificio
di Caino e Abele, l’uccisione di Abele e il rimprovero divino. Caino
offre i doni all'ara del Signore, che guarda solo Abele. Caino uccide
Abele con una tremenda bastonata. Caino viene rimproverato da Dio che
solleva su di lui la mano nel gesto di condanna e maledizione.
Wiligelmo, Storie della Genesi, (terzo pannello), 1099 circa, facciata del Duomo, Modena
schema del pannello 3
Nell’ultimo pannello sono rappresentati: l’uccisione di
Caino, l'arca del diluvio con Noè e la moglie affacciati, uscita di Noè e
dei figli dall'arca. La vicenda del cieco Lamech che uccide Caino con
una freccia alla gola, scambiandolo per un animale non è narrata nella
Bibbia, ma appartiene alle storie della tradizione ebraica.
Wiligelmo, Storie della Genesi, (quarto pannello), 1099 circa, facciata del Duomo, Modena
schema del pannello 4
I
personaggi sono rappresentati con uno stile a prima vista rozzo ed
infantile: le proporzioni ad esempio non sono rispettate, mancano i
dettagli, i visi si assomigliano tutti. In
realtà questo rende le figure più espressive: la testa e le mani sono
grandi rispetto al resto del corpo perché attraverso la gestualità e le
espressioni del viso si possa cogliere immediatamente il significato
della scena.
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Ho abbinato diverse attività pratiche a questa lezione: il primo elaborato che mi è venuto in mente di proporre è stato quello delle vignette in sequenza in "stile Wiligelmo". Si trattava di scrivere un brevissimo racconto e di illustrarlo con almeno tre vignette in sequenza, simulando un bassorilievo medievale. Per rendere l'idea di cosa intendessi con "stile Wiligelmo" ho realizzato questo esempio. La tecnica utilizzata per le vignette è matita/ pastelli. I bordi neri sono invece colorati a tempera.
Mara Bagatella - rielaborazione dell'opera di Wiligelmo - tecnica mista
Questo invece è un esempio di elaborato realizzato da un mio allievo:
sequenza in stile Wiligelmo da "Il Gobbo di Notre-Dame"- lavoro di Riccardo C. classe II D a.s. 2012/13
La scelta di illustrare "Il Gobbo di Notre-Dame" è stata dovuta alla collaborazione con una delle mie colleghe di lettere, che stava preparando uno spettacolo teatrale su questo tema. I disegni dei ragazzi sono serviti a creare alcuni video proiettati durante la rappresentazione. Lo stesso esercizio può essere realizzato a partire da esperienze della vita quotidiana, o da brevi storie inventate. Osservando i miei allievi durante lo svolgimento di questo tipo di esercizio, ho potuto constatare che le abilità messe in campo sono molteplici, e non è così scontato che tutti riescano. Infatti, il concetto di "sequenza", inteso come serie di immagini aventi una concatenazione logica e temporale (causa/ effetto, prima/dopo), non è così intuitivo come potrebbe sembrare, e anche quando i ragazzi sanno cosa sia, non è detto che concretamente riescano a realizzarne una che abbia davvero efficacia sul piano narrativo. Non si tratta soltanto di essere "bravi a disegnare" ma di saper "raccontare attraverso immagini". La prima è un'abilità, mentre la seconda è una competenza.
Durante l'anno scolastico 2013/14, ho utilizzato l'opera di Wiligelmo anche come argomento di un lavoro di gruppo. Ne parlerò in un prossimo post.