giovedì 26 febbraio 2015

MANIFESTI STORICI DI PROPAGANDA


Cos’è la PROPAGANDA?

La propaganda è un insieme di azioni che hanno la finalità di influire sull’opinione pubblica, in modo da favorire gli intenti di chi la mette in atto. 
Essa utilizza le stesse modalità della pubblicità commerciale, atte a convincere provocando emozioni intense, che possono essere negative (paura, disprezzo, repulsione) o positive (orgoglio, patriottismo, desiderio di essere benvoluti). 
La propaganda riesce a provocare tali sentimenti grazie agli slogan, ripetuti costantemente dalla radio, televisione, stampa, manifesti, ma utilizza anche forme di diffusione, quali la letteratura, il teatro, il cinema, le arti figurative. 
Le immagini sono molto importanti nella propaganda, perché esse vengono comprese in maniera più immediata rispetto ai testi, e vengono memorizzate più facilmente.

L’uso della propaganda si affermò particolarmente a partire dalla I° Guerra Mondiale ed ebbe immenso sviluppo nei decenni successivi, specie in quei Paesi, come la Germania, l’Italia o l’URSS, dove si instaurarono regimi autoritari a base demagogica. 
Manifesto di propaganda – Stati Uniti,  II° GM (1943)
La II° Guerra Mondiale diede luogo a un enorme sviluppo della propaganda (definita anche guerra psicologica), impiegata all’estero con lo scopo di minare in tutti i modi la resistenza dei nemici, e all’interno degli Stati belligeranti per sostenere l’immane sforzo morale, sociale, economico, cui erano sottoposti dalla guerra totalitaria. 

La propaganda utilizza tecniche comunicative che richiedono competenze professionali e l’accesso a mezzi di comunicazione di vario tipo, in particolare ai mass media.
Esse implicano un certo grado di manipolazione della realtà, che viene mostrata solo in parte, selezionando i contenuti che interessano a chi la utilizza.
I destinatari di questi messaggi vengono tenuti accuratamente all’oscuro delle informazioni non conformi ai contenuti propagandati. A tale scopo, nei Paesi governati da regimi totalitari, la propaganda è organizzata a livello statale, ed è istituito un apposito Ministero che se ne occupa.

I° Guerra Mondiale - Campagna di reclutamento inglese

Daddy, what did YOU do in the Great War?



Questo è uno dei più famosi manifesti diffusi durante i primi mesi della Grande Guerra dal comitato inglese di reclutamento. Il consiglio dei ministri, contrario alla leva obbligatoria, dovette puntare sull’arruolamento di volontari. Il fervore patriottico e la forza della propaganda condussero, solo nel primo mese del conflitto, al reclutamento di 500.000 volontari. Nel corso del successivo anno e mezzo, se ne aggiunsero altri 100.000, la maggior parte dei quali destinati a morire nel fango delle trincee.

La scena si svolge nel salotto di una casa inglese dei primi del Novecento.
Gli elementi che esplicitamente ricordano la guerra sono i soldatini con cui sta giocando il bambino, ma dopo aver letto lo slogan che dice: “Papà, cosa hai fatto tu nella Grande Guerra?”, si può capire che il libro aperto sulle gambe della bambina è un libro di storia che parla della I° Guerra Mondiale. 
La frase dello slogan è pronunciata dalla bambina che sta leggendo il libro in braccio al padre. Gli elementi usati per convincere l’uomo ad arruolarsi sono, prima di tutto, il rimorso e la vergogna che proverà per non aver partecipato e quindi per non potere raccontare ai figli ciò che ha fatto durante la guerra. 

Alfred Leete, "Britons, Lord Kitchener wants You", 1914



Questo manifesto deriva da un disegno di Alfred Leete, pubblicato nel 1914 sul settimanale inglese “London Opinion” e successivamente adottato dal Comitato Parlamentare di Reclutamento come manifesto di propaganda.

Per catturare l’attenzione è stata usata una prospettiva esasperata. 
Il braccio fortemente scorciato e il dito puntato danno l’impressione che il personaggio raffigurato si rivolga personalmente a chi guarda il manifesto, con un notevole impatto psicologico.
Lo slogan è abilmente costruito in maniera simile a un rebus, in cui il soggetto della frase è un’immagine anziché una parola.  

L’uomo rappresentato è infatti Horatio Kitchener (Lord Kitchener) il ministro della guerra inglese, quindi la frase andrebbe letta in questo modo: “Britons, Lord Kitchener wants you. Join your country’s army! God save the king” (Britannici, Lord Kitchener vuole voi. Unitevi all’esercito del vostro Paese. Dio salvi il re).


L’efficacia di questo manifesto fu tale da essere ripreso nel 1917 da James Montgomery Flagg, autore del celebre manifesto di chiamata alle armi dell'esercito americano raffigurante lo Zio Sam. Questo manifesto fu ristampato nuovamente durante la II Guerra Mondiale, diventando uno dei manifesti più diffusi nella storia della pubblicità.


PROPAGANDA DI REGIME
FASCISMO

Il Fascismo fu il primo regime totalitario ad utilizzare la propaganda come mezzo per creare consenso nella popolazione e mantenere il potere. 
Mussolini era stato giornalista e comprendeva bene l’importanza della stampa per orientare il pensiero della gente. La propaganda fascista venne diffusa inoltre manipolando la radio e il cinema, due mezzi di comunicazione di massa che all’epoca erano molto moderni e che precedentemente non erano mai stati usati a tale scopo.

Una delle caratteristiche dei regimi totalitari è il «culto del capo».
Le idee, i comandi, la volontà del dittatore Benito Mussolini non dovevano essere mai messe in discussione: per questo motivo la sua immagine venne elaborata dalla propaganda in modo da farne un simbolo di virilità, forza, durezza.

In questa immagine, il colore rosso dello sfondo (simbolo di forza) fa risaltare il volto del Duce, di un grigio metallico.
Le sopracciglia aggrottate e il mento sollevato gli danno un’aria di arrogante superiorità.

LE DONNE E IL FASCISMO

Durante il Fascismo, alle donne venne riservato in primo luogo il ruolo di riproduttrici: il regime propagandava le famiglie numerose, vietò i contraccettivi, le pratiche abortive e l’educazione sessuale. 
Il fascismo affermò una visione della donna come individuo subordinato all'uomo e destinato a servirlo, in qualità di moglie e di madre, ma anche sul posto di lavoro e in ogni ambito della società. 

Questo fine venne perseguito costantemente, oltre che attraverso la propaganda, limitando e svilendo l'istruzione femminile.
Questo ruolo di subordinazione rimase ben marcato, anche quando, durante la II° Guerra Mondiale, i fascisti furono costretti ad arruolare perfino le donne nel Servizio Ausiliario Femminile (SAF).

L’atteggiamento della figura femminile in questa immagine, china in avanti, quasi in preghiera di fronte alla bandiera e ai simboli fascisti, è ben diverso da quello fiero e sfrontato delle figure maschili rappresentate nello stesso periodo.

Durante il Fascismo l’educazione, l’indottrinamento dei bambini e la scuola divennero il mezzo privilegiato della propaganda, nonché un serbatoio di reclutamento.





NAZISMO

1941 – il piano quadriennale di Hitler

Questo manifesto di propaganda nazista del 1941 è una 
celebrazione e un ricordo del piano quadriennale varato da Hitler nel 1936 e affidato al ministro Hermann Goering. 

Il nuovo e ambizioso programma proposto da Hitler prevedeva un piano economico basato sul potenziamento dell’industria bellica e sul raggiungimento dell’autosufficienza in tutti gli altri settori.
Da un punto di vista grafico, l’immagine si basa su uno schema formato da linee diagonali che si intersecano, creando un effetto di dinamismo, ma anche, allo stesso tempo, di equilibrio visivo.


Le diagonali più evidenti sono quelle formate dagli aerei in volo e dai cannoni puntati, che danno una forte impressione di movimento in avanti: un’impressione che si sposa benissimo con l’intento del manifesto, che è quella di infondere in chi lo guarda un senso di esaltazione, di fiducia nel progresso e nella forza della propria nazione.

In senso opposto abbiamo le diagonali formate dai colori dello sfondo, (che non a caso sono gli stessi della bandiera tedesca) rafforzate dalle nuvole e dal fumo che esce dalle ciminiere delle fabbriche. 



Queste altre diagonali creano con le precedenti un equilibrio compositivo che dà all’immagine un senso generale di stabilità. Il testo che compare nel manifesto “Der Vierahresplan” è allo stesso tempo titolo e slogan.  
I caratteri usati sono quelli gotici e, assieme ai colori dell’immagine, suggeriscono un forte sentimento di nazionalismo e appartenenza alla Nazione tedesca.



«Bambini, cosa sapete del Fürer?»

La copertina di questo libro, obbligatorio nelle scuole elementari tedesche durante il Nazismo, mostra Hitler in atteggiamento affettuoso e sorridente accanto a dei bambini.
Anche per il Nazismo era importante indottrinare la popolazione fin dalla più tenera età.







«La carezza stalinista 
illumina il futuro dei nostri bambini» 
Manifesto di propaganda stalinista.

STALINISMO

Alla morte di Lenin, nel 1924, subentrò Stalin alla guida dell’Unione Sovietica.
Molto più del suo predecessore, egli comprese l’importanza della propaganda come mezzo per mantenere il potere e la utilizzò in maniera massiccia. 
La propaganda di regime fu mobilitata per celebrare i successi del regime e nasconderne i drammi. 
La collettivizzazione delle campagne attraverso i kolchoz, aziende agricole collettive, fu accompagnata da una martellante campagna propagandistica: un’invasione di manifesti che raffiguravano contadini gioiosi e festanti, che esortavano a entrare nei kolchoz.
A partire dal 1934, a pittori e a scrittori (definiti da Stalin «ingegneri di anime») fu imposto un canone estetico ben preciso, che ricevette il nome di realismo socialista. Romanzi, manifesti e quadri dovevano esprimere ottimismo e presentare l’URSS come il «Paese più felice del mondo»

PROPAGANDA ANTISEMITA (NAZISMO)
Ebrei e comunisti venivano indicati dai nazisti come la causa di tutti i mali della Germania.
I semi di questa propaganda razzista avrebbero più tardi generato la tragedia dell’Olocausto.

L'ebreo errante 
Questo manifesto è stato realizzato per pubblicizzare «L’ebreo errante» (in tedesco Der ewige Jude), un film di propaganda antisemitico della Germania nazista realizzato nel 1940, presentato come un documentario. 

Il titolo rimanda alla figura della mitologia cristiana medievale dell'ebreo errante, che rappresenta metaforicamente la diaspora del popolo ebraico. La scritta è resa con caratteri che imitano l’alfabeto ebraico. 

I colori prevalenti sul manifesto sono il giallo e il nero, un abbinamento dal valore fortemente simbolico, ancora oggi usato nella segnaletica che indica pericolo: il giallo e il nero sono infatti due colori che in natura si trovano su animali velenosi come le vespe e le api.

Il personaggio del manifesto, rappresentato come un vecchio dall’aspetto sgradevole, reca con sé due simboli eloquenti: delle monete in una mano (gli ebrei venivano rappresentati come un popolo avido di denaro) e sotto il braccio quella che veniva presentata come la sua vera terra d’origine: la Russia comunista, marchiata con il simbolo della falce e martello.

Copertina del libro per bambini DER GIFTPILZ, «Il fungo velenoso», pubblicato nel 1935 a Norimberga, in Germania.


Il fungo velenoso è forse l’esempio più significativo di pubblicazione per l’infanzia a scopo propagandistico. 
La sua carrellata di accuse agli ebrei è una vera e propria antologia dei pregiudizi e dei luoghi comuni più diffusi: dall’avidità alla sordida cupidigia, fino alla storica colpa di deicidio.

Per diffonderli, il libro usa ampiamente il potere evocativo delle immagini, molto più dirette rispetto alla parola scritta, specialmente nei confronti di destinatari bambini. 
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Per i miei alunni: postate un commento rispondendo ad una o più tra le seguenti domande:

- Quale tra le diverse immagini presenti nell'articolo vi ha colpito di più, e perché?

- Quali potrebbero essere i possibili collegamenti tra questo argomento e i temi proposti per l'esame di fine anno?

- Dopo aver letto l'articolo, vi è rimasta qualche curiosità? Ci sono dei passaggi poco chiari o che non avete capito?

- Pensate che la propaganda, come è presentata in questo articolo, sia usata anche oggi? Se si, in quali contesti, e con quali mezzi?

giovedì 15 gennaio 2015

Arte gotica - le vetrate della cattedrale di Chartres

La cattedrale di Chartres conserva alcune tra le vetrate medioevali più belle (sono 170, anzi, secondo Wikipedia, 176, per circa 2600 metri quadrati di finestre).

Notre Dame de la Belle Verrière, XII sec. Chartres
La scorsa estate sono riuscita ad andarci e a vederle di persona. Purtroppo la giornata era grigia, quindi le vetrate non apparivano in tutto il loro splendore, tuttavia sono riuscita ad ottenere un paio di foto decenti.

Una di queste rappresenta la cosiddetta "Nostra Signora della Bella Vetrata", che è sicuramente la vetrata più famosa della cattedrale: rappresenta la Madonna con in braccio il Bambino, sfolgorante in un bellissimo abito azzurro.
Tale colore è particolare della produzione di vetrate del luogo, ed è chiamato "blu di Chartres".

Purtroppo altre foto non sono venute altrettanto bene, è difficile fotografare le vetrate gotiche, perchè le condizioni di luce sono molto particolari, e in più, esse sono poste molto in alto, quindi le immagini appaiono deformate dalla prospettiva.

S. Martino divide con il povero il suo mantello - Chartres


Per questo motivo, le altre foto che vi propongo non sono mie, ma raccolte da Internet.
Spero di non violare il copyright di nessuno pubblicandole qui, e se così fosse, prego gli eventuali autori di avvertirmi, in modo che io le cancelli dal blog.
 
Chartres, vetrata con la scena della Creazione di Eva

Una cosa particolare che mi è rimasta impressa di Chartres, è che, a differenza delle altre chiese gotiche che ho visitato, è molto scura. Bisogna però ricordare che questa cattedrale è tra le poche (forse l'unica) grandi cattedrali francesi a non aver subito danneggiamenti durante la II Guerra Mondiale, e che vanta le vetrate più antiche del mondo ancora posizionate nel sito originale. 

Chartres - vetrata con la scena dell'Ultima Cena


Per questo, molte di esse (tutte quelle non ancora restaurate, e sono tante!) sono scure, e lasciano passare poca luce.
Le impalcature dei restauratori sono sempre presenti, e i lavori avanzano con lentezza: del resto è un lavoro lungo ripulire 2600 metri quadrati di finestre!

lunedì 5 gennaio 2015

Henri de Tolouse-Lautrec

LA VITA
Doppio ritratto di Henri de Tolouse-Lautrec, fotografato da Maurice Guibert.
Fotomontaggio, 1890 ca.


H. de Tolouse-Lautrec,
Moulin Rouge, “La Golue”,
manifesto litografico (affiche),
1891

Henri de Tolouse-Lautrec (1864 -1901), nacque in una delle famiglie più antiche e nobili di Francia, ma le sue origini aristocratiche gli procurarono più problemi che vantaggi. I suoi genitori, molto diversi per carattere (la madre era una donna tranquilla e devota, il padre un eccentrico amante delle forti emozioni) erano cugini di primo grado e trasmisero al figlio una fragilità ossea congenita.

Durante l’adolescenza, due lievi cadute gli causarono fratture ad entrambe le gambe, le cui ossa cessarono di crescere, mentre il resto del corpo si sviluppava normalmente, dandogli così l’aspetto di un nano.

L’aspetto sproporzionato e la salute precaria segnarono la sua vita: impossibilitato a dedicarsi all’equitazione e alla caccia, come suo padre avrebbe desiderato, e costretto all’immobilità per lunghi periodi, Henri coltivò invece la sua passione per il disegno ed in seguito decise di farne la sua professione, nonostante la forte disapprovazione dei genitori.
Nel 1886 si trasferì nel malfamato quartiere di Montmartre, a Parigi, e vi aprì uno studio da pittore, provocando così dei forti contrasti con la sua famiglia.
Iniziò a condurre una vita sregolata, frequentando i locali notturni e trascorrendo il tempo disegnando e bevendo.
In poco tempo si fece conoscere per la sua abilità e, quando, nel 1891, creò il famoso manifesto per il Moulin Rouge, divenne il più famoso disegnatore di affiches di Parigi.

Tra il 1890 e il 1900 produsse molti disegni e litografie per album da collezione, cartoncini per menù, programmi teatrali e illustrazioni per libri, oltre a manifesti (una trentina) per cabaret, rappresentazioni teatrali, circhi. Furono anni di lavoro intensissimo, in cui strinse amicizia con numerosi artisti e intellettuali dell’epoca, ma la sua salute continuava a declinare in maniera irreversibile.

Alla fine degli anni ‘90 la madre e i suoi amici tentarono inutilmente di distoglierlo dall’alcol e di curarlo.
Morì a soli 37 anni, per le conseguenze dell’alcolismo.



LA TECNICA

Le opere di Tolouse-Lautrec danno un’impressione di grande immediatezza, ma in realtà sono frutto di una lunga ed accurata preparazione. Egli portava sempre con sé un piccolo album da disegno sul quale schizzava velocemente tutto ciò che attirava la sua attenzione.
Da queste iniziali impressioni sviluppava poi i suoi quadri più importanti, cercando di riprodurre l’iniziale spontaneità. A tale scopo, nei dipinti ad olio diluiva il colore con la trementina, per permettere al pennello di scorrere fluidamente, e utilizzava come supporto il cartoncino al posto della tela, in modo che il colore asciugasse rapidamente, come se stesse disegnando, e non dipingendo.
Anche i manifesti pubblicitari venivano scrupolosamente preparati.
La tecnica della litografia, con la quale essi sono realizzati, era allora un’invenzione recente, essendo nata alla fine del XVIII secolo, e quella a colori era stata introdotta solamente nel 1890, quindi Tolouse-Lautrec fu uno dei primi artisti ad utilizzarla, sperimentandone l’uso anche nel campo dell’illustrazione di libri e riviste.

La litografia si prestava in modo particolare allo stile di Lautrec, che aveva la straordinaria abilità di cogliere l’essenza del soggetto in pochi tratti.
Egli comprese istintivamente le regole del manifesto pubblicitario moderno e fu il primo a metterle in pratica: creò delle immagini facilmente riconoscibili anche da lontano, con figure essenziali, stilizzate, e ampie campiture di colori accesi, capaci di attirare l’attenzione anche dei passanti più frettolosi.


Le inquadrature, modernissime, sono ispirate alla tecnica della fotografia, che in quegli anni muoveva i primi passi, e che influenzò moltissimi artisti dell’epoca, in particolare gli Impressionisti.
Ne è un esempio il manifesto per il “Divan Japonais” del 1893, nel quale Tolouse-Lautrec  fa l’ardita scelta di “tagliare” fuori dall’inquadratura la testa della famosa soubrette Yvette Guilbert, che si esibiva nel locale pubblicizzato.


H. de Tolouse-Lautrec, Divan Japonais, litografia,
80.8x60.8 cm, 1893

La cantante è comunque riconoscibile dai lunghi guanti neri che era solita indossare durante le sue esibizioni, mentre la donna in primo piano, che assiste allo spettacolo, è anch’essa una artista famosissima dell’epoca, la ballerina Jane Avril, che Lautrec in questo caso utilizza come “testimonial”, anticipando, anche in questo, un metodo utilizzato dalla pubblicità moderna.

Le linee, nette e marcate, che isolano le figure, e le ampie campiture di colore, prive di chiaroscuro, sono invece elementi ripresi dall’arte giapponese, che a fine Ottocento si stava diffondendo in Europa e della quale Lautrec era un fervente ammiratore.


I SOGGETTI

H. de Tolouse-Lautrec,
studio per il manifesto di Aristide Bruant,
guache su cartone, 145×95 cm, 1892

H. de Tolouse-Lautrec,
Yvette Guilbert saluta il pubblico,
olio su cartone,
48x28 cm, 1894
Sia nei dipinti ad olio, sia nei suoi famosi manifesti, l’attenzione di Tolouse-Lautrec  si fissa soprattutto sui personaggi, in particolare sui loro volti ed espressioni. L’ambiente circostante è ridotto al minimo essenziale, se non addirittura assente. In questo si differenzia dai pittori Impressionisti, che pure frequentava ed ammirava, i quali facevano del paesaggio il loro principale interesse.

Grazie ai numerosi personaggi da lui ritratti, Henri de Tolouse-Lautrec riveste oggi un importante ruolo anche nella storia del costume, poiché le sue opere ci forniscono preziose indicazioni sulla vita e la società parigina di quel momento storico noto con il nome di “Belle Epoque”.

Molti sono stati gli artisti che hanno immortalato la Parigi di fine Ottocento, con le sue luci, i suoi locali e la vita spensierata, ma a differenza di altri, Tolouse-Lautrec non ne ha mostrato solo i lati positivi, ma anche le contraddizioni, la solitudine e l’abbandono.
I visi ritratti da Lautrec non sono abbelliti, ma resi con un realismo sferzante, ai limiti della caricatura, e mostrano le inquietudini di una generazione che procedeva inconsapevole verso il baratro della I° Guerra Mondiale.


ANALISI DELL'OPERA
Jane Avril al Jardin de Paris, 1893

Autore: Henri de Tolouse-Lautrec,
Titolo: “Jane Avril al Jardin de Paris”,
Tecnica: Affiche realizzata con tecnica litografica a colori,
Dimensioni: 130x95 cm,
Data: 1893,
Collocazione: Albi, Museo Tolouse-Lautrec

Uno dei manifesti più famosi di Lautrec rappresenta la danzatrice preferita dell’artista, Jane Avril, mentre si esibisce nella sua particolare versione del “cancan” al Jardin de Paris, il locale dove lavorò dopo aver lasciato il Moulin Rouge.
Lautrec sintetizza con poche linee e pochi colori la figura della ballerina, posta nell’angolo in alto a sinistra del manifesto, mentre l’angolo opposto è occupato dalla forma stilizzata del manico di un contrabbasso e dal musicista che lo sta suonando, di cui si vedono la mano e una parte del viso.
Allungando questa forma scura, Lautrec la trasforma in un’originalissima cornice, che avvolge e mette in risalto la protagonista, Jane Avril. La posizione obliqua del contrabbasso, ripresa dalle linee del pavimento, accentua il senso del movimento delle gambe nere e degli svolazzi dell’abito della danzatrice.

È interessante notare, sempre per quanto riguarda il contrabbasso e il musicista che lo suona, l’utilizzo della tecnica “crachis”, cioè “a spruzzo”, inventata dallo stesso Lautrec. Egli otteneva un effetto screziato nei suoi manifesti spruzzando l’inchiostro da stampa sulla pietra litografica con uno spazzolino da denti.


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LA LITOGRAFIA

(dal greco lìthos, "pietra" e gràphein, "scrivere").
Si tratta di un procedimento di stampa che si basa sul principio dell’incompatibilità dell’acqua con il grasso. L’artista traccia il disegno con materiale grasso (inchiostro o matita) su una matrice di pietra calcarea. Va ricordato che, sulla pietra, le immagini devono essere disegnate in modo speculare.
Finito il disegno si spennella la pietra con un liquido a base di acido nitrico, gomma arabica acidificata e acqua. Questo liquido, chiamato “preparazione” serve a creare una reazione chimica: l'acido nitrico trasforma tutte le parti della pietra non protette dall'inchiostro litografico, da carbonato di calcio in nitrato di calcio, sostanza idrofila (che assorbe l’acqua).
La stampa avviene dopo 24 ore dalla preparazione, la matrice disegnata viene bagnata con acqua e poi inchiostrata con un rullo di caucciù.
L’inchiostro aderisce dove c’è il disegno e viene respinto dalla pietra bagnata.

Si appoggia il foglio di carta da stampare sulla matrice, si aggiungono altri fogli ed un cartone grassato e alla fine il tutto viene compresso mediante il torchio litografico.
Ad operazione ultimata, il foglio viene tolto e fatto asciugare.

Per le stampe a colori si preparano tante matrici quanti sono i colori richiesti dal disegno e si ripete l’operazione con ogni matrice.

 

BIBLIOGRAFIA

Enrica Crispino, Tolouse –Lautrec, Art e Dossier n° 306, Giunti

AA. VV. I Grandi Pittori vol. 6, Istituto Geografico de Agostini


Giulia Rossetti, Emozionarti vol. B, Paravia


per le spiegazioni sulla tecnica della litografia e per reperire alcune delle immagini ho consultato i siti di Wikipedia e WikiArt

lunedì 3 novembre 2014

Natura morta - esercitazioni - ombre


Negli anni ho cercato diverse soluzioni per far disegnare la natura morta a scuola, compreso portare in classe carrettate di oggetti e di lampade per la copia dal vero, ma non è mai stata una cosa semplice. 

Anni fa ho insegnato in una scuola che aveva in dotazione una specie di alto trespolo dove si potevano appoggiare dei grossi vasi, in modo che tutti i ragazzi, anche quelli degli ultimi banchi, riuscissero a vederli... ma anche così, i poveretti dell'ultima fila vedevano gli oggetti da troppo lontano, quelli della prima invece li vedevano troppo angolati dal basso.

Ho provato anche a mettere i banchi in cerchio, con gli oggetti da copiare nel mezzo, ma fare ciò comporta troppa confusione e fa perdere un sacco di tempo...  

Insomma, la copia dal vero alle scuole medie crea davvero dei problemi tecnici e logistici non indifferenti.





Per questo ho ripiegato sulla copia di fotografie, e da qualche anno, per prendere due piccioni con una fava, propongo ai ragazzi di copiare delle composizioni semplici, si, ma realizzate da grandi artisti: Van Gogh, Cezanne, Morandi, ad esempio. 
In questo modo cominciano a GUARDARE qualcosa di diverso dal solito, dato che la cosiddetta "educazione artistica" è soprattutto educazione visiva.


Tuttavia, lo scorso anno, mi è venuta voglia di insegnare anche qualche nozione sulle ombre, così le riproduzioni dei quadri non mi bastavano più; dato che gli esercizi dei libri di Arte e Immagine in genere non mi piacciono,  ho passato un intero pomeriggio a cercare su Internet delle immagini non troppo difficili da far copiare ai miei alunni, ma ho trovato poco o niente.

Siccome sono testarda, non mi sono data per vinta e ne ho realizzata qualcuna io, fotografando alcuni oggetti che avevo in casa. 

Alcune sono state fatte appositamente per uno studio sulle ombre, quindi sono rigorosamente in bianco e nero (e ottenute fotografando solo oggetti di colore bianco), altre sono più colorate.

Ho deciso di pubblicarle, e di metterle così a disposizione, nel caso che qualche collega si trovi ad avere le mie stesse esigenze e difficoltà.


Tutto questo lavoro fotografico in realtà non ho ancora potuto utilizzarlo a scuola, perchè la primavera scorsa, poco dopo averlo realizzato, mi sono ammalata, così gli esercizi sulla natura morta sono saltati. 
Spero però che mi torni utile durante questo anno scolastico, e di poter pubblicare presto anche qualche lavoro realizzato dai miei alunni.









martedì 23 settembre 2014

Manuale del cacciatore di bufale (2) - tipologie di bufale

 Si è fatta un po' attendere, ma ecco finalmente la seconda parte del "Manuale del cacciatore di bufale"!
Potete leggere la prima cliccando questo link.
Buona lettura!

In rete esistono bufale di tutti i tipi e per tutti i gusti, riguardanti gli argomenti più diversi, perciò è molto difficile dividerle in categorie.
Tuttavia, stilare una “classifica”, anche se sarà sicuramente imperfetta, può essere utile per imparare ad orientarsi in quella che a volte può sembrare una vera e propria jungla di informazioni più o meno veritiere.
La classifica che vi propongo è ordinata per livello di pericolosità, quindi dalle bufale più “innocue” (anche se nessuna bufala è da considerarsi completamente innocua) alle più pericolose, che sono anche le più difficili da riconoscere.


1 – le “Vere Notizie Inventate”
Una "notizia" del sito satirico Lercio.it

Si tratta della categoria più sciocca, più divertente e meno importante: sono notizie inventate di sana pianta, messe in giro da testate fasulle, a cui non importa molto di ciò che pubblicano. Si divertono a diffondere sciocchezze e quasi sempre non fanno nulla di male, anzi; le loro notizie hanno quasi sempre un fondo ironico, se lette fino in fondo dimostrano il loro esser false, spesso usando nomi ripetitivi, marchi fasulli, località inventate.


Quasi tutti segnalano IN FONDO alla pagina che si tratta di notizie inventate… purtroppo, pochissimi lettori leggono gli articoli FINO IN FONDO, anzi, molti, come già detto, condividono le notizie basandosi esclusivamente sul titolo e la foto.

Inoltre, c'è un grosso problema: oggi il senso critico di molti lettori è così poco sviluppato che non riescono nemmeno a riconoscere la satira dalla realtà!


 2 – i “Gossip Fasulli”

Prendono di mira i personaggi famosi, sui quali viene inventato di tutto: dichiarazioni, scandali, malattie, perfino la morte. Annunciare la morte improvvisa di un VIP attira immediatamente l’attenzione, e il sito internet che pubblica una notizia del genere aumenta enormemente la propria visibilità, e ciò ha dei risvolti di tipo economico: infatti, è bene ricordare che chi gestisce un sito internet può guadagnare denaro grazie alla pubblicità, e questo guadagno aumenta o diminuisce a seconda del numero di visite che il sito riceve.
I gossip fasulli non sono dannosi soltanto per le persone famose coinvolte, ma anche per i lettori: la loro diffusione massiccia rende difficile distinguere le notizie vere da quelle false.
 

L'attore Robin Williams, deceduto nell'agosto 2014
Ad esempio, nell’agosto del 2014, la prematura scomparsa del celebre attore Robin Williams fu creduta da molti una bufala, mentre era, purtroppo, una notizia vera.

Questo perché, nei giorni precedenti, erano state diffuse molte notizie false sulla morte di altri personaggi famosi.




 3 — Bufale Allarmistiche su Marchi Famosi

Succede specialmente con marchi molto noti di cibi e bevande come, ad esempio, Barilla e Coca-Cola: ogni tanto qualcuno si diverte a diffondere la notizia che siano fatti con sostanze tossiche o cancerogene. Questo tipo di bufale crea dei danni molto gravi alle aziende produttrici e di conseguenza ai lavoratori di queste aziende, che rischiano di perdere il posto di lavoro. 

Le aziende alimentari, specialmente quelle molto grandi, hanno al loro interno degli organismi di controllo molto rigorosi, proprio perché sanno che un errore nella produzione può causare loro enormi perdite di denaro.
Quando leggete notizie di questo tipo, ricordate che ABUSARE di certi cibi, troppo grassi o troppo zuccherati, fa sempre male. Questo non significa che quei cibi siano tossici, ma solo che non bisogna mangiarne troppi.
Quando invece sentiamo la notizia che dei cibi VERAMENTE adulterati sono stati sequestrati dai NAS (Nucleo Anti Sofisticazioni) o dalla Guardia di Finanza, dobbiamo essere contenti, perché significa che le Forze dell’Ordine funzionano bene e fanno buona guardia su ciò che consumiamo.



4 — Bufale Complottiste

 
Ecco una categoria molto vasta, sulla quale si potrebbe scrivere una classifica a parte. Le bufale “complottiste” possono essere più o meno stravaganti e inverosimili, e spesso sono collegate ad altre categorie, specialmente quelle pseudoscientifiche, quelle riguardanti la salute e quelle allarmistiche.
Si basano sul concetto che una “lobby” (cioè un gruppo ristretto di persone) stia complottando per raggiungere o mantenere un “potere” che gli permetta di dominare il mondo.
Per raggiungere questo obiettivo, questa “banda di supercattivi” ne starebbe combinando di tutti i colori: metterebbe delle sostanze chimiche all’interno dei serbatoi degli aerei per avvelenarci e per modificare il clima del pianeta (bufala delle scie chimiche); infilerebbe dei microchip sotto la pelle delle persone per “telecomandarle” a distanza; avrebbe modificato e distorto la realtà dei fatti storici convincendo le masse che l’uomo sia arrivato sulla Luna, quando in realtà non è mai successo…e così via. 


Chi crede nelle teorie del complotto, si convince un po’ alla volta che il mondo intero sia dominato da un manipolo di pochi personaggi potentissimi in grado di influenzare ogni cosa (bufala degli “Illuminati”); in alcuni casi queste persone arrivano ad accettare la teoria che questi personaggi non siano umani, ma alieni venuti da altri pianeti (bufala dei Rettiliani).
Le argomentazioni di chi crede alle teorie dei complotti, spesso SEMBRANO scientifiche, ma non lo sono.
Per vederne qualche esempio, vai alla categoria “Bufale Pseudoscientifiche”.



5—Bufale che Seminano Odio

Queste bufale prendono di mira una certa categoria di persone, che viene discriminata per il sesso (o le preferenze sessuali), l’etnia, la religione, le convinzioni politiche o addirittura per il mestiere che fa.
Esse fanno leva sui sentimenti di diffidenza verso ciò che è diverso da noi e che non conosciamo. Questa diffidenza può essere manipolata e aumentata fino ad essere trasformata in vero e proprio odio.
vignetta tratta dal web

Le bufale che seminano odio si basano su STEREOTIPI e PREGIUDIZI.
Cosa significa?
 

Il termine "STEREOTIPO" deriva dalle parole greche "stereos" (duro, solido) e "typos" (impronta, immagine, gruppo), quindi "immagine rigida". Lo stereotipo è un concetto rigido, eccessivamente semplificato o distorto di un aspetto della realtà, in particolare di persone o gruppi sociali.
 

Il termine “PREGIUDIZIO” (dal latino prae, "prima" e iudicium, "giudizio") può assumere diversi significati, tutti in qualche modo collegati alla nozione di "giudizio prematuro", ossia parziale e basato su argomenti insufficienti o su una loro non completa o indiretta conoscenza.
 

In pratica, gli stereotipi e i pregiudizi ci fanno credere che le persone che fanno parte di una certa categoria abbiano per forza una serie di caratteristiche negative: ad esempio che le donne siano TUTTE interessate SOLO alla moda e i maschi SOLO allo sport. Che TUTTI gli extracomunitari siano delinquenti, che TUTTI gli islamici siano terroristi eccetera...

La buona notizia è che questo tipo di bufale sono abbastanza semplici da smascherare, perché sono spesso notizie inventate di sana pianta o manipolate e distorte, quindi basta fare una ricerca in rete e verificare le “5 W del giornalismo” (di cui abbiamo già parlato nel primo capitolo del manuale) per capire se si tratta di una notizia a cui possiamo credere.



6—Bufale Pseudoscientifiche

“Pseudo” è una parola di origine greca che significa “falso”. Pseudoscienza, quindi, significa letteralmente “falsa scienza”.


Le bufale pseudoscientifiche sono difficili da riconoscere quando si è privi di una solida cultura scientifica, perché sono presentate con termini molto tecnici e specifici che le fanno SEMBRARE vere.
In realtà, quando si conosce l’argomento, si scopre che questo linguaggio tecnico è usato a casaccio e in modo tale da ingarbugliare i concetti, in modo da confondere e stupire chi legge.
Le conclusioni a cui arrivano le bufale pseudoscientifiche sono completamente errate, ma il lettore non se ne accorge, perché non riesce a seguire il ragionamento.


Per diffondere questo tipo di bufale, però, esiste anche il sistema opposto: dare una risposta facile ad un problema difficile.
Questo sistema si basa sulle nostre insicurezze: infatti quando non conosciamo un argomento, ad esempio riguardante la medicina o l’economia, abbiamo sempre il dubbio che le persone esperte ci possano imbrogliare. Così è più facile fidarsi di chi ci fornisce risposte semplici e facilmente comprensibili… ma non è detto che costoro siano persone oneste.
Le materie scientifiche sono purtroppo quelle più difficili e meno studiate (provate a fare una prova: a quanti studenti della vostra classe PIACE STUDIARE la matematica?), e questo ha delle conseguenze importanti nella vita di tutti i giorni.
L’unica maniera per difendersi davvero da questo tipo di imbrogli è… STUDIARE!


Forse vi stupirà sapere che in Internet si trovano siti pseudoscientifici che affermano che sia il Sole a girare attorno alla Terra. Eppure sono ormai passati ben 500 anni da quando Niccolò Copernico (1473 – 1543) dimostrò la teoria eliocentrica.




Per capire quanto sia grave la situazione, vi basti sapere che da un sondaggio condotto da un’agenzia governativa statunitense, la National Science Foundation,  è emerso che il 26% della popolazione degli USA non sa che la Terra ruota attorno al Sole (i risultati sono stati presentati nel 2014).
Sarebbe interessante provare a fare un sondaggio simile anche in Italia...

vignetta di Joshua Held

7—Bufale su Salute e Medicinali

Questa categoria di bufale è probabilmente la più pericolosa, perché mette a repentaglio la salute delle persone. È strettamente collegata con quella delle bufale pseudoscientifiche, e a volte con quella delle bufale complottiste.
L’ignoranza molto diffusa in ambito scientifico riguarda ovviamente anche la medicina.
Il corpo umano è una macchina complicatissima e ancora per molti versi misteriosa. Negli ultimi decenni, la scienza medica ha fatto enormi passi avanti nella cura e nella prevenzione di moltissime malattie, tuttavia ne rimangono ancora tante di incurabili.
Le bufale che riguardano questo argomento si basano sulla paura delle malattie e della morte, e fanno leva anche sulla disperazione degli ammalati e dei loro familiari. Sono quindi tra le più detestabili e crudeli.
Quasi tutti i giorni sui social network si legge della scoperta di qualche “nuova cura per il cancro”, quasi sempre semplicissima, che si basa su particolari diete o sull’assunzione di sostanze banali come ad esempio il bicarbonato di sodio.
Allo stesso tempo, altrettanto numerosi articoli diffondono la voce che le cure e le medicine tradizionali siano nocive e dannose.

Qual è la verità?
La verità è che in questo campo, non c’è nulla di semplice. Non a caso il corso di studi per chi vuole conseguire una Laurea in Medicina è il più lungo di tutti.
Basti ricordare che non esiste “il cancro” ma una serie molto lunga di malattie chiamate tutte “tumori” ma di tipo e gravità diversi che necessitano di cure differenti. Quindi non esiste “la cura per il cancro” ma gli scienziati stanno facendo ricerche per trovare tante cure per tanti “cancri” differenti.

Le medicine fanno male?
“la differenza tra medicina e veleno è la dose”, questo concetto fu espresso già da Paracelso, uno dei più grandi studiosi di medicina del passato, vissuto nel periodo del Rinascimento.


Qualsiasi medicina, se presa in eccesso, fa male; qualsiasi medicinale ha degli effetti collaterali; inoltre, lo stesso medicinale può far bene a una persona e male ad un’altra.  


Questo vale per qualunque cosa noi introduciamo nel nostro corpo, compreso il cibo. Ci sono persone a cui fanno male alcuni alimenti, a causa di allergie o di altre problematiche. Questo non significa che tali alimenti facciano male a tutti!


Una particolare categoria di Bufale sulla salute è quella che riguarda gli appelli per donazioni urgenti di sangue o raccolte fondi per cure molto costose. Quasi sempre questi appelli sono FALSI oppure scaduti, perché girano per mesi, anche per anni, anche dopo che la persona malata è guarita o, purtroppo, morta.
Non bisogna mai condividere appelli del genere.



 BUFALE “VECCHIE—E—NUOVE”

Moltissime bufale che vengono spacciate sul web per notizie recentissime, sono in realtà vecchie leggende metropolitane* che girano da moltissimi anni (anche da prima che Internet fosse inventato!) e che tornano di moda ciclicamente.


Nonostante sia già stato ampiamente dimostrata la loro inattendibilità, riemergono ogni volta come se fossero nuove di zecca, perché c’è sempre qualcuno che, non avendone mai sentito parlare, le prende per buone e le condivide.
Queste “vecchie bufale “ possono appartenere ad una qualsiasi delle categorie appena elencate. Per questo motivo, quando avete il sospetto che una notizia sia falsa, del tutto o in parte, una breve ricerca sul web vi può aiutare: molto spesso qualcuno si è già occupato di analizzarla e smascherarla!

*Una leggenda metropolitana, (anche detta “leggenda urbana” o più propriamente leggenda contemporanea) è una storia insolita e inverosimile, nata nella civiltà moderna, che inizialmente viene diffusa  a voce da una persona all’altra, e che, a un certo punto della sua diffusione, riceve larga eco dai media e, in tal modo, aumenta di credibilità.

lunedì 15 settembre 2014

La fotografia: inquadrature e angolazioni

LE INQUADRATURE della fotografia, del cinema e della televisione sono state classificate e denominate a seconda della distanza da cui riprendono il soggetto. Partendo da quelle più lontane abbiamo:

CLL (campo lunghissimo)

Il CAMPO LUNGHISSIMO (CLL) Questa inquadratura è caratterizzata dall’ambiente esterno che risulta preponderante rispetto alle figure umane che, se presenti, risultano molto piccole e quindi poco definite.


CL (campo lungo)
Nel  CAMPO LUNGO (CL), le figure umane appaiono più vicine e riconoscibili, ma sempre molto più piccole dell’intera immagine.

CM (campo medio)

Nel CAMPO MEDIO (CM) le figure umane in piedi hanno già una dimensione significativa rispetto all'altezza dell'intera immagine, ma rimane comunque un certo spazio sopra e/o sotto di loro prima del margine.


CT (campo totale)

Nel CAMPO TOTALE (CT) le figure umane fanno parte di una scena abbastanza ristretta, è usata quando vi sono diversi personaggi all’interno della stessa scena e serve a far capire l’azione che si sta svolgendo.

FI (figura intera)

La FIGURA INTERA (FI) riempie l’intera immagine da capo a piedi, senza lasciare molto margine di spazio alla scena circostante.

PA (piano americano)

Nel PIANO AMERICANO (PA) la figura è tagliata intorno alle ginocchia. Questo piano serve a mettere in evidenza i movimenti delle mani e delle braccia.

~ P (piano medio o mezzo busto)

Nel PIANO MEDIO (~ P) o “mezzo primo piano", la figura è tagliata a mezzo busto (questa inquadratura infatti è comunemente chiamata “mezzo busto”).

PP (primo piano)

Il PRIMO PIANO (PP) taglia la figura all’altezza del petto.

PPP (primissimo piano)
Nel PRIMISSIMO PIANO (PPP) è inquadrato solamente il viso.

D (dettaglio)

Il DETTAGLIO (D) infine inquadra solamente un particolare (una mano, un occhio, ecc.).

Le stesse inquadrature possono poi essere prese da ANGOLAZIONI differenti.
Il caso più frequente è quello della ANGOLAZIONE ORIZZONTALE dove il punto di vista di chi osserva e rappresenta la scena (macchina fotografica o cinepresa) è all’incirca alla stessa altezza di quello che viene inquadrato.


angolazione orizzontale
Sono poi possibili ANGOLAZIONI OBLIQUE, con punti di visuale dall’alto o dal basso, come da in cima a una scala guardando in giù o dal fondo guardando in su.
angolazione obliqua (dall'alto)
Oppure ANGOLAZIONI VERTICALI, anch’esse dall’alto o dal basso, come le strade viste da in cima a un grattacielo, o il grattacielo visto dalla strada da un passante che guarda in su.

angolazione verticale (dall'alto)
angolazione verticale (dal basso)