Finalmente pubblico il mio primo post in arte-blog (grazie Mara per questa opportunità): ARTE ROMANA! Ho cercato di usare un linguaggio semplice perchè il video, diviso in due parti, è rivolto ai ragazzi di prima media. Buona visione!
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lunedì 11 maggio 2020
sabato 25 aprile 2020
Disco cromatico di Itten, colorazione a tempera
In questo secondo post dedicato al disco cromatico di Itten, vi presento i due video tutorial dedicati alla sua colorazione con i colori a tempera. Questo esercizio è utilissimo per insegnare ai ragazzi come ottenere i colori secondari e terziari attraverso la mescolanza dei colori primari.
Buona visione e buon lavoro!
Per i tutorial sulla costruzione geometrica del disco cromatico, cliccare QUI.
Buona visione e buon lavoro!
Per i tutorial sulla costruzione geometrica del disco cromatico, cliccare QUI.
Disco cromatico di Itten: costruzione geometrica
Il disco cromatico di Itten fa parte dell'argomento "IL COLORE" che io affronto con le classi seconde. Per guidare a distanza i ragazzi nella costruzione geometrica e nella colorazione a tempera di questo schema che ci permette di ricordare quali sono i colori primari, secondari e terziari e le coppie di colori tra loro complementari, ho creato dei video tutorial.
I primi due sono relativi al disegno della figura, gli altri alla sua colorazione a partire dai soli colori primari.
Sono i miei primi video tutorial e si nota tutta la mia inesperienza e l'imbarazzo iniziale di apparire per la prima volta in un video! Portate pazienza!
Che siate insegnanti oppure alunni, spero che vi siano utili!
I primi due sono relativi al disegno della figura, gli altri alla sua colorazione a partire dai soli colori primari.
Sono i miei primi video tutorial e si nota tutta la mia inesperienza e l'imbarazzo iniziale di apparire per la prima volta in un video! Portate pazienza!
Che siate insegnanti oppure alunni, spero che vi siano utili!
sabato 31 marzo 2018
STREET ART
La street art è una delle ultime frontiere dell’espressione artistica. Tra i “graffitari” ci sono artisti autentici le cui opere sono apprezzate e ricercate da musei e collezionisti di tutto il mondo, anche se spesso essi preferiscono l’anonimato e celano la loro identità dietro uno pseudonimo.
Ma dove finisce quella che per alcuni è solo un’azione vandalica da imbratta-muri e dove inizia la vera opera di un autore che viene considerato un autentico artista?
L’arte di strada è estremamente complessa, gli artisti possono utilizzare minuscoli adesivi (stikers) fino a murales che coprono interi palazzi, stancil e posters che moltiplicano più volte la stessa immagine e installazioni che giocano con la segnaletica urbana attirando l’attenzione con elementi distorti o effetti a sorpresa.
La street art è l’arte di un pittore che utilizza come tela la sua stessa città; inizia nella seconda metà degli anni Settanta e, legata alla pop art, ne riprende in parte il linguaggio, dando però maggiore importanza al messaggio, quasi sempre di denuncia politico-sociale.
Ai suoi esordi, si sviluppa nelle periferie delle grandi metropoli ed il suo significato è legato alla delimitazione di un territorio, l’affermazione di un’identità, l’appropriazione di uno spazio cittadino.
Include vari generi che si differenziano sia per tecniche e strumenti utilizzati, sia per intenti e motivazioni: ad esempio sono chiamati “graffitari” coloro che disegnano con bombolette spray luoghi abbandonati o degradati per protesta o trasgressione.
L’intento dei “writers” è invece l’affermazione di sé. Le loro scritte (“tag”), sono poco o per nulla comprensibili, messaggi destinati ad una ristretta cerchia di persone.
Chi invece ha lo scopo di attirare l’attenzione e l’ammirazione di un vasto pubblico è detto “street artist”.
Il panorama della street art è molto variegato e conta numerosi esponenti; vediamone alcuni:
Keith Haring
Considerato il padre della street art, era molto legato ad Andy Warhol, uno degli esponenti più famosi della pop art. Nato in Pennsylvania nel 1958, attivo a New York negli anni ’80, è celebre per lo stile fumettistico dei suoi “omini” colorati e semplificati, definiti con bordi spessi e neri. È morto a New York a soli 31 anni.
Una delle sue opere più famose si trova proprio in Italia: Tuttomondo è un grande murale realizzato da Keith Haring nel 1989 sulla parete esterna della canonica della chiesa di Sant'Antonio abate a Pisa.
La superficie della parete misura circa 180 metri quadri (10 metri di altezza per 18 metri di larghezza); si tratta del più grande murale mai realizzato in Europa, l'ultima opera pubblica dell'artista statunitense, nonché l'unica pensata per essere permanente.
Il dipinto ritrae 30 figure dinamiche e di grande vitalità, concatenate e incastrate tra loro a simboleggiare la pace e l'armonia del mondo.
Al centro del murale si trova il simbolo di Pisa, la "croce pisana", rappresentata con quattro figure umane unite all'altezza della vita. In alto a destra un paio di forbici, a simboleggiare il bene, rappresentate come l'unione di due figure umane, tagliano in due un serpente, che simboleggia il male. Una donna con in braccio un bambino e un uomo con un televisore al posto della testa rappresentano il contrasto tra la naturalità della vita e la tecnologia che ne stravolge i ritmi.
Jean-Michel Basquiat
(1960-1988)
Nato a New York da padre haitiano e madre portoricana, ebbe un’infanzia difficile a causa del divorzio dei genitori e una giovinezza segnata dalla rabbia, dal senso di abbandono e dalla dipendenza dalla droga.
Il suo stile violento, primitivo, caotico, è caratterizzato dall’uso di parole scritte e da elementi infantili e tribali.
Venne scoperto da Andy Warhol, che lo lanciò in una brevissima ed intensa carriera artistica, che terminò quando egli morì di overdose a soli 28 anni.
I temi di Basquiat sono l’identità razziale, le disuguaglianze, il rifiuto dell’altro, la solitudine dei bassifondi.
OBEY (Frank Shepard Fairey)
Nato nel 1970, Fairey idea e realizza nel 1989 l'iniziativa Andre the Giant Has a Posse; dissemina i muri della città con degli adesivi (stickers) che riproducono il volto del lottatore di lotta libera André the Giant; gli stessi sono stati poi replicati da altri artisti in altre città.
Il senso della campagna era quello di produrre un fenomeno mediatico e di far riflettere i cittadini sul proprio rapporto con l'ambiente urbano.
Ma l'iniziativa che ha dato visibilità internazionale a Fairey è stato il manifesto Hope che riproduce il volto stilizzato di Barack Obama, diventato l'icona della campagna elettorale che ha poi portato il rappresentante democratico alla Casa Bianca.
Il comitato elettorale di Obama non ufficializzò mai la collaborazione con Fairey, probabilmente perché i manifesti venivano affissi illegalmente, come nella tradizione della street-art, ma il presidente, una volta eletto, inviò una lettera all'artista, resa poi pubblica, in cui ringraziava Fairey per l'apporto creativo alla sua campagna.
La lettera si chiude con queste parole: "Ho il privilegio di essere parte della tua opera d'arte e sono orgoglioso di avere il tuo sostegno”.
Blu
è un artista italiano di cui si conosce solo lo pseudonimo. Autore di opere di grandi dimensioni, ha iniziato a farsi conoscere a Bologna, ma in seguito ha portato la sua arte in diverse città europee e in Sudamerica.
Per creare le sue immagini, che hanno spesso significati sociali e di denuncia, utilizza vernici e rulli che gli permettono di colorare grandi superfici.
Oltre che per i murales, è noto anche per i suoi video diffusi via internet, in cui i disegni si animano creando strani cartoni animati che sembrano invadere muri, pavimenti e finestre di luoghi urbani abbandonati.
Banksy
Banksy è un artista inglese, considerato uno dei maggiori esponenti della street art. Il vero nome dell'artista non è noto: si sa tuttavia con certezza che è cresciuto a Bristol.
Le sue opere sono spesso a sfondo satirico e riguardano argomenti come la politica, la cultura e l'etica.
Il nome e l'identità di Banksy continuano a rimanere sconosciuti.
Nonostante siano state fatte diverse indagini ed ipotesi sulla sua reale identità, nessuno sa ancora con certezza chi si nasconda dietro quello pseudonimo.
L'arte di Banksy si concretizza soprattutto negli spazi pubblici: strade, parchi e musei cittadini, realizzando pezzi che documentano la povertà della condizione umana.
Le sue opere, con un taglio ironico e satirico, trattano tematiche quali le assurdità della società occidentale, la manipolazione mediatica, l'omologazione, le atrocità della guerra, l'inquinamento, lo sfruttamento minorile, la brutalità della repressione poliziesca e il maltrattamento degli animali.
Per veicolare questo messaggio, viene fatto ricorso a un'ampia gamma di soggetti, quali scimmie, topi (celebri ormai i suoi rats), poliziotti, ma anche bambini, gatti e membri della famiglia reale.
Manipolando abilmente i codici comunicativi della cultura di massa, Banksy traspone questi temi atroci in opere piacevoli e brillanti, in grado di sensibilizzare i destinatari sulle problematiche proposte e di trasformare le città in luogo di riflessione. In tal senso, gli stencil di Banksy sono diretti e comprensibili come manifesti pubblicitari, tanto che le sue opere sono leggibili anche da parte dei bambini.
Altra originalità dello stile di Banksy, inoltre, è la capacità di dare alle sue opere delle proprietà narrative: ad esempio, nel murale “No Ball Games” sono raffigurati due bambini mentre si lanciano un cartello che vieta loro di giocare con la palla, ma che paradossalmente qui assume il valore della palla; è giocando con le contraddizioni impreviste e imprevedibili che si palesa l'ironia di Banksy, e che l'opera si carica di forti connotazioni artistiche.
Intervento in Cisgiordania
La Cisgiordania e lo stato d'Israele sono separati da un muro di 70 km e di 670 km di recinzione con ferro spinato, costruito come misura cautelare contro il proliferare di attentati nel territorio nazionale.
Questa struttura, come sancito nel 2004 dall'Assemblea Generale dell'Aia, è contraria al diritto internazionale, e ciò ha spinto Banksy a intervenire fisicamente sul muro. Vi sono un totale di nove opere di Banksy lungo il perimetro della struttura.
I soggetti effigiati sono per la maggior parte bambini che non vogliono soggiacere alla barriera, e che tentano di aggirarla in volo aggrappati a dei palloncini, o di forarla con paletta e secchiello; se ciò non è possibile, si limitano a guardare i paradisi terrestri presenti al di là del muro attraverso degli squarci.
Incursioni nei musei
Banksy è un fiero detrattore della mercificazione dell'arte e del collezionismo fine a se stesso:
Nell’immagine: «Ritratto», dove un gentiluomo settecentesco lascia sullo sfondo delle scritte spray contro gli orrori dei conflitti bellici (installato nel Brooklyn Museum e rimosso dopo otto giorni);
In segno di protesta, quindi, Banksy spesso si reca nelle gallerie d'arte più famose per appendere clandestinamente opere realizzate in perfetto «stile» ma con particolari assolutamente anacronistici.
Show me the Monet, dove un paesaggio tipico del maestro francese è invaso da due carrelli della spesa e un cono stradale;
Arte murale, disegnato su un frammento pietroso alla maniera degli uomini primitivi, ma effigiante un uomo che traina un carrello della spesa (installato nel British Museum, scoperto dopo otto giorni e infine acquistato da quest'ultimo).
La tecnica dello stencil
Banksy non è stato il primo ad usare la stencil art, ma ne è diventato il punto di riferimento per la frequenza e la creatività con cui la usa, tanto da fare raggiungere alla tecnica grande popolarità.
L'adozione della tecnica dello stencil si rese necessaria per Banksy per via della sua lentezza nella realizzazione dei murales, attività che richiede grande rapidità per scongiurare l'intervento della polizia; questa tecnica, infatti, si avvale di una maschera in negativo dell'immagine che si vuole creare, ricavata su un supporto rigido; poi non si deve fare altro che poggiare la sagoma sul muro che si è scelto di dipingere e spruzzare il colore negli spazi vuoti.
In questo modo si concilia la rapidità di esecuzione stradale (Banksy, per dipingere un'opera, impiega solo quindici minuti, trascorrendo la maggior parte del tempo in studio a ritagliare la mascherina normografica) con una grande meticolosità e con l'eventualità di serializzare l'opera, che può essere riprodotta in modo identico tante volte quante si vuole.
Dismaland, un’opera collettiva
Oltre alle opere murali realizzate con gli stencil, le installazioni stradali e gli interventi clandestini nei musei, l’artista ha pubblicato diversi libri che contengono fotografie delle sue opere accompagnate da alcune annotazioni; inoltre, nel 2015, Banksy ha organizzato un’installazione temporanea chiamata “Dismaland” alla quale ha invitato a partecipare oltre 50 artisti. Dismaland è un “anti parco divertimenti”, una “Disneyland al contrario” (in inglese “dismal” significa “tetro”).
In questa installazione, le diverse opere in esposizione mettono in scena i problemi della società contemporanea, tragedie quotidiane alle quali siamo talmente abituati da non farci nemmeno più caso: ad esempio l’arrivo dei profughi sui barconi viene rappresentato da barchette-giocattolo telecomandate che galleggiano nel “Mediterranean boat ride” cariche di immigrati disperati, alcuni riversi in acqua.
(Nel video, si può vivere una visita a 360° a Dismaland: basta tenere premuto il tasto sinistro del mouse e trascinare l'immagine).
Oppure, uno dei cavalli della giostra è stato macellato, macinato e inscatolato in una confezione di lasagne pronte da mettere sulle nostre tavole.
O ancora, le sorridenti paperelle galleggianti da acchiappare all’uncino, sono in realtà imbrattate di petrolio, come altri uccelli vittime delle tante stragi ecologiche degli ultimi anni.
Ma dove finisce quella che per alcuni è solo un’azione vandalica da imbratta-muri e dove inizia la vera opera di un autore che viene considerato un autentico artista?
L’arte di strada è estremamente complessa, gli artisti possono utilizzare minuscoli adesivi (stikers) fino a murales che coprono interi palazzi, stancil e posters che moltiplicano più volte la stessa immagine e installazioni che giocano con la segnaletica urbana attirando l’attenzione con elementi distorti o effetti a sorpresa.
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| Banksy - The Telephone Booth in Soho, London (2006) |
La street art è l’arte di un pittore che utilizza come tela la sua stessa città; inizia nella seconda metà degli anni Settanta e, legata alla pop art, ne riprende in parte il linguaggio, dando però maggiore importanza al messaggio, quasi sempre di denuncia politico-sociale.
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| Pop art; Andy Warhol, Marilyn |
Ai suoi esordi, si sviluppa nelle periferie delle grandi metropoli ed il suo significato è legato alla delimitazione di un territorio, l’affermazione di un’identità, l’appropriazione di uno spazio cittadino.
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Include vari generi che si differenziano sia per tecniche e strumenti utilizzati, sia per intenti e motivazioni: ad esempio sono chiamati “graffitari” coloro che disegnano con bombolette spray luoghi abbandonati o degradati per protesta o trasgressione.
L’intento dei “writers” è invece l’affermazione di sé. Le loro scritte (“tag”), sono poco o per nulla comprensibili, messaggi destinati ad una ristretta cerchia di persone.
Chi invece ha lo scopo di attirare l’attenzione e l’ammirazione di un vasto pubblico è detto “street artist”.
Il panorama della street art è molto variegato e conta numerosi esponenti; vediamone alcuni:
Keith Haring
Considerato il padre della street art, era molto legato ad Andy Warhol, uno degli esponenti più famosi della pop art. Nato in Pennsylvania nel 1958, attivo a New York negli anni ’80, è celebre per lo stile fumettistico dei suoi “omini” colorati e semplificati, definiti con bordi spessi e neri. È morto a New York a soli 31 anni.Una delle sue opere più famose si trova proprio in Italia: Tuttomondo è un grande murale realizzato da Keith Haring nel 1989 sulla parete esterna della canonica della chiesa di Sant'Antonio abate a Pisa.
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| Keith Haring, Tuttomondo, 1989 |
La superficie della parete misura circa 180 metri quadri (10 metri di altezza per 18 metri di larghezza); si tratta del più grande murale mai realizzato in Europa, l'ultima opera pubblica dell'artista statunitense, nonché l'unica pensata per essere permanente.
Il dipinto ritrae 30 figure dinamiche e di grande vitalità, concatenate e incastrate tra loro a simboleggiare la pace e l'armonia del mondo.
Al centro del murale si trova il simbolo di Pisa, la "croce pisana", rappresentata con quattro figure umane unite all'altezza della vita. In alto a destra un paio di forbici, a simboleggiare il bene, rappresentate come l'unione di due figure umane, tagliano in due un serpente, che simboleggia il male. Una donna con in braccio un bambino e un uomo con un televisore al posto della testa rappresentano il contrasto tra la naturalità della vita e la tecnologia che ne stravolge i ritmi.
Jean-Michel Basquiat
(1960-1988)
Nato a New York da padre haitiano e madre portoricana, ebbe un’infanzia difficile a causa del divorzio dei genitori e una giovinezza segnata dalla rabbia, dal senso di abbandono e dalla dipendenza dalla droga.
Il suo stile violento, primitivo, caotico, è caratterizzato dall’uso di parole scritte e da elementi infantili e tribali.
Venne scoperto da Andy Warhol, che lo lanciò in una brevissima ed intensa carriera artistica, che terminò quando egli morì di overdose a soli 28 anni.
I temi di Basquiat sono l’identità razziale, le disuguaglianze, il rifiuto dell’altro, la solitudine dei bassifondi.
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| Basquiat, Fishing, 1981 |
OBEY (Frank Shepard Fairey)
Nato nel 1970, Fairey idea e realizza nel 1989 l'iniziativa Andre the Giant Has a Posse; dissemina i muri della città con degli adesivi (stickers) che riproducono il volto del lottatore di lotta libera André the Giant; gli stessi sono stati poi replicati da altri artisti in altre città.
Il senso della campagna era quello di produrre un fenomeno mediatico e di far riflettere i cittadini sul proprio rapporto con l'ambiente urbano.
Ma l'iniziativa che ha dato visibilità internazionale a Fairey è stato il manifesto Hope che riproduce il volto stilizzato di Barack Obama, diventato l'icona della campagna elettorale che ha poi portato il rappresentante democratico alla Casa Bianca.
Il comitato elettorale di Obama non ufficializzò mai la collaborazione con Fairey, probabilmente perché i manifesti venivano affissi illegalmente, come nella tradizione della street-art, ma il presidente, una volta eletto, inviò una lettera all'artista, resa poi pubblica, in cui ringraziava Fairey per l'apporto creativo alla sua campagna.
La lettera si chiude con queste parole: "Ho il privilegio di essere parte della tua opera d'arte e sono orgoglioso di avere il tuo sostegno”.
Blu
è un artista italiano di cui si conosce solo lo pseudonimo. Autore di opere di grandi dimensioni, ha iniziato a farsi conoscere a Bologna, ma in seguito ha portato la sua arte in diverse città europee e in Sudamerica.
Per creare le sue immagini, che hanno spesso significati sociali e di denuncia, utilizza vernici e rulli che gli permettono di colorare grandi superfici.
Oltre che per i murales, è noto anche per i suoi video diffusi via internet, in cui i disegni si animano creando strani cartoni animati che sembrano invadere muri, pavimenti e finestre di luoghi urbani abbandonati.
Banksy
Banksy è un artista inglese, considerato uno dei maggiori esponenti della street art. Il vero nome dell'artista non è noto: si sa tuttavia con certezza che è cresciuto a Bristol.
Le sue opere sono spesso a sfondo satirico e riguardano argomenti come la politica, la cultura e l'etica.
Il nome e l'identità di Banksy continuano a rimanere sconosciuti.
Nonostante siano state fatte diverse indagini ed ipotesi sulla sua reale identità, nessuno sa ancora con certezza chi si nasconda dietro quello pseudonimo.
L'arte di Banksy si concretizza soprattutto negli spazi pubblici: strade, parchi e musei cittadini, realizzando pezzi che documentano la povertà della condizione umana.
Le sue opere, con un taglio ironico e satirico, trattano tematiche quali le assurdità della società occidentale, la manipolazione mediatica, l'omologazione, le atrocità della guerra, l'inquinamento, lo sfruttamento minorile, la brutalità della repressione poliziesca e il maltrattamento degli animali.
Per veicolare questo messaggio, viene fatto ricorso a un'ampia gamma di soggetti, quali scimmie, topi (celebri ormai i suoi rats), poliziotti, ma anche bambini, gatti e membri della famiglia reale.
Manipolando abilmente i codici comunicativi della cultura di massa, Banksy traspone questi temi atroci in opere piacevoli e brillanti, in grado di sensibilizzare i destinatari sulle problematiche proposte e di trasformare le città in luogo di riflessione. In tal senso, gli stencil di Banksy sono diretti e comprensibili come manifesti pubblicitari, tanto che le sue opere sono leggibili anche da parte dei bambini.
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| Banksy, No ball game |
Altra originalità dello stile di Banksy, inoltre, è la capacità di dare alle sue opere delle proprietà narrative: ad esempio, nel murale “No Ball Games” sono raffigurati due bambini mentre si lanciano un cartello che vieta loro di giocare con la palla, ma che paradossalmente qui assume il valore della palla; è giocando con le contraddizioni impreviste e imprevedibili che si palesa l'ironia di Banksy, e che l'opera si carica di forti connotazioni artistiche.
Intervento in Cisgiordania
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| Pezzo di Banksy sulla barriera di separazione israeliana, presso Betlemme. |
La Cisgiordania e lo stato d'Israele sono separati da un muro di 70 km e di 670 km di recinzione con ferro spinato, costruito come misura cautelare contro il proliferare di attentati nel territorio nazionale.
Questa struttura, come sancito nel 2004 dall'Assemblea Generale dell'Aia, è contraria al diritto internazionale, e ciò ha spinto Banksy a intervenire fisicamente sul muro. Vi sono un totale di nove opere di Banksy lungo il perimetro della struttura.
I soggetti effigiati sono per la maggior parte bambini che non vogliono soggiacere alla barriera, e che tentano di aggirarla in volo aggrappati a dei palloncini, o di forarla con paletta e secchiello; se ciò non è possibile, si limitano a guardare i paradisi terrestri presenti al di là del muro attraverso degli squarci.
Incursioni nei musei
Banksy è un fiero detrattore della mercificazione dell'arte e del collezionismo fine a se stesso:
«L'arte che guardiamo è fatta da solo pochi eletti. Un piccolo gruppo crea, promuove, acquista, mostra e decide il successo dell'Arte. Solo poche centinaia di persone nel mondo hanno realmente voce in capitolo.Quando vai in una galleria d'arte sei semplicemente un turista che guarda la bacheca dei trofei di un ristretto numero di milionari» (Banksy)
Nell’immagine: «Ritratto», dove un gentiluomo settecentesco lascia sullo sfondo delle scritte spray contro gli orrori dei conflitti bellici (installato nel Brooklyn Museum e rimosso dopo otto giorni);
In segno di protesta, quindi, Banksy spesso si reca nelle gallerie d'arte più famose per appendere clandestinamente opere realizzate in perfetto «stile» ma con particolari assolutamente anacronistici.
Show me the Monet, dove un paesaggio tipico del maestro francese è invaso da due carrelli della spesa e un cono stradale;
Arte murale, disegnato su un frammento pietroso alla maniera degli uomini primitivi, ma effigiante un uomo che traina un carrello della spesa (installato nel British Museum, scoperto dopo otto giorni e infine acquistato da quest'ultimo).
La tecnica dello stencil
Banksy non è stato il primo ad usare la stencil art, ma ne è diventato il punto di riferimento per la frequenza e la creatività con cui la usa, tanto da fare raggiungere alla tecnica grande popolarità.
L'adozione della tecnica dello stencil si rese necessaria per Banksy per via della sua lentezza nella realizzazione dei murales, attività che richiede grande rapidità per scongiurare l'intervento della polizia; questa tecnica, infatti, si avvale di una maschera in negativo dell'immagine che si vuole creare, ricavata su un supporto rigido; poi non si deve fare altro che poggiare la sagoma sul muro che si è scelto di dipingere e spruzzare il colore negli spazi vuoti.
In questo modo si concilia la rapidità di esecuzione stradale (Banksy, per dipingere un'opera, impiega solo quindici minuti, trascorrendo la maggior parte del tempo in studio a ritagliare la mascherina normografica) con una grande meticolosità e con l'eventualità di serializzare l'opera, che può essere riprodotta in modo identico tante volte quante si vuole.
Dismaland, un’opera collettiva
Oltre alle opere murali realizzate con gli stencil, le installazioni stradali e gli interventi clandestini nei musei, l’artista ha pubblicato diversi libri che contengono fotografie delle sue opere accompagnate da alcune annotazioni; inoltre, nel 2015, Banksy ha organizzato un’installazione temporanea chiamata “Dismaland” alla quale ha invitato a partecipare oltre 50 artisti. Dismaland è un “anti parco divertimenti”, una “Disneyland al contrario” (in inglese “dismal” significa “tetro”).
In questa installazione, le diverse opere in esposizione mettono in scena i problemi della società contemporanea, tragedie quotidiane alle quali siamo talmente abituati da non farci nemmeno più caso: ad esempio l’arrivo dei profughi sui barconi viene rappresentato da barchette-giocattolo telecomandate che galleggiano nel “Mediterranean boat ride” cariche di immigrati disperati, alcuni riversi in acqua.
(Nel video, si può vivere una visita a 360° a Dismaland: basta tenere premuto il tasto sinistro del mouse e trascinare l'immagine).
Oppure, uno dei cavalli della giostra è stato macellato, macinato e inscatolato in una confezione di lasagne pronte da mettere sulle nostre tavole.
O ancora, le sorridenti paperelle galleggianti da acchiappare all’uncino, sono in realtà imbrattate di petrolio, come altri uccelli vittime delle tante stragi ecologiche degli ultimi anni.
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sabato 8 aprile 2017
Michelangelo, Volta della Cappella Sistina
Questo video nasce da una mia necessità e anche da una mia difficoltà come insegnante.
Lo scorso anno, in un momento di esagerato ottimismo, decisi di affrontare l'argomento del Rinascimento a partire da un documentario di Alberto Angela, LA CAPPELLA SISTINA E I SUOI SEGRETI, stagione 2013/14.
Si tratta di un video lungo per dei ragazzi di seconda media, ma ero convinta che, spezzandolo in varie parti (quattro parti di mezz'ora circa) e fermandolo spesso per chiarire loro dei punti e rispondere alle loro domande, la cosa avrebbe funzionato.
Mi aspettavo più attenzione rispetto ad una normale lezione frontale, più entusiasmo, una maggiore memorizzazione dei contenuti visivi.
Il risultato fu invece sconfortante. Dopo un mese, la verifica andò malissimo, dovetti fargliela rifare. Il secondo tentativo andò solo leggermente meglio rispetto al primo. Questo non in una, ma in tre classi di seconda media, si parla quindi di circa 60 ragazzi.
Cos'era successo?
Quando un sistema didattico sul quale puntavi e nel quale riponevi tanta fiducia fallisce, l'unica cosa sensata da fare è raccogliere i cocci del tuo orgoglio e analizzare quanto è successo, in modo da non ricadere nello stesso errore.
Negli ultimi mesi mi sono resa conto che le lezioni in video non aiutano affatto i ragazzi, anzi, li mettono in crisi. Saranno anche dei nativi digitali, abituati alle immagini in movimento, ma avete mai sbirciato i video su Youtube per cui vanno matti?
Sono molto semplici, brevi e banali, e loro li riguardano in continuazione.
L'amore per la reiterazione è tipica della stagione dell'infanzia. I bambini amano riascoltare all'infinito le stesse fiabe o riguardare gli stessi cartoni animati anche quando sono in grado di ripetere ogni battuta a memoria. Non è strano. Io e i miei fratelli lo facevamo con le fiabe sui dischi a 45 giri, e ancora ridiamo insieme quando ricordiamo Biancaneve che era rotto e saltava al conteggio dei nani: "Uno, due, tre, quat-tre, quat-tre, quat-tre...."
Insomma, una trasmissione di Alberto Angela, pur se di eccellente qualità (adoro Alberto Angela, sia chiaro, e i suoi documentari sono magnifici, splendidi, perfetti) è troppo complessa per un ragazzino di 12 anni.
Troppo lunga (anche se spezzettata in parti di mezz'ora), troppo ricca (immagini complesse e linguaggio complesso, nonostante la chiarezza con cui vengono esposti gli argomenti), troppo densa (nonostante il ritmo sia cadenzato e studiato da professionisti ai quali non sarei degna di lustrare le scarpe).
Aggiungiamo che: a questa età non sanno prendere appunti, che si distraggono per ogni minima stupidaggine, che hanno un vocabolario davvero limitatissimo e questo complica ulteriormente le cose.
Un mio allievo, dopo aver riguardato il documentario anche a casa con i genitori, mi confidò candidamente che era riuscito a capire molte più cose perché a scuola guardava quello che facevano i compagni, anziché il video...
Così, per affrontare il complesso argomento del Rinascimento, quest'anno ho creato un video ad hoc.
Dura 10 minuti e riguarda una sola opera di Michelangelo, la Volta della Cappella Sistina.
Lo userò per "rompere il ghiaccio", mentre il resto delle lezioni saranno un mix tra lezioni tradizionali, schemi, mappe concettuali.
In questi anni, infatti, ho imparato una cosa sola: se voglio che la maggioranza della classe mi segua, devo porgere i contenuti nel maggior numero di maniere possibili, perché quello che accende l'interesse ad un mio alunno, può lasciare l'altro completamente indifferente.
Nativi digitali o no, il cervello di molti apprende meglio con i sistemi tradizionali, leggendo in classe, ripetendo a casa, copiando gli appunti alla lavagna. Altri no.
Ma in fin dei conti è sempre stato così... non siamo tutti uguali, siamo uno, due, tre, quat-tre... quat-tre... quat-tre...
Lo scorso anno, in un momento di esagerato ottimismo, decisi di affrontare l'argomento del Rinascimento a partire da un documentario di Alberto Angela, LA CAPPELLA SISTINA E I SUOI SEGRETI, stagione 2013/14.
Si tratta di un video lungo per dei ragazzi di seconda media, ma ero convinta che, spezzandolo in varie parti (quattro parti di mezz'ora circa) e fermandolo spesso per chiarire loro dei punti e rispondere alle loro domande, la cosa avrebbe funzionato.
Mi aspettavo più attenzione rispetto ad una normale lezione frontale, più entusiasmo, una maggiore memorizzazione dei contenuti visivi.
Il risultato fu invece sconfortante. Dopo un mese, la verifica andò malissimo, dovetti fargliela rifare. Il secondo tentativo andò solo leggermente meglio rispetto al primo. Questo non in una, ma in tre classi di seconda media, si parla quindi di circa 60 ragazzi.
Cos'era successo?
Quando un sistema didattico sul quale puntavi e nel quale riponevi tanta fiducia fallisce, l'unica cosa sensata da fare è raccogliere i cocci del tuo orgoglio e analizzare quanto è successo, in modo da non ricadere nello stesso errore.
Negli ultimi mesi mi sono resa conto che le lezioni in video non aiutano affatto i ragazzi, anzi, li mettono in crisi. Saranno anche dei nativi digitali, abituati alle immagini in movimento, ma avete mai sbirciato i video su Youtube per cui vanno matti?
Sono molto semplici, brevi e banali, e loro li riguardano in continuazione.
L'amore per la reiterazione è tipica della stagione dell'infanzia. I bambini amano riascoltare all'infinito le stesse fiabe o riguardare gli stessi cartoni animati anche quando sono in grado di ripetere ogni battuta a memoria. Non è strano. Io e i miei fratelli lo facevamo con le fiabe sui dischi a 45 giri, e ancora ridiamo insieme quando ricordiamo Biancaneve che era rotto e saltava al conteggio dei nani: "Uno, due, tre, quat-tre, quat-tre, quat-tre...."
Insomma, una trasmissione di Alberto Angela, pur se di eccellente qualità (adoro Alberto Angela, sia chiaro, e i suoi documentari sono magnifici, splendidi, perfetti) è troppo complessa per un ragazzino di 12 anni.
Troppo lunga (anche se spezzettata in parti di mezz'ora), troppo ricca (immagini complesse e linguaggio complesso, nonostante la chiarezza con cui vengono esposti gli argomenti), troppo densa (nonostante il ritmo sia cadenzato e studiato da professionisti ai quali non sarei degna di lustrare le scarpe).
Aggiungiamo che: a questa età non sanno prendere appunti, che si distraggono per ogni minima stupidaggine, che hanno un vocabolario davvero limitatissimo e questo complica ulteriormente le cose.
Un mio allievo, dopo aver riguardato il documentario anche a casa con i genitori, mi confidò candidamente che era riuscito a capire molte più cose perché a scuola guardava quello che facevano i compagni, anziché il video...
Così, per affrontare il complesso argomento del Rinascimento, quest'anno ho creato un video ad hoc.
Dura 10 minuti e riguarda una sola opera di Michelangelo, la Volta della Cappella Sistina.
Lo userò per "rompere il ghiaccio", mentre il resto delle lezioni saranno un mix tra lezioni tradizionali, schemi, mappe concettuali.
In questi anni, infatti, ho imparato una cosa sola: se voglio che la maggioranza della classe mi segua, devo porgere i contenuti nel maggior numero di maniere possibili, perché quello che accende l'interesse ad un mio alunno, può lasciare l'altro completamente indifferente.
Nativi digitali o no, il cervello di molti apprende meglio con i sistemi tradizionali, leggendo in classe, ripetendo a casa, copiando gli appunti alla lavagna. Altri no.
Ma in fin dei conti è sempre stato così... non siamo tutti uguali, siamo uno, due, tre, quat-tre... quat-tre... quat-tre...
venerdì 21 ottobre 2016
Arte egizia: "Caccia in palude" (dalla tomba di Nebamon)
Un video per introdurre il primo argomento di storia dell'arte nelle classi prime, con un'opera d'arte eccezionale.
Nulla si conosce riguardo gli artisti dell'antico Egitto, solamente i nomi dei ricchi committenti ci sono stati tramandati.
Questo video è un mio piccolo omaggio ad una meravigliosa opera d'arte e al suo sconosciuto autore.
Nulla si conosce riguardo gli artisti dell'antico Egitto, solamente i nomi dei ricchi committenti ci sono stati tramandati.
Questo video è un mio piccolo omaggio ad una meravigliosa opera d'arte e al suo sconosciuto autore.
martedì 9 febbraio 2016
Arte greca, video introduttivo
Ci ho messo 4 giorni di lavoro per realizzarlo... e so che avrei dovuto limarlo ancora.
Ha millemila difetti, ma non importa, come opera prima sono già contenta così.
Spero di avere presto il tempo di farne degli altri!
Ha millemila difetti, ma non importa, come opera prima sono già contenta così.
Spero di avere presto il tempo di farne degli altri!
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