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giovedì 27 luglio 2017

Manuale del cacciatore di bufale (3) - perché la gente crede alle bufale?

Ci ho messo più del previsto, chiedo venia... questa parte è forse la più attesa e la più importante.
Da quando ho iniziato a proporre il progetto antibufale a scuola, sempre più spesso i ragazzi mi chiedono: "Professoressa, ma perché la gente crede alle bufale?"
Tutti quanti ci siamo cascati, qualche volta, a me, nonostante tutto, succede ancora! La cosa grave non è tanto il cascarci, siamo umani ed è normale commettere degli errori.
Ciò che invece è grave è vedere gente che, messa di fronte all'evidenza, non arretra di un passo, non ammette di aver creduto e condiviso una stupidaggine, anzi, insiste ad oltranza.

Tutti coloro che si occupano a vario titolo dell'argomento si sono posti questa domanda fondamentale, anzi, si è arrivati al punto di interrogarsi sulla effettiva efficacia del FACT-CHECKING e dell'attività di debunking, come in questo bell'articolo su Butac che vi invito a leggere.

Detto questo, la terza parte del Manuale non ha la pretesa di dare delle risposte certe a queste domande; ho semplicemente riscritto, con un linguaggio più adatto ai miei alunni, alcune parti della "guida al buon discorso" di Gabriel Deckard, pubblicata su Bufale un tanto al chilo.
Credo, in ogni caso, che fosse doveroso, anzi fondamentale, dare ai ragazzi alcune chiavi di lettura del fenomeno.
Delle chiavi che non si trovano in Internet, ma all'interno di quel luogo da cui tutto ha inizio: la nostra testa.

Se ve le siete perse, qui trovate la prima e la seconda parte.

Parte Terza: 
GLI ERRORI DI LOGICA 
(perché la gente crede alle bufale?)

Nelle prime due parti di questo manuale, hai imparato ad individuare le bufale e a distinguerne le varie tipologie.
Giunti a questo punto è lecito farsi una domanda: perché la gente crede alle bufale così facilmente?
Trovare la risposta non è facile: occorrerebbe studiare materie complesse come la psicologia e la sociologia. Forse, tra qualche anno, a te o a qualcuno tra i tuoi compagni di scuola verrà voglia di seguire questo campo di studi, ma per il momento possiamo cominciare a capire di più prendendo in esame alcuni ERRORI DI LOGICA: si tratta di comuni errori di ragionamento nei quali facilmente si cade e che prima o poi capita di fare a tutti.
Conoscendone le caratteristiche, si possono comprendere ed evitare.

1) L’EFFETTO DOMINO (fallacia della brutta china)


“Se lasciamo entrare gli immigrati, aumenteranno le malattie infettive.”“Se permettiamo ai gay di sposarsi, sarà la fine della famiglia tradizionale.”“Se segui una dieta vegetariana, non ti ammalerai di cancro.”

Questi sono solo alcuni esempi di un tipo di errore di ragionamento che si chiama “fallacia della brutta china*” o “fallacia del piano inclinato”.
[*una brutta china è una discesa molto ripida e scivolosa, dalla quale, una volta che vi si è caduti, è difficile risalire.]

In questo tipo di ragionamento, si parte da una tesi e si immagina che da essa derivino una seri di conseguenze (positive o negative) alla pari dell’effetto domino.
Il ragionamento sembra corretto perché segue questo schema logico:

se A → allora B
se B → allora C
se C → allora D

quindi, eliminando i passaggi, possiamo affermare che:

se A → allora D

per esempio:
1- Se segui una dieta vegetariana, allora segui una dieta sana.
2- Se segui una dieta sana, allora hai un fisico sano e forte.
3- Se hai un fisico sano e forte, allora non ti ammalerai di cancro.
In conclusione:
4- Se segui una dieta vegetariana, allora non ti ammalerai di cancro.

In realtà, questo ragionamento è sbagliato, perché tutte le conseguenze derivate dalla tesi, sono puramente ipotetiche. Non abbiamo nessuna certezza che le prime 3 frasi siano vere, quindi non possiamo essere sicuri che la quarta lo sia.
Infatti: 
1- Non tutte le diete vegetariane sono sane: per esserlo, devono essere equilibrate e controllate, altrimenti potrebbero essere carenti di alcuni nutrienti importanti.
2- Non è detto che chiunque segua una dieta sana abbia anche un fisico sano: molte persone, anzi, sono costrette a seguire diete particolarmente rigorose proprio perché sono malate.
3- Le diverse malattie che comunemente sono riunite sotto il nome di “cancro” sono causate da mutazioni genetiche che possono essere indotte o facilitate da stili di vita errati… ma non sempre. A volte purtroppo capita che si ammalino anche persone che hanno sempre seguito uno stile di vita sano.
4- La frase conclusiva è frutto di un ragionamento fallace.
Ora però attenzione a non cadere nella china opposta, pensando che seguire diete sane sia fatica sprecata!

Chi adopera questo ragionamento, in realtà sta evitando l’argomento perché introduce una questione solo apparentemente correlata.
Tale questione è presentata come una SICURA conseguenza della tesi di partenza ma, in effetti, essa è solo un’ipotesi: come tale può accadere o non accadere. Questo modo di ragionare fa leva sull’ignoranza, sulla pigrizia mentale o su sentimenti negativi che proviamo nei confronti di un determinato argomento.
Ad esempio, nella frase:
“Se lasciamo entrare gli immigrati nel nostro Paese, aumenteranno le malattie infettive.”
la conseguenza non è affatto certa, anzi, si tratta di una possibilità remota, come ha recentemente provato il caso dell’allarme Ebola in Italia*.

[*nel 2014 si verificò, nei Paesi africani di Guinea, Liberia e Sierra Leone, una grave epidemia di una malattia molto grave e contagiosa, l’Ebola. L’Organizzazione Mondiale della Sanità lanciò subito l’allarme e vennero prese delle contromisure a livello mondiale, sia intensificando i controlli, specialmente negli aeroporti, sia mandando aiuti nei Paesi colpiti, per evitare che la malattia si diffondesse. In questo modo, si ottenne che l’epidemia rimanesse confinata nei Paesi dell’Africa subsahariana. I rarissimi casi verificatisi in Europa e Stati Uniti furono relativi a persone che si erano recate in quei luoghi per lavoro e che stavano tornando a casa. Nell’estate 2014, tramite i social network vennero diffuse numerose bufale che riguardavano l’arrivo di immigrati ammalati di Ebola in Europa. Tutte queste bufale vennero smentite. Un uomo di 44 anni, torinese, venne denunciato con l’accusa di procurato allarme, per aver inventato la bufala dell’arrivo a Lampedusa di tre immigrati ammalati di Ebola. Prima di essere cancellata, la falsa notizia venne condivisa da 27mila profili su Facebook. 
(fonte: la Repubblica.it, 6 agosto 2014 http://torino.repubblica.it/cronaca/2014/08/06/news/ebola_tre_casi_a_lampedusa_denunciato_l_autore_della_bufala_su_facebook-93285461/)]


In sostanza, la fallacia della brutta china consiste nell’affermare che un certo avvenimento, o azione abbia delle conseguenze di un certo tipo, senza avere le prove che ciò accadrà veramente; nel creare correlazioni puramente ipotetiche tra due fatti, rifacendosi ad aneddoti, esperienze, sentimenti o opinioni personali. 
I sentimenti, specialmente quelli negativi come paura, odio o repulsione, giocano un ruolo molto importante nel nostro modo di percepire una notizia, di crederla vera o di dubitare di essa e possono inceppare con facilità i meccanismi dei nostri ragionamenti (vedi cap. 3).
Quando ad un certo argomento associamo un sentimento negativo, accettiamo con facilità i ragionamenti fallaci, per una questione di abitudine e di rinforzo di una opinione già formata in precedenza: le notizie che confermano o rinforzano tale opinione vengono accettate, mentre dubitiamo di quelle che le smentiscono, perché mettono in discussione i nostri stereotipi, e cambiare idea costa fatica.

2) “IPSE DIXIT” (l’argomento per autorità)


“La dieta vegana fa benissimo alla salute, lo ha detto il prof. Sempronio Cavolfiore, dell’Università della Pannocchia.”

“Il glutine è nocivo alla salute, l’ho letto sul blog del nutrizionista dott. Paolo Scalogno, che ha anche una pagina molto seria su Facebook.”

“L’uomo non è mai andato sulla Luna! Ormai si sa, ci hanno scritto sopra diversi libri, io ho letto quello di Zapotek Giurassich…”

“I vaccini fanno venire l’autismo, lo hanno ammesso anche molti medici, tra cui il dott. Rodolfo Dei Tali, che è stato ospite alla trasmissione I Volponi pomeridiani…”

Quante volte vi è capitato di sentire questo tipo di ragionamento? Si tratta di un ragionamento corretto? 
Purtroppo, nell’era di Internet, non c’è cosa più facile che spacciarsi per esperti su una certa materia anche se non lo si è affatto. Aprire un blog o un sito internet, inventarsi titoli accademici inesistenti, addirittura pubblicare libri su argomenti completamente inventati, è diventato alla portata di chiunque. Occorre perciò essere estremamente cauti nell’accettare le tesi presentate da sedicenti “esperti del settore”.
Ma come comportarsi nel caso in cui una persona citata in una discussione sia davvero un nome importante, una autentica “autorità in materia”?
L’argomento “per autorità” parte dal presupposto che l’opinione espressa da un “personaggio autorevole” sia sicuramente corretta. L’errore è quello di confondere l’autorità con l’autorevolezza.
Anticamente, si usava la locuzione latina “ipse dixit” (lui lo ha detto) quando si voleva enunciare una tesi indiscutibile, perché affermata da un personaggio ritenuto talmente autorevole da trovarsi al di sopra di ogni dubbio. 
Questo personaggio era Aristotele, un filosofo greco vissuto nel IV secolo a. C., le cui opere, riguardanti ogni campo delle scienze, furono considerate per secoli talmente perfette da non poter essere messe in discussione.
Questo argomento fu soppiantato, non senza resistenze, soprattutto da parte della Chiesa Cattolica, dal metodo scientifico, enunciato per la prima volta da Galileo Galilei nel XVII secolo.
Il metodo scientifico è l’esatto contrario dell’ipse dixit, perché consiste nel mettere alla prova un’ipotesi attraverso molti esperimenti. Ne basta uno solo di non riuscito per confutare l’ipotesi e costringere lo scienziato che l’aveva formulata a rifare tutto daccapo.
L’autorevolezza in un certo campo (soprattutto quello scientifico) si conquista con anni e anni di duro lavoro, di studio, di confronti; con l’umiltà di ammettere che, un giorno, le proprie ipotesi potrebbero essere superate da nuove scoperte, ma anche con la consapevolezza che, se ciò accadesse, si verrà comunque ricordati come qualcuno che ha fatto fare dei passi avanti alla conoscenza umana.

3) L’APPELLO AI SENTIMENTI e l’argomento “ad personam” (gli attacchi personali)


“Gli esperimenti sugli animali sono una mostruosità! Dovrebbero essere aboliti per legge!”

“Se sei contro la violenza sui bambini, clicca MI PIACE e condividi!”
(a simili affermazioni, spesso si accompagnano immagini terribili di animali torturati e sofferenti, o di bambini con il viso pieno di lividi)


“I politici odiano gli italiani e preferiscono gli extracomunitari!”

“I vaccini sono pericolosi! La chemioterapia è solo un veleno, non cura il cancro!!!”
Riuscite a riconoscere l’errore insito in ognuna di queste affermazioni? 
Tutte quante fanno appello ad un sentimento più o meno negativo: sdegno, paura, odio, raccapriccio… non c’è nessuna informazione o prova a loro sostegno, solo immagini (prese da dove? Riguardanti quale evento?) e slogan. L’invito a cliccare “mi piace” e “condividi” si chiama “clickbaiting” (esca da click): non è altro che un espediente per attirare il maggior numero di visitatori verso un sito o una pagina Facebook, in modo da generare rendite pubblicitarie on line.
In linea di principio, bisogna sempre diffidare di chi manipola un discorso per portarlo su un piano emotivo, perché in realtà si tratta di un sistema per aggirare il ragionamento o per evitarlo del tutto.
Un sistema simile è il cosiddetto “argomento ad personam” (o “ad hominem) che consiste nell’evitare l’argomento di discussione spostando l’attenzione sulla persona che ne parla, cercando di screditarla, fino ad arrivare all’insulto o alla calunnia.
Questo sistema purtroppo è sempre più usato, specialmente quando si parla di temi politici, con il risultato che spesso le discussioni si allontanano completamente dal tema iniziale e diventa impossibile seguire il filo del discorso.

4) L’ARGOMENTO DELL’UOMO DI PAGLIA (straw man argument)

L’argomento dell’uomo di paglia consiste nel sostituire il vero argomento da confutare con uno più debole, quindi più facile da contestare.
Si suppone che il nome di questo argomento fallace derivi da una vecchia pratica militare, che consisteva nell’esercitarsi all’uso delle armi utilizzando dei fantocci di paglia (straw men).

L’argomento “di paglia” può essere costruito in vari modi:
a) Estremizzando l’argomento iniziale
Esempio 1: 
Tizio: «Bisognerebbe diminuire le spese in campo militare ed aumentare gli investimenti nella ricerca scientifica.»
Caio: «Tizio vuole il nostro Paese disarmato e senza difese!»

Caio ha estremizzato l’argomento di Tizio, che parlava di ridurre le spese per gli armamenti, non di eliminarli.
Esempio 2:
Dott. Sempronio: «La dieta vegetariana, quando è controllata e bilanciata, favorisce la nostra salute, al contrario di una molto ricca di proteine animali.»
Caio: «Il dott. Sempronio ha detto che mangiare carne fa male!»

In questo caso, Caio ha fatto due errori di ragionamento: ha estremizzato il discorso del dott. Sempronio e, in più, ha “filtrato” le informazioni, trattenendo solo quelle di suo interesse ed escludendo le altre.

b) Sostituendo l’argomento iniziale con uno simile, ma in sostanza, diverso.
Esempio:
Tizio: «La dieta vegana è un tantino rischiosa perché priva l’organismo di alcuni importanti nutrienti.»
Caio: «È scorretto affermare questo! La dieta vegetariana, non solo non è rischiosa, ma è anche salutare!»

Caio ha confuso dieta “vegana” con “vegetariana”, due regimi alimentari diversi, che ad una lettura frettolosa possono sembrare la stessa cosa.

c) Semplificando eccessivamente l’argomento iniziale.
Esempio 1: 
Tizio: «I bambini sarebbero più al sicuro se potessero giocare in una zona protetta.»
Caio: «Non si possono tenere chiusi in casa i bambini tutto il giorno!»

Tizio non ha parlato di “chiudere in casa” i bambini, ma di farli giocare in una “zona protetta”. Caio ha semplificato eccessivamente: la “casa” è il primo luogo sicuro che viene in mente, ma non è detto che sia l’unico.

Esempio 2:
prof. Sempronio: «Les Demoiselles d’Avignon, di Pablo Picasso, è un’opera fondamentale per comprendere l’arte del Novecento.»
Caio: «Ma come? È un quadro così brutto!»

Caio ha ridotto l’argomento prendendo in esame solo una delle caratteristiche dell’opera. Ma l’importanza di un dipinto non si giudica solamente dalla sua “bellezza”.

d) Inventando una persona favorevole all’argomento iniziale, il cui comportamento e le cui idee vengono criticate.
Esempio 1:
Tizio: «La questione dei migranti è un problema complesso che deve essere discusso e risolto a livello europeo.»
Caio: «Quelli che sono favorevoli ai migranti sono solo dei buonisti, perché non li ospitano a casa loro?»

Caio sposta l’attenzione dal problema “migranti” ad un ipotetico gruppo di persone “favorevoli ai migranti”. Attribuisce loro un’etichetta (“buonisti”) senza spiegarne il significato, e chiude il discorso con una soluzione che in realtà non risolve nulla.

Esempio 2:
Tizio: «So che le mie proposte incontreranno degli ostacoli, del resto c’è sempre qualcuno a cui non piacciono i cambiamenti e che si ostina ad ostacolare il progresso.»

L’argomento dell’uomo di paglia ha il doppio scopo di ribattere all’interlocutore e contemporaneamente metterlo in cattiva luce. In questo caso, Tizio lo fa in maniera preventiva: dopo questa affermazione, infatti, chiunque gli muoverà delle critiche sarà immediatamente etichettato come un “oppositore del progresso”.

Non è un caso che la tecnica dell’uomo di paglia sia tanto usata nei social network e, in generale, nelle discussioni pubbliche, come ad esempio nei dibattiti politici, dove gli interlocutori “si battono”, non tanto per avere un confronto costruttivo, ma per convincere la platea che assiste allo “scontro”. Il vincitore risulta colui che ha portato il maggior numero di persone a pensarla come lui, chi ha “ottenuto più consensi”.



(Piccolo esercizio da svolgere in classe, oppure a casa con un tuo amico: quale argomento fallace ha utilizzato la signora Bruna per rispondere al commento del signor Massimo? ragionaci sopra e discutine con qualcuno.)

5) L’ANEDDOTO*


«Non credere a quello che dicono i medici! Mio nonno ha bevuto come una spugna e fumato come un turco per tutta la sua vita ed è ancora in gamba a 87 anni!»
Quando vogliamo dimostrare la validità di un ragionamento, ricorriamo spesso alla nostra esperienza personale. Ad esempio, sui social network si possono leggere di frequente discussioni come questa:

dott. Sempronio: «Il morbillo è una malattia pericolosa: le complicanze ad essa correlate si presentano nel 20-30% dei casi. Esse possono avere diversi gradi di gravità e portare anche alla morte.»
sig. Caio: «Io e mio fratello abbiamo avuto il morbillo da piccoli e non ci è successo niente!»
sig.ra Tizia: «Nella mia famiglia abbiamo tutti avuto il morbillo e nessuno ha avuto conseguenze di alcun genere!»

*Un aneddoto è un episodio di carattere storico ma marginale e poco noto o caratteristico, relativo ad un evento o ad un personaggio famoso. Nella retorica (cioè nell’arte di saper parlare, di persuadere con le parole) può essere utilizzato per cercare di suffragare la fondatezza di un principio, citando una circostanza; si tratta tuttavia di un espediente che, dal punto di vista della logica, è ingannevole in quanto propone di dimostrare una verità universale focalizzandosi su un caso particolare.
(fonte: Wikipedia)

Un ambito in cui questo tipo di ragionamento è molto utilizzato, è la pubblicità:


«All’inizio ero scettica, poi ho provato Magrin e sono dimagrita di ben 10 kg in due settimane!»

«Ho provato un sacco di prodotti, prima di questo… ma solo grazie a Cellu-zero ho detto addio alla cellulite!»

«Gli spinaci di “4 passi in saltella” sono buoni da impazzire! Mio figlio ne va matto!»

Questo genere di pubblicità è sempre stato molto utilizzato, perché… funziona!
Possiamo anche sforzarci di pensare che le persone che fanno questo tipo di affermazioni negli spot siano attori pagati appositamente per essere più convincenti possibile… ma ciò che dicono rimarrà comunque ben ancorato alla nostra memoria.
Il racconto di qualcuno che ci spiega un fatto che gli è successo personalmente ha su di noi molta presa, mentre una tabella o un grafico con una serie di numeri e di statistiche non ci fa altrettanto effetto. 
È per questo che, se ascoltiamo il racconto di una madre che ci dice:

«Mio figlio, dopo aver ingerito del monossido di diidrogeno si è ammalato di gonfiosi empatica addominale! Io l’ho detto ai dottori, ma loro non mi hanno dato retta!»

la nostra prima reazione è quella di provare pena e simpatia per questa donna, mentre verso i medici che non l’hanno aiutata, anzi, non l’hanno nemmeno ascoltata, proveremo rabbia, avversione, indignazione.
Si tratta di una reazione istintiva, molto normale e umana. Però, ciò che dovremmo fare subito dopo è una cosa che purtroppo fa pochissima gente: fermarci, respirare lentamente, contare fino a 10 e iniziare a farci una serie di domande:

1- LA FONTE
Chi è la persona che sta raccontando questo aneddoto? La conosciamo? 
Questa persona è affidabile? 
La sua storia è stata verificata da qualcuno? Oppure, sono presenti dei dati dai quali sia possibile farlo? (nomi delle persone coinvolte, luogo e data precisi…)
Il racconto è attendibile?

2- LA MALATTIA
Che tipo di malattia è la “gonfiosi empatica addominale”? quali sono i suoi sintomi? Quali sono le cause?
Sono sicuro di conoscerla già oppure ne ho solo sentito parlare?
Il figlio ha davvero quella malattia? 

3- LA CAUSA
Il figlio ha contratto la malattia perché ha ingerito il monossido di diidrogeno o solo dopo averlo ingerito?
Che cos’è il monossido di diidrogeno? Quali problemi può causare la sua assunzione?
Il monossido di diidrogeno può davvero causare la gonfiosi empatica?

4- IL COMPORTAMENTO DEI MEDICI
Chi erano questi medici? Conosciamo il loro nome? E la loro specializzazione? 
Quanti erano? Sono stati interpellati nella stessa occasione o in momenti diversi?
Conosciamo la loro versione dei fatti oppure abbiamo sentito solo la “campana” della madre?
Perché i medici non hanno dato retta alla donna? Le possibili spiegazioni potrebbero essere diverse:

La madre ha effettivamente incontrato dei medici poco disponibili che non hanno tenuto conto del suo stato d’animo.
La madre era troppo agitata e addolorata per via delle condizioni del figlio e non era in grado di ascoltare le ragioni dei medici.
La madre era prevenuta nei confronti dei medici, voleva imporre le proprie ragioni ed ha ignorato le loro spiegazioni.

5- IL CONTESTO
Perché la madre è convinta che il monossido di diidrogeno abbia causato la malattia del figlio?
Quali fonti ha utilizzato per informarsi? 
Perché la donna ha deciso di credere a tali fonti?

CONCLUSIONE: Ci sono troppe cose che non sappiamo riguardo a questa storia. Possiamo decidere di fare delle ricerche per capire se sia il caso di indignarsi veramente, oppure lasciare perdere, sospendendo il nostro giudizio in merito… nel frattempo è bene evitare di schierarsi dall’una o dall’altra parte.

Le domande elencate sono davvero tante! Sicuramente a nessuno vengono in testa immediatamente, ma solo dopo averci ragionato un po’ su. La mente ha bisogno di tempo per riordinare le idee in modo razionale, mentre le nostre reazioni emotive sono molto veloci, immediate.

Reagire “di pancia” è più semplice e meno faticoso, questo è uno dei motivi per cui le bufale si diffondono con tanta facilità. 

Ma, soprattutto… l’aneddoto raccontato, se veritiero, è applicabile a tutti? 
Quante sono le persone che assumendo del monossido di diidrogeno hanno la probabilità di ammalarsi di gonfiosi empatica? Esistono delle statistiche in merito? Dove è opportuno cercarle? Abbiamo una cultura in campo medico e scientifico tale da riuscire a distinguere una fonte affidabile?

(Ora, prova a rileggere tutto, sostituendo “gonfiosi empatica addominale” con “autismo” e “monossido di diidrogeno” con “vaccino”)

RINGRAZIAMENTI
Si ringraziano Maicolengel (Michelangelo Coltelli) e tutto lo staff di “Bufale un tanto al chilo” per la fattiva collaborazione, Paolo Attivissimo e Wikipedia per il materiale attinto e per l’ispirazione.
Un ringraziamento speciale a Susanna Raule per la revisione e i suggerimenti.

martedì 23 settembre 2014

Manuale del cacciatore di bufale (2) - tipologie di bufale

 Si è fatta un po' attendere, ma ecco finalmente la seconda parte del "Manuale del cacciatore di bufale"!
Potete leggere la prima cliccando questo link.
Buona lettura!

In rete esistono bufale di tutti i tipi e per tutti i gusti, riguardanti gli argomenti più diversi, perciò è molto difficile dividerle in categorie.
Tuttavia, stilare una “classifica”, anche se sarà sicuramente imperfetta, può essere utile per imparare ad orientarsi in quella che a volte può sembrare una vera e propria jungla di informazioni più o meno veritiere.
La classifica che vi propongo è ordinata per livello di pericolosità, quindi dalle bufale più “innocue” (anche se nessuna bufala è da considerarsi completamente innocua) alle più pericolose, che sono anche le più difficili da riconoscere.


1 – le “Vere Notizie Inventate”
Una "notizia" del sito satirico Lercio.it

Si tratta della categoria più sciocca, più divertente e meno importante: sono notizie inventate di sana pianta, messe in giro da testate fasulle, a cui non importa molto di ciò che pubblicano. Si divertono a diffondere sciocchezze e quasi sempre non fanno nulla di male, anzi; le loro notizie hanno quasi sempre un fondo ironico, se lette fino in fondo dimostrano il loro esser false, spesso usando nomi ripetitivi, marchi fasulli, località inventate.


Quasi tutti segnalano IN FONDO alla pagina che si tratta di notizie inventate… purtroppo, pochissimi lettori leggono gli articoli FINO IN FONDO, anzi, molti, come già detto, condividono le notizie basandosi esclusivamente sul titolo e la foto.

Inoltre, c'è un grosso problema: oggi il senso critico di molti lettori è così poco sviluppato che non riescono nemmeno a riconoscere la satira dalla realtà!


 2 – i “Gossip Fasulli”

Prendono di mira i personaggi famosi, sui quali viene inventato di tutto: dichiarazioni, scandali, malattie, perfino la morte. Annunciare la morte improvvisa di un VIP attira immediatamente l’attenzione, e il sito internet che pubblica una notizia del genere aumenta enormemente la propria visibilità, e ciò ha dei risvolti di tipo economico: infatti, è bene ricordare che chi gestisce un sito internet può guadagnare denaro grazie alla pubblicità, e questo guadagno aumenta o diminuisce a seconda del numero di visite che il sito riceve.
I gossip fasulli non sono dannosi soltanto per le persone famose coinvolte, ma anche per i lettori: la loro diffusione massiccia rende difficile distinguere le notizie vere da quelle false.
 

L'attore Robin Williams, deceduto nell'agosto 2014
Ad esempio, nell’agosto del 2014, la prematura scomparsa del celebre attore Robin Williams fu creduta da molti una bufala, mentre era, purtroppo, una notizia vera.

Questo perché, nei giorni precedenti, erano state diffuse molte notizie false sulla morte di altri personaggi famosi.




 3 — Bufale Allarmistiche su Marchi Famosi

Succede specialmente con marchi molto noti di cibi e bevande come, ad esempio, Barilla e Coca-Cola: ogni tanto qualcuno si diverte a diffondere la notizia che siano fatti con sostanze tossiche o cancerogene. Questo tipo di bufale crea dei danni molto gravi alle aziende produttrici e di conseguenza ai lavoratori di queste aziende, che rischiano di perdere il posto di lavoro. 

Le aziende alimentari, specialmente quelle molto grandi, hanno al loro interno degli organismi di controllo molto rigorosi, proprio perché sanno che un errore nella produzione può causare loro enormi perdite di denaro.
Quando leggete notizie di questo tipo, ricordate che ABUSARE di certi cibi, troppo grassi o troppo zuccherati, fa sempre male. Questo non significa che quei cibi siano tossici, ma solo che non bisogna mangiarne troppi.
Quando invece sentiamo la notizia che dei cibi VERAMENTE adulterati sono stati sequestrati dai NAS (Nucleo Anti Sofisticazioni) o dalla Guardia di Finanza, dobbiamo essere contenti, perché significa che le Forze dell’Ordine funzionano bene e fanno buona guardia su ciò che consumiamo.



4 — Bufale Complottiste

 
Ecco una categoria molto vasta, sulla quale si potrebbe scrivere una classifica a parte. Le bufale “complottiste” possono essere più o meno stravaganti e inverosimili, e spesso sono collegate ad altre categorie, specialmente quelle pseudoscientifiche, quelle riguardanti la salute e quelle allarmistiche.
Si basano sul concetto che una “lobby” (cioè un gruppo ristretto di persone) stia complottando per raggiungere o mantenere un “potere” che gli permetta di dominare il mondo.
Per raggiungere questo obiettivo, questa “banda di supercattivi” ne starebbe combinando di tutti i colori: metterebbe delle sostanze chimiche all’interno dei serbatoi degli aerei per avvelenarci e per modificare il clima del pianeta (bufala delle scie chimiche); infilerebbe dei microchip sotto la pelle delle persone per “telecomandarle” a distanza; avrebbe modificato e distorto la realtà dei fatti storici convincendo le masse che l’uomo sia arrivato sulla Luna, quando in realtà non è mai successo…e così via. 


Chi crede nelle teorie del complotto, si convince un po’ alla volta che il mondo intero sia dominato da un manipolo di pochi personaggi potentissimi in grado di influenzare ogni cosa (bufala degli “Illuminati”); in alcuni casi queste persone arrivano ad accettare la teoria che questi personaggi non siano umani, ma alieni venuti da altri pianeti (bufala dei Rettiliani).
Le argomentazioni di chi crede alle teorie dei complotti, spesso SEMBRANO scientifiche, ma non lo sono.
Per vederne qualche esempio, vai alla categoria “Bufale Pseudoscientifiche”.



5—Bufale che Seminano Odio

Queste bufale prendono di mira una certa categoria di persone, che viene discriminata per il sesso (o le preferenze sessuali), l’etnia, la religione, le convinzioni politiche o addirittura per il mestiere che fa.
Esse fanno leva sui sentimenti di diffidenza verso ciò che è diverso da noi e che non conosciamo. Questa diffidenza può essere manipolata e aumentata fino ad essere trasformata in vero e proprio odio.
vignetta tratta dal web

Le bufale che seminano odio si basano su STEREOTIPI e PREGIUDIZI.
Cosa significa?
 

Il termine "STEREOTIPO" deriva dalle parole greche "stereos" (duro, solido) e "typos" (impronta, immagine, gruppo), quindi "immagine rigida". Lo stereotipo è un concetto rigido, eccessivamente semplificato o distorto di un aspetto della realtà, in particolare di persone o gruppi sociali.
 

Il termine “PREGIUDIZIO” (dal latino prae, "prima" e iudicium, "giudizio") può assumere diversi significati, tutti in qualche modo collegati alla nozione di "giudizio prematuro", ossia parziale e basato su argomenti insufficienti o su una loro non completa o indiretta conoscenza.
 

In pratica, gli stereotipi e i pregiudizi ci fanno credere che le persone che fanno parte di una certa categoria abbiano per forza una serie di caratteristiche negative: ad esempio che le donne siano TUTTE interessate SOLO alla moda e i maschi SOLO allo sport. Che TUTTI gli extracomunitari siano delinquenti, che TUTTI gli islamici siano terroristi eccetera...

La buona notizia è che questo tipo di bufale sono abbastanza semplici da smascherare, perché sono spesso notizie inventate di sana pianta o manipolate e distorte, quindi basta fare una ricerca in rete e verificare le “5 W del giornalismo” (di cui abbiamo già parlato nel primo capitolo del manuale) per capire se si tratta di una notizia a cui possiamo credere.



6—Bufale Pseudoscientifiche

“Pseudo” è una parola di origine greca che significa “falso”. Pseudoscienza, quindi, significa letteralmente “falsa scienza”.


Le bufale pseudoscientifiche sono difficili da riconoscere quando si è privi di una solida cultura scientifica, perché sono presentate con termini molto tecnici e specifici che le fanno SEMBRARE vere.
In realtà, quando si conosce l’argomento, si scopre che questo linguaggio tecnico è usato a casaccio e in modo tale da ingarbugliare i concetti, in modo da confondere e stupire chi legge.
Le conclusioni a cui arrivano le bufale pseudoscientifiche sono completamente errate, ma il lettore non se ne accorge, perché non riesce a seguire il ragionamento.


Per diffondere questo tipo di bufale, però, esiste anche il sistema opposto: dare una risposta facile ad un problema difficile.
Questo sistema si basa sulle nostre insicurezze: infatti quando non conosciamo un argomento, ad esempio riguardante la medicina o l’economia, abbiamo sempre il dubbio che le persone esperte ci possano imbrogliare. Così è più facile fidarsi di chi ci fornisce risposte semplici e facilmente comprensibili… ma non è detto che costoro siano persone oneste.
Le materie scientifiche sono purtroppo quelle più difficili e meno studiate (provate a fare una prova: a quanti studenti della vostra classe PIACE STUDIARE la matematica?), e questo ha delle conseguenze importanti nella vita di tutti i giorni.
L’unica maniera per difendersi davvero da questo tipo di imbrogli è… STUDIARE!


Forse vi stupirà sapere che in Internet si trovano siti pseudoscientifici che affermano che sia il Sole a girare attorno alla Terra. Eppure sono ormai passati ben 500 anni da quando Niccolò Copernico (1473 – 1543) dimostrò la teoria eliocentrica.




Per capire quanto sia grave la situazione, vi basti sapere che da un sondaggio condotto da un’agenzia governativa statunitense, la National Science Foundation,  è emerso che il 26% della popolazione degli USA non sa che la Terra ruota attorno al Sole (i risultati sono stati presentati nel 2014).
Sarebbe interessante provare a fare un sondaggio simile anche in Italia...

vignetta di Joshua Held

7—Bufale su Salute e Medicinali

Questa categoria di bufale è probabilmente la più pericolosa, perché mette a repentaglio la salute delle persone. È strettamente collegata con quella delle bufale pseudoscientifiche, e a volte con quella delle bufale complottiste.
L’ignoranza molto diffusa in ambito scientifico riguarda ovviamente anche la medicina.
Il corpo umano è una macchina complicatissima e ancora per molti versi misteriosa. Negli ultimi decenni, la scienza medica ha fatto enormi passi avanti nella cura e nella prevenzione di moltissime malattie, tuttavia ne rimangono ancora tante di incurabili.
Le bufale che riguardano questo argomento si basano sulla paura delle malattie e della morte, e fanno leva anche sulla disperazione degli ammalati e dei loro familiari. Sono quindi tra le più detestabili e crudeli.
Quasi tutti i giorni sui social network si legge della scoperta di qualche “nuova cura per il cancro”, quasi sempre semplicissima, che si basa su particolari diete o sull’assunzione di sostanze banali come ad esempio il bicarbonato di sodio.
Allo stesso tempo, altrettanto numerosi articoli diffondono la voce che le cure e le medicine tradizionali siano nocive e dannose.

Qual è la verità?
La verità è che in questo campo, non c’è nulla di semplice. Non a caso il corso di studi per chi vuole conseguire una Laurea in Medicina è il più lungo di tutti.
Basti ricordare che non esiste “il cancro” ma una serie molto lunga di malattie chiamate tutte “tumori” ma di tipo e gravità diversi che necessitano di cure differenti. Quindi non esiste “la cura per il cancro” ma gli scienziati stanno facendo ricerche per trovare tante cure per tanti “cancri” differenti.

Le medicine fanno male?
“la differenza tra medicina e veleno è la dose”, questo concetto fu espresso già da Paracelso, uno dei più grandi studiosi di medicina del passato, vissuto nel periodo del Rinascimento.


Qualsiasi medicina, se presa in eccesso, fa male; qualsiasi medicinale ha degli effetti collaterali; inoltre, lo stesso medicinale può far bene a una persona e male ad un’altra.  


Questo vale per qualunque cosa noi introduciamo nel nostro corpo, compreso il cibo. Ci sono persone a cui fanno male alcuni alimenti, a causa di allergie o di altre problematiche. Questo non significa che tali alimenti facciano male a tutti!


Una particolare categoria di Bufale sulla salute è quella che riguarda gli appelli per donazioni urgenti di sangue o raccolte fondi per cure molto costose. Quasi sempre questi appelli sono FALSI oppure scaduti, perché girano per mesi, anche per anni, anche dopo che la persona malata è guarita o, purtroppo, morta.
Non bisogna mai condividere appelli del genere.



 BUFALE “VECCHIE—E—NUOVE”

Moltissime bufale che vengono spacciate sul web per notizie recentissime, sono in realtà vecchie leggende metropolitane* che girano da moltissimi anni (anche da prima che Internet fosse inventato!) e che tornano di moda ciclicamente.


Nonostante sia già stato ampiamente dimostrata la loro inattendibilità, riemergono ogni volta come se fossero nuove di zecca, perché c’è sempre qualcuno che, non avendone mai sentito parlare, le prende per buone e le condivide.
Queste “vecchie bufale “ possono appartenere ad una qualsiasi delle categorie appena elencate. Per questo motivo, quando avete il sospetto che una notizia sia falsa, del tutto o in parte, una breve ricerca sul web vi può aiutare: molto spesso qualcuno si è già occupato di analizzarla e smascherarla!

*Una leggenda metropolitana, (anche detta “leggenda urbana” o più propriamente leggenda contemporanea) è una storia insolita e inverosimile, nata nella civiltà moderna, che inizialmente viene diffusa  a voce da una persona all’altra, e che, a un certo punto della sua diffusione, riceve larga eco dai media e, in tal modo, aumenta di credibilità.

lunedì 11 agosto 2014

Manuale del cacciatore di bufale (1)

Premessa

Non sono una giornalista, né una debunker, quindi vi chiederete come mai ho deciso di affrontare l’argomento delle bufale in Internet in un blog che parla di didattica dell’arte.

La risposta è molto semplice: perché sono un’insegnante e mi occupo di istruzione e cultura.
Due cose importantissime, alle quali ho dedicato la mia vita e che l’inarrestabile diffusione delle bufale sta mettendo a repentaglio.
Io amo Internet, e considero il Web una grande risorsa, ma, come tutti gli strumenti molto complessi, non può essere utilizzato alla leggera.
Fareste guidare una Ferrari a qualcuno che non ha la patente?

Ebbene, sappiate che ci sono bambini di 8/9 anni che hanno un profilo su Facebook.
Come intendiamo proteggerli? Come crediamo di poterli educare all’uso consapevole di qualche cosa che non conosciamo a fondo nemmeno noi adulti?
E, soprattutto: quanto tempo dovrà passare prima che la Scuola Pubblica, l’Ente preposto all’Istruzione, all’Educazione, alla diffusione della Cultura, si faccia finalmente carico di questo problema?
Io non lo so.
Ma non intendo aspettare.

Ogni giorno, là fuori, c’è gente che inventa le notizie più strampalate solo per esibizionismo, gente che fomenta odio con bufale a sfondo razzista e politico, gente che distrugge sistematicamente gli sforzi di ricercatori seri pubblicando articoli pseudoscientifici a cui la gente crede ciecamente, dato che non ha la capacità di distinguere e selezionare le notizie che arrivano dalla Rete.

E chi mai dovrebbe assumersi l’onere di educare le persone al ragionamento e allo spirito critico?  Chi dovrebbe fornire gli strumenti per comprendere la realtà e sapersi orientare tra la miriade di informazioni da cui ci troviamo quotidianamente bombardati?
Chi, se non la Scuola?

Fino a quando lasceremo che pochi debunkers, animati solo da buona volontà e spirito di volontariato facciano un lavoro che dovrebbe essere nostro?

Queste sono le domande che mi sono posta negli ultimi mesi, e alle quali sto cercando di dare risposta con questo lavoro, che mi auguro venga copiato, diffuso, utilizzato il più possibile, che diventi più virale di una catena di S. Antonio.

In realtà, io non sto inventando nulla, sto soltanto raccogliendo il materiale messo a disposizione da altri, rielaborandolo e riordinandolo, in modo che risulti facilmente comprensibile ai miei alunni. A lavoro ultimato, diventerà un vero e proprio libretto, che tutti potranno scaricare, stampare, diffondere.

Ringrazio Maicolengel di “Bufale un tanto al chilo” per la fattiva collaborazione, e Paolo Attivissimo per il materiale a cui sto attingendo e per essermi stato di ispirazione.

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MANUALE DEL CACCIATORE DI BUFALE

Parte Prima: 
COME RICONOSCERE UNA BUFALA ON LINE

La maggior parte delle bufale in Internet sono facili da riconoscere, basta far caso alla presenza di alcuni indizi che possono essere rilevati analizzando il TITOLO, il TESTO e l’IMMAGINE a commento del post.


1 -IL TITOLO

 
Spesso il titolo è “urlato”, cioè scritto con caratteri molto grandi, tutto in maiuscolo, e vi compaiono uno o più punti esclamativi. Questi espedienti grafici sono usati per attirare l’attenzione di chi legge, come se qualcuno stesse “gridando” la notizia; infatti, scrivere usando solo caratteri MAIUSCOLI nei commenti dei social network o nei forum on-line, equivale a “urlare” ed è considerato segno di maleducazione. Chi lo fa vuole esprimere in quel modo sentimenti di rabbia o esasperazione, e sta cercando di attirare l’attenzione.


Inoltre, utilizzare molti punti esclamativi al termine di una frase è superfluo e tipico degli scritti informali. Non è un vero e proprio errore, ma di solito si usa in lettere e messaggi tra amici, e non dovrebbe mai essere usato nei libri o negli articoli di giornali.


I titoli “allarmistici” sono un altro forte indizio di bufala: appelli a far girare la notizia “prima che venga cancellata da Internet”, oppure la parola “CENSURA”  e i suoi derivati all’interno del titolo; inviti dai toni perentori come “SVEGLIAAAA!!!”, “è UNO SCANDALO!!!”, “GUARDATE!!!”, oppure sostenere che si tratta di informazioni SEGRETE che qualcuno vi sta tenendo nascosto.


I titoli che non corrispondono ai contenuti dell’articolo sono un chiaro segnale che si tratta di una bufala: infatti se vi stanno mentendo già dal titolo, figuriamoci quel che seguirà...




2- IL TESTO
 
Contraddizioni o errori grammaticali grossolani appaiono spesso nelle bufale. Potete riconoscere facilmente testi tradotti malamente con sistemi automatici per la presenza di frasi sconclusionate, o per l’uso scorretto della punteggiatura.


A volte l’intero articolo manca di logica, ma per capirlo, occorre leggerlo fino in fondo. Se compaiono contraddizioni evidenti, allora si tratta di una bufala.


È importante verificare se sono presenti riferimenti a date, persone, nomi, aziende, indirizzi, leggi o documenti. Se non ci sono riferimenti precisi, è molto probabile che siate al cospetto di una bufala.
Bisogna sempre ricordarsi che esistono le “5 W del giornalismo”, che sono preziose in questi casi:


WHO («Chi»)
WHAT («Che cosa»)
WHEN («Quando»)
WHERE («Dove»)
WHY («Perché»)


Se uno o più di questi elementi, necessari alla stesura di un articolo, manca, siete sicuramente di fronte ad un grave caso di pseudo-giornalismo, e probabilmente anche di una bufala.
Se questi elementi sono presenti e volete scoprirne di più, potete mettervi “a caccia” utilizzando i motori di ricerca (il più conosciuto è Google). 

Come si fa?
Si immette nella casella di ricerca una frase tratta dal messaggio.
Meglio una frase intera, non una singola parola: ricordiamo sempre che un motore di ricerca non è un essere umano, ma un programma molto complesso, che funziona confrontando le parole che scriveremo con quello che già si trova nel suo archivio. 


Il grosso problema nell'uso dei motori è proprio quello di trovare le parole che identificano ciò che ci interessa in modo univoco, cioè una serie precisa e piuttosto insolita di parole che difficilmente compariranno in messaggi diversi da quello che sto cercando.
Se così facendo, la notizia non viene trovata nei siti autorevoli (riviste di settore online, CNN, BBC, Amnesty International, per esempio), è probabile che sia una bufala.


3- L'IMMAGINE
 
L’immagine che accompagna un post su Facebook o su un sito internet è importantissima, e non viene mai scelta a caso. 


Molto spesso, non è solo la prima cosa ad essere notata dagli utenti ma, purtroppo, anche l’unica.

Un’immagine shoccante e un titolo urlato sono tutto ciò di cui ha bisogno un abile creatore di bufale, dato che, nella maggior parte dei casi, gli utenti condividono il link senza nemmeno aprirlo.
La prima regola del buon cacciatore di bufale, quindi, è di non condividere mai una notizia senza prima aver letto e analizzato per intero il testo (vedi punto 2).


Le immagini che accompagnano le bufale sono ingannevoli e presentano delle caratteristiche ben precise: infatti sono scelte per attirare la nostra attenzione, proprio come accade nella pubblicità. 


Possono essere:
a) Immagini shoccanti: mirano a destare sentimenti forti e immediati come odio, sdegno, paura, rabbia, compassione. Bambini in letti di ospedali, o che presentano sul corpo ferite o lividi; anziani in miseria che frugano nei cassonetti in cerca di cibo; scene di violenza, oppure con espliciti riferimenti sessuali. 


Quasi sempre si tratta di immagini fuori contesto, cioè che non c’entrano nulla con la notizia in questione; vecchie foto che chiunque può trovare sul web, scaricare e poi usare per confezionare la propria bufala.
Possono essere utilizzati a questo scopo fotogrammi tratti da film o immagini scattate sui set cinematografici… tanto per risparmiare sugli effetti speciali.



Un paio di esempi: estate 2014, una scultura usata per gli effetti speciali del film “Pirati dei Caraibi” viene spacciata per il “cadavere di una sirena” trovato a Lampedusa.




La foto di Steven Spielberg sul set di Jurassic Park è stata diffusa su Facebook con una didascalia che affermava si trattasse dell’uccisione di un animale raro da parte del noto regista.

Incredibilmente, un gran numero di persone ha condiviso l’immagine con commenti di rabbia e insulti verso Spielberg e rammarico per il povero animale ucciso!


b) Immagini di scarsa qualità, molto sgranate, sfuocate, senza attenzione per la composizione o l’inquadratura… quasi mai le foto che “corredano” le bufale sono scattate da professionisti. Un buon modo per riconoscerle, quindi, è quello di curare il nostro gusto e imparare a distinguere le immagini belle da quelle brutte. 
Ricordate: se siamo abituati alla bellezza e alla qualità, tutto ciò che è brutto e malfatto “salta subito all’occhio”.

c) “Effetti speciali” scadenti sono un altro forte indizio della presenza di bufale: infatti, anche se ormai tutti abbiamo dei programmi di fotoritocco installati sul nostro PC, solo pochissime persone li sanno usare bene.
Un fotoritocco malfatto è facile da riconoscere se si ha un occhio allenato.


d) Collages di immagini che non c’entrano nulla l’una con l’altra, sono un modo per “collegare” tra loro eventi, luoghi, personaggi, anche quando il collegamento, in realtà, non esiste.


e) Anche i colori sono importanti: uno sfondo rosso o giallo (colori caldi) attira l’attenzione, uno sfondo nero può servire ad introdurre un contenuto “misterioso”, il verde è utilizzato per suggerire l’idea di “natura” e di salute” eccetera.


I colori hanno un effetto psicologico molto forte su tutti noi. I pittori lo sanno da secoli, i pubblicitari da qualche decennio.
Oggigiorno lo sanno anche i creatori di bufale, per questo è importante che anche noi ne siamo consapevoli.



(continua...)